Luca de Carolis

Accelera contro il garante, Giuseppe Conte. Senza aver avvertito prima nessuno dei big, come era successo già giorni fa sul veto al simbolo di Iv alle Regionali, anche in quel caso pronunciato davanti a Bruno Vespa. Stavolta l’avvocato parla attraverso un’intervista contenuta nel libro del conduttore (Hitler e Mussolini – L’idillio fatale che sconvolse il mondo, in uscita il 30 ottobre per Mondadori) e annuncia che il contratto di consulenza da 300 mila euro di Beppe Grillo non sarà rinnovato: “Qualcosa si è incrinato in maniera irreversibile. Grillo è responsabile di una contro-comunicazione che fa venire meno le ragioni di una collaborazione contrattuale. Sono atti di sabotaggio”. Non solo. Conte rivela che Grillo “ha rivendicato anche il compenso come garante”, ma “io non ho mai accettato che fosse pagato per questa funzione, che ha un intrinseco valore morale e non è compatibile con alcuna retribuzione”. Parole che lasciano intendere che anche su questo – sul ruolo del garante – ci sarà da discutere eccome durante la fase costituente, a maggior ragione dopo che il costituzionalista Michele Ainis (coinvolto come tecnico nei lavori) ha delineato al Fatto alcune anomalie: “La carica di Grillo è a vita, come quella dei giudici della Corte suprema americana”. Roba da altra stagione e altro M5S.
Grillo, intanto, deve incassare. Fonti del M5S confermano che “il contratto di Grillo è ancora in vigore e andrà alla sua scadenza naturale nei prossimi mesi”, perché “per il presidente Conte non è più possibile rinnovarlo in queste condizioni”. Il contratto quindi non viene stracciato, ma presto il fondatore del M5S dovrà rinunciare ai 300 mila euro. D’altronde Conte glielo aveva anticipato: le continue uscite mediatiche di Grillo ledono l’immagine dei 5 Stelle invece che aiutarla.
Nello scontro sguazzano gli ex 5 Stelle più avvelenati (in testa Davide Casaleggio: “Resterà solo un elettore”), i pochi fedelissimi di Grillo (Danilo Toninelli parla di “ingratitudine”) e l’opposizione, con il forzista Maurizio Gasparri che annuncia un esposto alla Corte dei conti per “una verifica sull’uso di soldi pubblici per Grillo”, su cui i 5S si mostrano tranquilli: “I compensi di Grillo sono totalmente alla luce del sole e non c’entrano nulla coi gruppi parlamentari”. Ben diverse sono le reazioni nel centrosinistra. Perché la mossa esplicita la strategia di Conte, che vuole un M5S aperto alla società civile e in grado di lasciarsi indietro alcune ambiguità e un padre nobile ingombrante: “Ha fretta di aprire una fase nuova, senza Grillo”, confermano fonti di peso nel Movimento. Racconta un big: “Appena sono uscite le agenzie sulle dichiarazioni di Conte a Vespa, mi sono arrivati diversi messaggi da esponenti del Pd: ‘Bravi, finalmente ce la state facendo’”. Perché per i dem la costituente 5 Stelle è una preoccupazione ma anche una speranza, per ritrovarsi un Movimento definitivamente nel campo progressista. Non sono casuali le parole di ieri di Goffredo Bettini al manifesto: “Per Conte la scelta progressista è irreversibile”. Come non sono di circostanza le parole di Carlo Calenda a La7: “È uno dei pochi casi in cui sono d’accordo con Conte, Grillo per un periodo ha funzionato ma ora a seconda di ciò che dice si fa il contrario”. Segnali di avvicinamento. Con tanti saluti all’equidistanza, a Grillo e alla sua consulenza.