Palco campo largo “Qui c’è l’alternativa” Ma l’Ucraina divide Elly Schlein Giuseppe Conte ” Nicola Fratoianni

francesca schianchi
roma
«Coalizione bagnata, coalizione fortunata»: sorrisi accondiscendenti sul palco, risate in platea, si entra subito nel vivo. Diluvia sulla prima festa nazionale dell’Alleanza Verdi e Sinistra a Roma: eccoli lì, schierati sul palco, i padroni di casa Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli insieme a Giuseppe Conte, Elly Schlein, Riccardo Magi. Prove generali del campo largo che la segretaria dem rincorre da tempo, Avs asseconda e il M5S abbraccia a giorni alterni senza grande entusiasmo. Convitato di pietra, il fondatore di Italia viva, quel Matteo Renzi che dopo la batosta delle Europee vorrebbe tanto far parte dell’alleanza di centrosinistra, convinto che la dichiarazione più volte ripetuta dalla segretaria dem «non mettiamo veti» gli calzi a pennello: peccato che nessun altro su quel palco, tranne forse Magi, gli apra le porte volentieri.
La moderatrice Serena Bortone entra subito in tema: «Manca qualcuno stasera? Renzi e Calenda?» , dalla platea si levano dei «nooo», lì dove, in attesa dell’inizio del dibattito, mentre l’organizzazione tentava di far defluire l’acqua dalla tensostruttura già affollata, una signora scherzava: «Per costruire l’alternativa pure la pioggia ci va bene prendere…». Tocca a Fratoianni, dopo il facile applauso strappato con «piove, governo ladro», spiegare che «vorremmo che chi è qui stasera fosse l’anima dell’alternativa alla destra che ci disgoverna», e «il perimetro non ha senso se è geometrico, dobbiamo allargare il consenso nella società»: il nome di Renzi evitato accuratamente ma insomma il senso è che si deve partire da chi è sul palco, ché chi non c’è non è per caso, è che proprio non l’hanno invitato.
Ma è a Schlein che la domanda viene continuamente posta, e lei continuamente dribbla. Già in giornata aveva spiegato su Rai3 di volere evitare «le polemiche quotidiane con le altre opposizioni perché la gente è stufa di litigi da condominio»; ora, dal palco, riprende il suo refrain: «L’alternativa la costruiamo sui temi, nei discorsi dei colleghi che sono qui vedo un tratto comune e su temi come la sanità più uniamo le forze più siamo efficaci». E a domanda reiterata tra le proteste della platea che insiste «Renzi no» lei dice: «Proviamo a non prenderla da nome a nome ma da tema a tema, no al Jobs act ma anche no ai decreti sicurezza», e Conte lì accanto si sarà sentito un po’ chiamato in causa. Forte del risultato di giugno, è lei che deve tirare le fila di un’alleanza complicata e rissosa, anche se il leader M5S a maliziosa domanda di Bortone «come sceglierete il leader?» nicchia: «Quando ci avvicineremo alle elezioni politiche ci riuniremo come sempre e decideremo: per come la vedo io il candidato premier è l’ultimo problema».
Ci sono temi comuni, elencano a turno: la battaglia sul salario minimo che è stata la prima che li ha visti insieme, la sanità, in prospettiva il referendum sull’Autonomia differenziata, ancora una ventina di giorni per la raccolta delle firme e poi, se la consultazione sarà accolta, una campagna impegnativa per centrare il quorum. «Abbiamo anche divergenze, certo – aggiunge Riccardo Magi di +Europa – ma non dobbiamo averne paura: propongo un tavolo permanente», prende in contropiede gli altri che a domanda «ci state?» si guardano intorno come a prendere tempo. «Non li avevo avvertiti che lo avrei proposto…», sdrammatizza Magi. «In vista della manovra individuiamo qualche priorità di ciascuno e presentiamo emendamenti comuni», prova a raccogliere Schlein.
Le distanze ci sono e si sentono, a partire dall’Ucraina, «abbiamo punti di vista diversi ma c’è consenso crescente su un punto: serve un’azione diplomatica», prova a chiudere il tema Fratoianni, che invece infiamma la platea quando Magi prova a difendere le armi a Kiev. O sulle presidenziali americane, e Conte viene chiamato in causa: «Non ho mai detto che Trump e Harris pari sono, né che voterei Trump. Ma fatemi applaudire Harris quando imporrà una svolta su Gaza e sulla guerra russo-ucraina. Non mi fate definire l’identità politica del movimento aggrappandomi alla candidatura di un altro Paese». E, tra tante critiche al governo che si alzano dal palco, aggiunge una lettura velenosa al caso Sangiuliano: «Se un ministro nomina l’amante consigliere, quello non è più un reato, ma quello era abuso d’ufficio».
Alla fine, mentre Conte ricorda che stanno insieme tutti i giorni in Parlamento, mica solo sotto la pioggia di iera sera, la ragione per provarci la sintetizza Fratoianni: «Mai più una campagna elettorale come quella del 2022 che, quando comincia, la destra ha già vinto»
