Il garante: “Giuseppe mi ha offeso, i 300mila euro sono congrui”. I 5 Stelle: “Basta, ora se vuole ne parli con gli avvocati”

Luca de Carolis

Il garante Beppe Grillo non smette di scrivere al presidente Giuseppe Conte, per accusarlo e rivendicare ciò che reputa suo, diritti e soldi. Ma ora l’ex premier teme che gli iscritti di questo passo possano stufarsi, e figurarsi gli elettori, così ostenta disinteresse, quasi snobba l’avversario: “Parli con gli avvocati”. Mentre Virginia Raggi, motore del contrattacco grillino, giura che lei non è schierata: “Dico quel che penso, non voglio essere etichettata come fedelissima di uno o di un altro”. Tre personaggi per il romanzo a puntate dei 5Stelle.
La più recente l’ha scritta ieri mattina il fondatore, con l’ennesima lettera, apparsa sul sito del Foglio: “Sono in corso manovre striscianti con cui si tenta di demolire i presidi democratici del M5S, e mi riservo di sottoporre le tue minacce agli organi competenti del Movimento”. E per minacce Grillo – anzi “l’elevato”, come torna ad autodefinirsi – intende l’avvertimento recapitatogli sempre tramite missiva via Pec dall’ex premier, pronto a togliergli la copertura legale e soprattutto i 300 mila euro annui da consulente della comunicazione. Soldi a cui però Grillo tiene parecchio, tanto da teorizzare: “I miei compensi sono congrui per la mia funzione e i relativi costi, a maggior ragion ora che si tenta di stravolgere identità e valori del Movimento”. Nel frattempo però Conte e i suoi hanno deciso di manifestare indifferenza, perché tanto sondaggi e umori diffusi dicono chiaramente che base ed eletti stanno in gran parte con l’avvocato. “Se Grillo ha qualcosa di cui discutere può parlare con gli avvocati, ora basta con questa pantomima”, fanno filtrare dal Movimento. Bisogna cambiare argomento. Anche per questo, annuncia la sua presenza alla Marcia per la Pace ad Assisi, il 21 settembre. Soprattutto, dal M5S giurano: “Adesso ci concentreremo su temi e contenuti dell’assemblea costituente”. Appuntamento che, come anticipato dal Fatto, slitterà dall’originaria data del 19 e 20 ottobre a novembre: secondo il Movimento, per la grande mole di proposte arrivate in via telematica da iscritti e simpatizzanti (oltre 22 mila). Nelle scorse ore proprio gli iscritti hanno ricevuto una email con le date dei tavoli di confronto tra i 300 futuri sorteggiati, che dovranno filtrare e mettere a terra le idee della base. La prima giornata di riunioni è fissata per il 12 ottobre, l’ultima per sabato 26. Ergo, si scalerà sicuramente al mese seguente. Ora si parla del 9 e 10 novembre come nuove date per l’assemblea, prevista a Roma al Palazzo dei Congressi. Ma per ora non ci sono certezze. E a occhio non ce ne sono neanche sulle intenzioni di Grillo, che ieri è parso rallentare: “Assistiamo alle tempeste ormonali di commentatori che speculano su battaglie, scissioni, contese sul nome e sul simbolo. Uno spettacolo nauseante, perché il suo risultato sarebbe comunque dannoso per tutti. Quindi mi auguro che non sia messo in scena”. Dal M5S commentano gelidi: “Non vuole assumersi la responsabilità di una spaccatura formale”. Non si fidano più del garante, che ritiene sua prerogativa naturale anche lo scudo legale “gli impegni di manleva sarebbero comunque dovuti” e che resta bellicoso. Non a caso per “le offese” di Conte ventila di tirare in ballo gli organi del M5S dove ha ancora qualche fedelissimo.
Si inizia dal collegio dei probiviri, di cui fa parte Danilo Toninelli, ieri duro verso Conte sull’emittente Giornale Radio: “Gli mancano le radici antiche dei 5Stelle, mettere in votazione certe cose è folle e autolesionista”. E si continua con il comitato di garanzia, dove si dovrà discutere (anche) del nodo dei nodi, la regola dei due mandati, e dove siede anche Raggi. L’ex sindaca è in trincea con Grillo. Però su Facebook sostiene: “Non voglio prendere la guida di alcun partito né partecipare a congiure di palazzo. Però, come ho sempre fatto, rivendico con forza il diritto di dire quel che penso”. Traduzione: lei a prendere il posto dell’ex premier non ci pensa.