Scenario diverso, per Giuseppe Conte: il presidente del M5S incontra il candidato Orlando a più riprese nella sua giornata genovese, tra la Valbisagno, l’ospedale Villa Scassi e il lancio del “programma” del Movimento. L’esordio sullo Scolmatore del Bisagno gli dà l’opportunità di allontanare l’etichetta sempre fastidiosa di “Signori del No”: «Andrea Orlando, la mattina dopo che si insedierà in Regione, si dedicherà a far realizzare un’opera che in cinque anni è avanzata del 10%», dice il presidente del Movimento. Orlando rincara la dose: «Qui siamo in un posto nel quale si è parlato per 9 anni di opere senza realizzarle, è una cifra che ha caratterizzato l’esperienza di Toti, Si vuole si rivendicare una continuità in questo senso, come si rivendica una continuità nella privatizzazione della sanità. Se vince “Giovanni Bucci” sarà così». 
Non ci sta l’assessore alle infrastrutture e alla Protezione civile Giacomo Giampedrone che in una nota ripercorre tutte le opere a difesa del suolo e della costa realizzate in questi nove anni e contrattacca: «Conte e Orlando sono senza vergogna. L’angoscia delle alluvioni, come ha detto Conte, i liguri l’avevano sicuramente quando governava il centrosinistra: nel 2014 mentre il torrente Bisagno esondava, la sala operativa di Protezione civile era chiusa e i loro amici del Pd erano altrove, ignari della tragedia in corso».
Dopo la visita al Villa Scassi, («la gente sta anche due giorni in barella») e il dribbling alle domande sul rapporto con Beppe Grillo (nessun incontro tra i due, ieri), il leader del Movimento approda a San Benigno con l’ex ministro Stefano Patuanelli e i parlamentari liguri Luca Pirondini e Roberto Traversi per dare la carica alle truppe grilline, sapendo che le chance di vittoria di Orlando dipendono anche dalla capacità di mobilitazione del Movimento, che alle regionali fatica sempre più che alle politiche: «Noi siamo qui per ribadire che il nostro modo di fare politica deve essere diverso. L’aspetto che deve unire gli obiettivi strategici è un modo di fare politica che deve partire dall’ascolto dei bisogni dei cittadini, delle associazioni, dei comitati, delle urgenze della cittadinanza – dice l’ex premier – Se ti ritrovi a parlare con i portatori di chiari, specifici interessi non puoi dire che fai l’interesse della cittadinanza. Si sono precipitati a chiedere il patteggiamento – è il riferimento a Toti e Signorini – perché la cosa più sconveniente sarebbe stato un dibattimento in cui veniva fuori per bene tutto quello che di marcio c’è in questo modo di fare politica».