Toti: “Liguria incarcerata dai pm Nel centrodestra pochi a difendermi”

Federico Capurso
Roma
L’ex presidente della Liguria, Giovanni Toti, torna a parlare per la prima volta in tv dopo i lunghi mesi passati ai domiciliari, e lo fa nel momento più delicato, in cui il centrodestra è chiamato a scegliere chi sarà il suo candidato alle Regionali del prossimo novembre. Sceglie un salotto con poltrone senza spine, quello di Quarta Repubblica, nella Mediaset dove per anni ha lavorato come giornalista e da lì ricorda il giorno dell’arresto, respinge le accuse dei pm e contrattacca: «Non siamo stati noi a tenere in ostaggio la Regione, sono stati i magistrati a mettere in carcere la Liguria, noi saremmo tornati ben volentieri al nostro lavoro».
Racconta quindi di essere rimasto «incredulo» al momento dell’arresto da parte della Guardia di finanza, lo scorso 7 maggio, «ma non ce l’ho con i magistrati, che pure sbagliano e lo dimostrerò in Aula», assicura. «Ce l’ho con la politica, con tutti coloro che dal 1994 a oggi – sottolinea più volte Toti – hanno approvato e costruito leggi che hanno tolto alla politica ogni potere di azione e lasciando ad un altro potere dello Stato, la magistratura, l’idea di poter fare da giudice penale e morale alla politica». Di fronte a questo disequilibrio in favore dei giudici, riconosce che ci sia stata «timidezza nelle reazioni della politica, anche nel centrodestra». Insomma, se la magistratura diventa «un surrogato del giudizio elettorale, diventa un serio problema e in Italia questo è accaduto molto spesso». Poi ci sono le carte dell’inchiesta. E per la magistratura, prosegue l’ex governatore nell’inchiesta della procura di Genova «due miei atti legittimi diventano illegittimi per una situazione ambientale, per una certa contiguità riscontrata dai pm». L’accusa è di corruzione, «ma in quattro anni di indagini non è mai stato trovato un euro nelle mie tasche», si difende. E «vorrei capire qual è l’atto illegittimo per cui sono sotto accusa, perché per ora non ce n’è uno».
Ma il messaggio sul futuro politico della Regione non arriva in televisione. D’altronde, quel che doveva dire agli alleati lo ha già fatto sapere privatamente negli scorsi giorni, quando ha visto Claudio Scajola, al fianco del leghista Edoardo Rixi, chiudere all’ipotesi della candidatura della fedelissima di Toti, Ilaria Cavo, di Noi moderati. l’ex governatore ha quindi chiesto di evitare «veti a prescindere», perché si darebbe l’immagine di una coalizione «giustizialista, debole e perdente», come scrive il Secolo XIX.
Non è felice di come stiano andando le trattative. E lo fa capire nel post che precede la sua intervista a Quarta Repubblica, quando sui social attacca, senza citarlo, proprio Scajola: «I cittadini non meritano un ritorno al centrodestra precedente alla nostra amministrazione, fatto di incertezze e piccoli interessi particolari». Prosegue, quindi, sottolineando come «men che meno meritano di tornare alla preistoria della sinistra, con aggiunta di grillini e giustizialisti vari». Continua, quindi, a sostenere la corsa di Cavo: «Sono certo che chi ha apprezzato la Liguria di questi anni, fatti di crescita, di infrastrutture, di merito, di comunicazione, di protagonismo, non voglia mezze misure: vuole la continuità con una amministrazione finita prematuramente e ingiustamente».
Continuerà a trattare, nonostante gli alleati siano più propensi a candidare un civico, se non lo stesso Rixi, che però continua a essere reticente. Toti, poi, annuncia che tornerà al suo vecchio mestiere, quello del giornalista: «Verrò su questa rete da ospite e scriverò sul Giornale. Insomma, guarderò la politica da un’altra prospettiva»
