
Luisa Barberis
Savona
C’è chi la definisce una svolta verde per superare la stagione dell’energia prodotta da fonti inquinanti, ma anche chi parla di “assalto energetico”. Un vento nuovo soffia sul Savonese che, dopo Sardegna e Puglia, sembra esser diventato la nuova terra-calamita per l’eolico. Sono ben 11 i parchi che vorrebbero trovare casa sulle nostre colline, per un totale di 58 nuove torri pronte a roteare per produrre 293 Mw di energia. C’è chi lancia l’allarme per un orizzonte caratterizzato da ogni cucuzzolo costellato da nuove torri bianche, pronte a sommarsi ai 16 parchi già esistenti (48 aerogeneratori in funzione) a fronte di 22 totali in Liguria . Il conto si allunga con altri 7 che sono in costruzione e 2 in stand by, ossia con il via libera già rilasciato, senza però che i cantieri siano stati aperti.
LE CARTE
Per capire come mai il Savonese sia diventato la Mecca dell’eolico bisogna scartabellare i documenti. Il primo parco a metter piede in provincia fu la “Fattoria eolica Pian dei Corsi” con 3 aerogeneratori nei confini di Calice. Da allora, tanti matrimoni si sono celebrati in terra savonese, praticamente uno l’anno: nel 2006 è nato il parco “Cinque Stelle” a Stella, nel 2007 il “Valbormida” sulle alture di Cairo, nel 2008 il “Madonna della Neve” tra Bormida, Rialto e Magliolo. Un crescendo, in termini di progetti e per le dimensioni dei parchi: i primi avevano due o tre torri altre circa 40 metri e producevano meno di 5 Mw, quelli di oggi possono arrivare anche a 200 metri di altezza (come le ciminiere della centrale termoelettrica di Vado-Quiliano). Tra il 2023 e il 2024 c’è stato un vero e proprio exploit del settore. Ad oggi, 11 progetti bussano alla porta , coinvolgono 15 Comuni tra la costa e l’entroterra. Altri 7 parchi sono in costruzione e, tra ampliamenti e nuove installazioni, si contano 78 nuove torri che potrebbero trovare casa sui monti savonesi. Poi ci sono i 2 progetti in stand by: il “Forte Baraccone” di Altare e il “Bric Autzè” di Pontinvrea. E non passerà molto tempo per l’avvio dei lavori per l’insediamento di altre 5 torri, 3 ad Altare e 2 tra Pontinvrea a Sassello.
IL FRONTE DEL NO
Vedere le colline costellate dalle pale è fumo negli occhi non solo per gli ambientalisti, ma per gran parte dei savonesi . Sul territorio sono nati comitati e i residenti delle zone interessate dai progetti hanno intrapreso le vie legali per cercare di bloccare le pratiche. Cosa non convince gli abitanti? Per esempio l’altezza degli impianti . Un caso su tutti: il nuovo progetto “Monte Cerchio”, che la ditta Windtek di Torino vuole realizzare tra le province di Savona e Cuneo, prevede 7 pale eoliche alte oltre 200 metri posizionate su colline che, tra Cairo e l’Alta Langa, arrivano a un’altitudine di appena 600 metri. Questo è uno dei motivi per cui i consigli provinciali di Cuneo e Savona e il Comune di Cairo hanno detto no al progetto , sollevando vari problemi. Poi c’è l’impatto sull’ambiente: per costruire i parchi sui cucuzzoli delle colline servono ruspe, vengono tracciate strade al posto di prati e boschi, si scavano cavidotti per agganciare le torri alla rete elettrica nazionale. Un prezzo altissimo, che i cittadini non vogliono pagare, soprattutto in Valbormida, dove si concentrano due terzi degli impianti e la protesta corre veloce come il vento. Il record va a Cairo: le sue alture rappresentano la meta dei sogni per molte aziende, tanto che 15 torri ci sono già, 8 sono in costruzione, un’altra ventina vorrebbero arrivare.
CURIOSITA’
Ci sono anche ditte che si contendono la stessa collina. La Fera Srl (che in Liguria gestisce già numerosi altri parchi) e la Dai Srl di Trento hanno puntato gli occhi sulla stessa collina, quella sopra la frazione di Ferrania di Cairo. Fera ha ipotizzato il parco “Bric Surite” con 6 aerogeneratori, Dai Srl si accontenterebbe di 5 per il “Piccapietre”. Il braccio di ferro è a colpi di carte bollate.
BOTTINO ENERGETICO
Se tutti i nuovi parchi dovessero ottenere il via libera per la costruzione, il Savonese si ritroverebbe con quasi 300 nuovi megawatt di potenza (293,7 per l’esattezza). Per fare un paragone: quasi quanti ne aveva ogni gruppo a carbone della centrale di Vado, oggi a gas. Un “tesoretto” tale da regalare ossigeno non solo alle aziende energivore del comprensorio, ma utile anche per risollevare la Liguria nella classifica della produzione energetica da fonti rinnovabili, che ci vede in sofferenza. Andrebbero a far volare in alto la quota che già oggi viene prodotta dai parchi in esercizio (72,4 Mw) e da quelli in costruzione (un’altra fetta da 58,51 Mw). —
