
Ha totale appoggio dal dominus Burlando. E due uomini di centrosinistra guidano le aziende di Aldo Spinelli
Tommaso Rodano
Per capire come si muove il potere in Liguria, bisogna sempre prestare almeno un orecchio a quello che dice Claudio Burlando. L’ex sindaco di Genova, ministro, presidente di Regione, a lungo dominus della sinistra ligure, si è accodato alla grancassa mediatica che “piange” l’uscita di scena della lista renziana dalla coalizione a sostegno del candidato dem Andrea Orlando. Burlando si è sfogato su una chat che raduna amici e storici elettori, ma anche giornalisti, imprenditori e notabili della società civile ligure. Per l’ex governatore l’esclusione dei renziani è un errore grave, che il centrosinistra pagherà a caro prezzo.
L’indice è puntato su Elly Schlein ma soprattutto su Giuseppe Conte. La segretaria del Pd – sostiene Burlando – è colpevole di aver assecondato i capricci del Movimento Cinque Stelle: “Devo dire con chiarezza – scrive – che cedere al ricatto di Conte è stata una scelta drammaticamente sbagliata”. Si tratta di una ricostruzione parziale: la richiesta a Orlando di tenere fuori i renziani non è arrivata solo dal Movimento Cinque Stelle, ma da quasi tutti i partiti della coalizione che lo sostiene. In una riunione a inizio agosto tra i rappresentanti delle liste, in 5 su 6 hanno messo il famigerato “veto” su Italia Viva. Come spiega Ferruccio Sansa, candidato con Avs, si tratta di una sensibilità condivisa: “Su questo con Conte siamo sulla stessa lunghezza d’onda. L’ho chiamato 10 giorni fa e ci siamo trovati d’accordo sul fatto di non volere nelle liste né i renziani con il simbolo, né sotto mentite spoglie”.
Eppure Burlando e lo stesso Orlando si erano appellati all’unità impossibile del famigerato campo largo e si sono lamentati di una scelta – la rottura con Italia Viva – che ritengono decisiva per la corsa ligure dell’ex ministro del Lavoro. Ma al di là dell’uscita dei renziani, che ha un peso specifico davvero relativo, Orlando è riuscito ad accreditare saldamente la sua candidatura all’interno del sistema di potere regionale. L’appoggio di Burlando, come visto, è solidissimo: “Andrea – ha scritto ancora l’ex governatore – va difeso e aiutato e vanno convinti gli elettori moderati a credere al suo progetto”.
Poi c’è l’approdo di due uomini del centrosinistra ai vertici delle aziende di Aldo Spinelli. L’ex sindacalista Cgil Mario Sommariva è stato nominato presidente della Spinelli srl, la società che controlla il Terminal Rinfuse (al centro dell’inchiesta per corruzione del cosiddetto sistema Toti). Sommariva è uomo di sinistra e spezzino proprio come il candidato del Pd. L’altro è David Ermini, membro della direzione nazionale del Pd fino a luglio, quando ha dato le dimissioni dopo la nomina alla presidenza del cda di Spininvest, altra holding del gruppo Spinelli.
Insomma, anche senza Italia Viva e la truppa guidata da Raffaella Paita, il rapporto tra il centrosinistra di Orlando e i potentati liguri è più che buono.
La stella di Paita nel centrosinistra ligure, peraltro, si è eclissata da anni: l’ex assessora di Burlando è profondamente impopolare presso ex compagni di partito ed ex elettori; alla fine della sua esperienza nel Pd ligure – l’opinione è abbastanza diffusa – aveva lasciato dietro di sé soprattutto macerie. Il peso elettorale e la capacità di attrarre consenso di Italia Viva in Liguria non sono significativi. Anche perché una parte degli ex renziani in Liguria se n’era già andata quando Iv era stata costretta a togliere l’appoggio alla giunta Bucci a Genova. Tra di loro Davide Falteri, uno di quelli “con i voti”, che è rimasto a fianco del sindaco e oggi è candidato con lui nella lista civica Vince Liguria. Tutta l’attenzione attorno alle sorti dei renziani liguri, insomma è sospetta. Ieri ne ha parlato anche Giovanni Toti: “A me non stupisce che Iv e i riformisti non facciano parte del campo largo della sinistra in Liguria. Stupiva il fatto che ne volessero far parte”.
Anche se la presenza di Italia Viva avrebbe spostato davvero poco, mai come stavolta la contesa potrebbe essere risolta da una manciata di voti, decisivi soprattutto nel collegio di Genova. Più che l’addio di Paita e dei suoi, a danneggiare Orlando potrebbe essere – al limite – il battage mediatico sulla fragilità del centrosinistra e sulle crepe del famigerato “campo largo”, argomento tanto amato dalla stampa nazionale.
