lo studio 
Guido Filippi
Se te lo puoi permettere fai un esame, se non puoi aspetti quindici mesi per una colonscopia a Genova, un anno per una risonanza magnetica o una Tac all’addome e sei mesi per una visita cardiologica. Impossibile prenotare una Moc per controllare l’osteoporosi o una Risonanza cerebrale: gli appuntamenti sono sospesi. Così sono sempre di più i liguri che sono costretti a pagare di tasca propria per curarsi o per fare prevenzione , come evidenzia il rapporto nazionale sulla sanità privata dell’Università Bocconi di Milano che, attraverso i dati dell’Istat e del ministero della Salute, ha analizzato, regione per regione, i consumi sanitari in Italia. La Liguria è al primo posto per la spesa privata pro capite in servizi sanitari. Nel conteggio entra tutto ciò che è pagamento: visite specialistiche, odontoiatria, esami di diagnostica, ricoveri, spese per la riabilitazione, assistenza infermieristica, ricoveri nelle case di riposo, farmaci e ticket. Il totale fa 900 euro all’anno, davanti al Lazio, alla Valle d’Aosta, al Trentino e alla Toscana: quasi 200 euro in più della Lombardia, ma soprattutto il 10% in più della media nazionale con un aumento di almeno il 40% del 2023 rispetto all’anno precedente. Nello studio 2022 la Liguria era ottava e davanti aveva colossi come la Lombardia e il Veneto. Ora è schizzata in vetta per distacco, come certifica la Bocconi, indiscusso top di gamma per il pianeta della sanità.
«Il pubblico arretra e il privato avanza in tutta Italia – spiega Luigi Preti, il ricercatore che si occupa da qualche anno dell’indagine, coordinata dal professor Mario Del Vecchio – In una regione come la Liguria che ha il numero più alto di anziani, i bisogni di salute sono elevati. Emerge che sempre più persone sono costrette a rivolgersi ai centri privati dopo che non trovano risposte negli ospedali e nelle Asl . Ovviamente la soluzione alle lunghe liste d’attesa è la prestazione a pagamento, sempre per chi se lo può permettere: parliamo soprattutto di visite ed esami, in quanto i ricoveri nelle case di cura sono accessibili a pochi». 
Ma i liguri per cosa mettono mano al portafogli? Il 38% della spesa è per acquistare medicine o pagare il ticket (una cifra altissima se si considera che il 55% non paga perché è esente), mentre il 29 % è per servizi ospedalieri e sanitari, e 21% se ne va per le cure odontoiatriche. «In Liguria – aggiunge Preti – il ricorso al privato per le visite specialistiche si avvicina al 50 % mentre resta attorno al 35% per gli esami di diagnostica».
Il primato della Liguria non stupisce l’assessore alla Sanità Angelo Gratarola (candidato alle Regionale con il centrodestra): «Sicuramente le liste d’attesa incidono sulla spesa privata, così come il fatto che alcune strutture private offrono visite ed esami al prezzo del ticket o a qualche euro in meno. Chi ha la possibilità sceglie il medico di fiducia, per specialità come la Cardiologia, la Ginecologia e la Diabetologia. Le prestazioni urgenti sono sempre garantite e la Liguria è ai primi posti in Italia per l’emergenza, l’ictus e l’infarto».
Proprio il pronto soccorso è diventato la scorciatoia per chi non vuole o non può aspettare mesi , come ricorda Fabio De Iaco, segretario nazionale della Società italiana di medicina emergenza e urgenza (Simeu): «Sempre più persone si rivolgono a noi quando non riescono a ottenere un appuntamento. Nella peggiore delle ipotesi fanno dodici ore di coda, ma escono con una diagnosi e una terapia. Nella peggiore delle ipotesi pagano 30 euro e hanno un’assistenza di alta qualità».
Rita Hervatin, rappresentante ligure del Tribunale del malato, ha il polso della situazione grazie alle segnalazioni dei pazienti e denuncia: «La situazione è peggiorata, spesso è impossibile prenotare una visita o un controllo programmato , così le persone si rivolgono ai centri privati dove però, spesso, la risposta è di bassa qualità». Alla fine i liguri spendono 75 euro al mese per curarsi. —