Giungla pensioni

Impiego e retribuzione stabili per godere di versamenti previdenziali senza “buchi”. E almeno cinque anni di contributi in più rispetto al passato per una vecchiaia non troppo povera rispetto alle generazioni precedenti. 
Stando alle simulazioni elaborate in esclusiva per La Stampa da Enasc-Unsic sui profili di lavoratori che matureranno il diritto al pensionamento fra il 2032 e il 2063, solo una carriera professionale “continua” assicura il 70% o più dell’ultima busta paga (e un tenore di vita accettabile dopo il ritiro). Ma non è così per tutti.
«Abbiamo elaborato le simulazioni su professioni ed età diverse per fotografare le varie gestioni: pubblico, privato, artigiano-autonoma e gestione separata» spiega Walter Recinella, esperto previdenziale della Direzione nazionale Enasc-Unsic: «Le ultime due sono le più penalizzate».
Ovviamente, potrà contare su un assegno pensionistico più solido, chi entra presto nel mercato del lavoro e ha lavori ben pagati. Mentre i dipendenti pubblici, che finora hanno spesso beneficiato di trattamenti più generosi, riceveranno quanto realmente versato.
«All’anzianità contributiva massima, si passerà dall’80% del sistema retributivo al 74% dell’ultimo stipendio percepito. Dopo il 2035, si scenderà al 71% dell’ultima busta paga» spiega ancora Recinella di Enasc-Unsic. «Così, un commerciante con 40 anni di contributi a regime potrà contare su una pensione di poco superiore al 50% dell’ultimo reddito percepito e anche lavorando due anni in più non raggiungerebbe neanche il 60%». —