
Alessandra Todde
«Il sistema Toti ha fatto danni Orlando parla di sanità pubblica»
La governatrice della Sardegna oggi a Genova: «La coalizione è credibile. Va restituita ai liguri la possibilità di immaginare un futuro migliore»
Emanuele Rossi / GENOVA
La Sardegna è la prima regione in cui M5S, Pd e centrosinistra hanno vinto da alleati. Con Alessandra Todde.
Presidente Todde, cosa può insegnare la vostra esperienza ad Andrea Orlando?
«Non sono qui a Genova per insegnare come comporre una coalizione, ma per dimostrare cosa significa aver costruito un modello vincente. In Sardegna ci hanno premiato sia per la coerenza sulle alleanze, sia per la credibilità del nostro programma. In Liguria abbiamo la necessità di promuovere principi e valori del campo progressista che confermino in maniera chiara che l’alternativa esiste ed è costruttiva. Il sistema Toti ha danneggiato questa Regione. Bisogna restituire ai liguri la possibilità di immaginare un futuro migliore, improntato su trasparenza ed etica pubblica. Il programma di Orlando mette al centro le persone e non gli interessi di pochi, parla di sanità pubblica, di reindustrializzazione sostenibile, di lavoro, di infrastrutture, di giovani.»
La coalizione di Orlando poteva essere ancora più larga, ma è arrivato il vostro veto…
«È sbagliato parlare di veti o di chiusure. Il M5S pone un tema di credibilità. Un progetto serio non si misura in base a quanti sono i simboli sulla scheda, ma essere credibili sulle risposte ai cittadini. In Sardegna IV si è tenuta fuori dalla coalizione perché considerava perdente non definire l’alleanza con il M5S. E abbiamo vinto. È evidente che Pagani e Renzi non corrispondono a quello che è il campo progressista. Ed è inutile nascondersi sia ai fatti che ai protagonisti.»
Lei che guida una Regione a statuto speciale cosa pensa dell’autonomia differenziata cara alla Lega e a Bucci?
«La Sardegna si è schierata contro questa legge che spezzetta l’Italia favorendo chi ha di più a discapito di chi ha meno. La legge Calderoli mina la nostra capacità di autogoverno, impoverisce la Sardegna e sottrae ai sardi risorse essenziali. Non staremo in silenzio su leggi che condizionano il nostro futuro.»
Orlando punta sulle energie rinnovabili. In Sardegna avete introdotto una moratoria sugli impianti, perché?
«Lo scorso luglio, abbiamo approvato una legge che sospendeva per massimo 18 mesi l’installazione di nuovi impianti. Una legge che verrà superata da quella sull’energia, nei prossimi giorni. Sia chiaro: non abbiamo bloccato le rinnovabili, abbiamo fermato la speculazione. La Sardegna farà la transizione ecologica e dal 2030 investiremo quasi 1 miliardo di euro per le comunità energetiche, impianti fotovoltaici e accumuli di energia isolati.»
Come avete affrontato il fenomeno dell’overtourism?
«La nostra strategia è quella di puntare anche su altri prodotti rispetto al balneare, come l’organizzazione di grandi eventi o una diversificazione delle attrazioni turistiche. Abbiamo deciso di intraprendere un percorso condiviso con i territori in modo da saper gestire i flussi senza impattare ulteriormente sulle comunità.»
Lei si è occupata di industria nel governo Draghi, pensa che le risorse del Pnrr si stiano spendendo adeguatamente?
«No, e siamo in ritardo. Circa un terzo dei progetti è in stallo e il rallentamento medio sfiora i 13 mesi. Se fallisce il Pnrr a pagare le spese saranno noi cittadini. Ma il governo Meloni sembra più interessato a sprecare 800 milioni sul “modello Albania”, fallito prima ancora di prendere avvio.»
La manovra economica si può considerare un passo in avanti o sulla sanità c’è troppa perplessità?
«Una barzelletta: incrementare una sanità ingiusta e a tagliati investimenti per ridurre, per le famiglie, la spesa, senza risolvere il problema delle liste di attesa. Un’azione concreta per reggere il nostro sistema sanitario, senza risorse significative, non esiste. I giovani, ancora una volta, rimangono ai margini di una proposta in cui trionfa la propaganda sugli utili e i profitti. Sulla sanità mancano investimenti in cittadini vicini a disservizi evidenti e le risorse stanziate sono lontane dalle necessità del sistema sanitario nazionale e non bastano neanche a compensare l’inflazione. I numeri mostrano che gli investimenti in rapporto al Pil non sono scesi così in basso dal 2007.
