Il capo 5S: “Non affianco il simbolo a quello di Iv”

Luca De Carolis e Wanda Marra

Per l’avvocato la Liguria non è stata una prova di forza. Era una linea, di guerra. “Il campo largo non esiste più”, decreta Giuseppe Conte davanti a Bruno Vespa, a Cinque Minuti. Quindi, no a Matteo Renzi, sempre e ovunque: “Non sono disponibile ad affiancare il simbolo del M5S a quello di Italia Viva nelle Regionali in Emilia Romagna e in Umbria, perché Renzi è incompatibile con i nostri obiettivi politici, è una mina a orologeria”.
Alza l’asticella fino al soffitto, Conte, e sorprende tutti: anche i suoi, i contiani. Martedì la narrazione del M5S era un’altra, ossia che la Liguria e l’Emilia “non sono la stessa cosa”, perché nella regione rossa per antonomasia Iv è già in giunta, mentre i renziani erano in giunta a Genova con il candidato di centrodestra Marco Bucci. Ma ieri Conte è andato drittissimo: “Ci siamo ritrovati con Renzi in mezzo al campo senza venirne informati, all’esito di una partita di calcio e di decine di interviste di Renzi e col Pd che ha detto ‘non ponete veti’. Ma il problema è politico è serio”. Perché? L’ex premier era disposto ad avere renziani in coalizione, ma solo senza simbolo (condizione che Iv in Liguria avevano accettato ma che non era stata sufficiente). Per questo, come raccontato ieri dal Fatto, Elly Schlein aveva telefonato al candidato dem emiliano, Michele De Pascale, chiedendogli di accogliere i renziani nella sua lista civica, quindi senza stemma. Ma De Pascale aveva detto no, perché nella civica non vuole politici. Così il leader del Movimento è andato al rilancio. E la controprova è la nota dello stesso Renzi: “Ho parlato martedì con De Pascale, Iv è già in maggioranza in Emilia Romagna. Alle Regionali ci presenteremo con i nostri candidati e con il nostro simbolo”. A questo punto, Conte potrebbe dover correre con un proprio candidato, in una regione dove il M5S viaggia su numeri bassi (il 4,7 per cento nelle Regionali del 2020). Scelta autarchica dove a naso c’entra anche l’assemblea costituente di novembre, nella quale l’ex premier metterà sul piatto anche il suo ruolo di leader, cannoneggiato dal garante Beppe Grillo. Per superarla, può servire anche mostrarsi autonomo dal Pd. Così, ecco gli strali contro il campo largo: “È una formula giornalistica. Noi vogliamo veramente un’alternativa di governo seria, e non un pastrocchio”. Uno strappo a cui il Pd reagisce con furibonda sorpresa. Ma ora, in Emilia? “De Pascale non accetterà veti”, dicono fonti locali. Ergo, il M5S può anche correre da solo.
Dura la nota del candidato, in serata: “Per una larga coalizione di governo serve fiducia reciproca e un progetto condiviso ed è evidente che questo oggi purtroppo a livello nazionale non c’è. L’Emilia-Romagna è troppo importante, io mi voglio occupare solo di lei e, con grande rispetto, chiedo a tutti di fare lo stesso”. Mentre Alleanza Verdi e Sinistra fa sapere che in Emilia, come in Umbria, ha sottoscritto accordi di programma e condiviso le candidature. Ossia, rimarrà con il Pd.