
Obbligati dal dovere di cronaca, siamo responsabili anche noi della eccessiva visibilità che l’ipotesi di un ingresso nel centrosinistra sta dando a Matteo Renzi. Visibilità sproporzionata rispetto al peso elettorale, quasi nullo, dell’ex potente fiorentino, al quale tanta grazia deve dare un po’ alla testa. Altrimenti non si spiegano aut aut come quello consegnato ieri nella sua newsletter: “Centrosinistra: guida Elly Schlein o guida Marco Travaglio?”. Come sia possibile, in un discorso politico razionale e basato sulla serietà degli attori principali, immaginare una polarizzazione tra la leader del principale partito di opposizione e il direttore di questo giornale, è questione che i manuali di politica non sanno spiegare. E infatti non è una cosa seria.
L’espediente mordi e fuggi, però, serve a creare confusione, a immaginare una contesa politica inesistente per alzare l’ennesima cortina fumogena e portare a casa il risultato a cui Renzi più tiene. “In queste settimane – aggiunge – abbiamo tolto tutti gli alibi dal campo, sparecchiato la tavola da tutti i pregiudizi e fatto un lavoro faticoso ma certosino per impostare il futuro”. Anni di scorribande politiche sarebbero state risolte, per decisione unilaterale, in poche settimane. Quindi “non vi inventate scuse” sembra voler dire, io la mia parte l’ho fatta: “Adesso la partita è semplice: se la linea nel centrosinistra la dà il Pd con Elly Schlein – nessuno metta veti, si costruisca un’alternativa al governo Meloni/Salvini – noi ci stiamo e siamo decisivi. Se la linea nel centrosinistra la dà il Fatto Quotidiano con Marco Travaglio – veto contro il centro, si riavvicinino i grillini alla destra – noi non ci stiamo”. Fumisterie degne di illusionisti che l’avvicinamento alla destra l’han tentato davvero, e avendo fallito devono tornare a Canossa. Dove lo accolgono i leader, ma gli elettori non lo vogliono. Per questo grida.
