Pronto soccorso senza medici e infermieri “Organici scoperti fino al 50 per cento”

valentina carosini
Flussi di pazienti in aumento costante e una carenza ormai cronica di medici e personale sanitario a far fronte alle difficoltà dei pronto soccorso degli ospedali della Liguria. È anche su questo che si attendono risposte urgenti da parte della politica, nel pieno di una campagna elettorale regionale impegnata invece su liste d’attesa e fughe di pazienti mentre nel settore dell’emergenza-urgenza si gestisce la sanità giorno per giorno, in trincea.
Un imbuto, nel quale confluiscono problemi che vanno dalla mancanza di servizi territoriali adeguati per scremare gli accessi in ospedale per le patologie meno gravi, alla fuga dei professionisti dal pubblico e numeri che non bastano a gestire gli accessi in aumento. E ancora, aggressioni al personale all’ordine del giorno, la mancanza di posti letto, lunghe attese per la presa in carico, tutti motivi che concorrono a creare uno stato di fisiologico affanno. «Un dato significativo – spiega Luca Infantino, segretario generale della Fp Cgil di Genova – è la carenza di almeno mille infermieri nel settore pubblico a livello ligure, che si riflette anche sull’attività di pronto soccorso. Il 22 di ottobre partiranno le prove per il nuovo concorso ma non arriviamo a mille domande di partecipazione e il 20% statisticamente non si presenta. Ne deriva che non basterà a coprire il gap. Ma l’analisi è più ampia». Meno risorse destinate al personale, sempre meno tutele i fattori che concorrono a mandare in crisi il sistema.
«Intanto – prosegue Infantino – sono pagati poco, la previsione contrattuale nazionale prevede poche risorse di incremento, 35 euro “puliti” l’ora per infermieri con 20-30 anni di servizio e quindi non si rende appetibile il lavoro. L’ultimo contratto ha definito un’indennità supplementare per le particolari condizioni di lavoro in pronto soccorso ma siamo fermi al palo. Anche se aziende e ospedali stanno anticipando i fondi l’adeguamento, che è anche corposo e passa dagli attuali 85 euro a 180 euro con risorse che abbiamo già in casa da tempo, l’accordo non è partito e si dovrà attendere l’insediamento della prossima giunta e relativa delibera».
Non va meglio sul fronte degli operatori socio sanitari: «Oggi abbiamo graduatoria ancora aperta – prosegue il sindacalista – ma il buco di bilancio della sanità non consente di procedere con le assunzioni» .
In una delle regioni con l’età media più alta, a soffrire maggiormente sono i pronto soccorso delle province con picchi che possono superare i 200 accessi al giorno in determinati periodi, estate, weekend, periodi festivi e inizio settimana.
Il polso della situazione per quanto riguarda il lavoro interno ai pronto soccorso lo racconta Paolo Cremonesi, primario dell’ospedale Galliera di Genova e presidente ligure del Simeu, la Società scientifica di pronto soccorso: «Le carenze di personale vanno dal 20-25%, a oltre il 50% in particolare sulle riviere dove ci si rivolge alle cooperative, è il caso dell’ospedale di Sanremo o nel savonese per Pietra Ligure». I problemi sono diversi: «Una richiesta esagerata di prestazioni – sottolinea – soprattutto di bassa e media complessità, perché i territori danno poca risposta. Si aggiunge personale carente in questi tutti pronto soccorso con attese a volte anche di tre giorni prima di un posto letto in reparto».
Sul tema dei tempi d’attesa gli ultimi numeri pubblicati ad aprile 2024 da Agenas, Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali, vedono la Liguria al terzo posto in Italia per minuti di attesa sui codici verdi sopra la media nazionale di 229 minuti.
«Un sistema che non funziona – continua Infantino – Servivano scelte diverse rispetto agli imponenti investimenti fatti sul privato». «Sui codici rossi e arancioni – conclude Cremonesi – non abbiamo problemi, i tempi di gestione di media e bassa gravità sono migliorabili. Ma se abbiamo scarsità di personale i tempi si allungano. Servono incentivi a lavorare in pronto soccorso e più posti letto soprattutto in area medica» . —
