L’ex dg dell’Asl1 Falco indagato a Torino per l’affaire Molinette

giulio gavino
elisa sola
sanremo
Spunta anche il nome di Silvio Falco, 63 anni, ex direttore generale dell’Asl1 Imperiese tra il dicembre 2020 e il giugno 2022 (quando si era dimesso per forti contrarietà con l’allora presidente della Regione Giovanni Toti che l’aveva nominato) tra le decine di manager della Sanità indagati nell’ambito della maxi inchiesta torinese sulla gestione contabile delle Molinette (o Città della Salute). 
Ieri è emerso che nel mirino degli inquirenti non ci sono soltanto i bilanci falsificati, i crediti non riscossi e i “disordini” contabili accumulati anno dopo anno portando ad un consistente passivo milionario. Ci sarebbero infatti anche le false comunicazioni riferite alla Corte dei conti, al Mef e alla Regione, tra i reati contestati dalla procura di Torino nei confronti dei vertici della Città della salute. 
Nelle quaranta pagine dell’atto di conclusione indagini, notificato nelle scorse ore a 25 direttori (o ex) dell’azienda ospedaliera, a dirigenti e membri dei collegi sindacali, oltre alle contestazioni di falso, relative ai bilanci dell’ultimo decennio, e di truffa, che riguarda il mancato accantonamento del 5 percento delle visite intramoenia, ci sono alcuni capi di imputazione sulle presunte “bugie” che sarebbero state scritte, sullo stato dell’arte dei conti del polo sanitario, alla Corte dei conti. 
E’ uno degli aspetti sui quali hanno indagato i pm Giulia Rizzo e Mario Bendoni, che ad alcuni ex componenti del collegio sindacale, in totale sette, contestano il reato di falso ideologico in atto pubblico (vicenda questa che non chiama in causa Falco ndr.). «In concorso tra loro – scrive la procura – con più omissioni e azioni di un medesimo disegno criminoso in qualità di pubblici ufficiali, disattendendo i principi di diligenza professionale e correttezza che reggono l’assolvimento delle funzioni di vigilanza e controllo proprie del Collegio sindacale, hanno violato la normativa e gli obblighi di revisione e controllo previsti dal Mef». Le mancate verifiche riguarderebbero una serie di obiettivi di bilancio che vanno raggiunti e comunicati anno dopo anno. Tra le inadempienze, ci sarebbero quelle sul mancato controllo dell’esistenza di una contabilità separata per i soldi incassati con le attività di libera professione. Nessuno, in sostanza, avrebbe distinto i conti, generando una mescolanza ambigua che, ora, è al vaglio degli inquirenti. 
Ma non è finita. Uno dei fatti più gravi – secondo i pm – è descritto negli ultimi capi di imputazione dell’atto giudiziario. Gli indagati avrebbero mentito alla Corte dei conti, spedendo questionari con risposte false. I membri del collegio sindacale per legge devono relazionarsi alla Corte, ogni anno, inviando una relazione sul bilancio di esercizio e le risposte di un dettagliato questionario. Ora, secondo l’ipotesi dell’accusa, gli esponenti dei collegi sindacali della Città della salute, insieme ad alcuni ex direttori generali, avrebbero – dal 2014 al 2021 – «attestato falsamente di avere compiuto fatti e adottato comportamenti di vigilanza e controllo, dei quali i predetti atti erano destinati a provare la verità, attestando la corretta organizzazione e gestione contabile dell’Azienda e la corretta applicazione delle leggi sull’esercizio della libera professione». Gli indagati avrebbero anche accertato falsamente che «i sistemi amministrativo contabili fornivano ragionevole certezza al bilancio», tra cui appunto, l’esistenza di una «contabilità separata per l’attività intramoenia» e di avere svolto «puntuali verifiche sulla corretta applicazione della legge Balduzzi». Insomma, sulla carta, sarebbe stato tutto perfetto. Conti in ordine, bilanci puliti e normativa rispettata. Ma secondo la procura la realtà sarebbe stata ben diversa. Gli ex direttori Pier Paolo Zanetta, Silvio Falco e all’attuale Giovanni La Valle, secondo gli inquirenti, avrebbero anche scritto risposte false sui questionari di rilevazione recepiti dalla Regione Piemonte, inducendo in errore quindi, la Regione stessa e il Mef. Entrambi gli enti figurano parti offese in questa indagine, insieme alla stessa azienda di Città della salute al ministero della Sanità. —