«Adesso corro nella lista civica ma non esco dal Movimento»


l’intervista
GENOVA
«Mi candido in una delle civiche di Orlando ma non esco dal Movimento Cinquestelle. Rischio l’espulsione? Possibile, ma non credo di essere andato contro le regole». Fabio Tosi, capogruppo uscente del M5S in Regione arrivato al secondo mandato, annuncia la sua candidatura. E, rispetto al rapporto conflittuale con i vertici locali pentastellati, dice di essersi trovato «dinanzi a un muro».
Tosi, lei non poteva più ricandidarsi con il Movimento Cinquestelle per la regola del doppio mandato. Alla fine si ricandiderà comunque?
«Sì, mi candido, ho accettato la proposta di Andrea Orlando. Mi candido in una lista civica, Liguri a testa alta, dedicata agli amministratori. Lo faccio per portare avanti quello che si è interrotto in anticipo rispetto alla scadenza naturale della consiliatura».
È una scelta personale?
«Il contrario, con questa candidatura metto davanti a tutto l’obiettivo comune di un fronte progressista e non interessi personali».
Perché è complicato essere eletti in quella civica?
«Non credo sia difficile, ma penso sia più importante per la Liguria avere di nuovo un governo serio dopo quanto abbiamo visto in questi anni e soprattutto dove quello che è accaduto il 7 maggio scorso. E poi la questione ligure è una partita non solo locale ma con risvolti nazionali”
Però lei è il capogruppo uscente del M5S, e nel Movimento c’è la regola del doppio mandato per le ricandidature
“È una regola che molto probabilmente verrà superata tra poco tempo, credo entro due mesi. Non penso che sia un motivo di critica nei miei confronti»
Quindi resterà nel Movimento Cinquestelle?
«Certo, resto nel Movimento Cinquestelle. Mi candido con una lista civica, non mi pare di andare contro le regole. È chiaro che se avessi deciso di correre con la lista di un altro partito non farei proprio questo discorso».
È una scelta condivisa con i vertici locali del M5S?
«Non ho preso nessuna scelta con loro, è una mia decisione. Tante persone davano per scontata una mia ricandidatura perché la consiliatura in Regione non si era conclusa. Mi hanno chiamato, fermato per strada a Rapallo, tanti mi dicevano che senza di me non sarebbero andati neanche a votare».
Ma non teme di essere espulso?
«Non saprei, potrei anche essere espulso. Ma non credo di essere andato contro le regole, e in ogni caso non sarò certo io a uscire».
Come sono i rapporti con i vertici locali pentastellati, in particolare con il coordinatore regionale Roberto Traversi e con il senatore Luca Pirondini?
«Con Luca c’è molto rispetto, ha sempre capito i ragionamenti che ci facevamo e ha anche provato a ricucire. Invece da parte di Traversi ho trovato un muro. Ma non ho voglia di fare polemica con il Movimento, perché grazie ai Cinquestelle ho fatto questa esperienza eccezionale».
Cosa pensa dello scontro tra Grillo e Conte?
«Non mi schiero con nessuno dei due. Ma mi ha dato fastidio che non si sia trovata una soluzione in camera caritatis, senza uscite pubbliche. Sono combattuto, ma mi sento di dire che una comunità di iscritti ha il diritto di decidere sul futuro del Movimento e nessuno glielo può impedire».
Un motivo di tensioni nel campo largo è la presenza di Italia Viva nella coalizione che sostiene Andrea Orlando. Cosa ne pensa?
«Non entro nel merito, sono stato fuori dalle trattative negli ultimi periodi. Credo che non avere Italia Viva schierata ufficialmente fosse una condizione fondamentale, l’ho detto anche io in passato e non me lo rimangio. Però mi pare che in Emilia Romagna e Umbria Italia Viva ci sia nel campo largo, quindi non capisco quale sia il problema in Liguria».