Rebus centrodestra Salvini stoppa Cavo torna in campo Rixi


il retroscena
Mario De Fazio / Genova
Sarà un sondaggio, commissionato dai vertici nazionali di Fratelli d’Italia a un noto istituto demoscopico, a dirimere in maniera probabilmente decisiva i dilemmi del centrodestra sul nome del candidato che dovrà correre in Liguria per la presidenza della Regione. Un’indagine sul gradimento dei liguri in cui, tra i vari nomi, sarà sondato anche quello considerato da molti come il profilo più autorevole che la coalizione potrebbe schierare, ma che finora si è sempre tirato fuori dalla contesa: il viceministro ai Trasporti, Edoardo Rixi, leader della Lega in Liguria e fedelissimo di Matteo Salvini. 
È la sintesi di quanto filtrato ieri mattina a Roma, durante il vertice di maggioranza tra i leader nazionali di centrodestra: Giorgia Meloni, Matteo Salvini, Antonio Tajani e Maurizio Lupi, rispettivamente responsabili per Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia e Noi Moderati. Un summit in cui si è parlato innanzitutto dei dossier più delicati del governo, come la politica estera o la manovra. Una parentesi della discussione è stata dedicata anche alle imminenti elezioni regionali, con la Liguria che resta – in virtù della data della consultazione, il 27 e 28 ottobre – l’appuntamento cronologicamente più vicino. 
Al di là del silenzio ufficiale dei protagonisti – di rito in contesti del genere – parte dei contenuti della discussione sono filtrati, compresa l’indicazione sui nomi fornita dai singoli leader di partito. Lupi, in quanto segretario di Noi Moderati, ha messo sul tavolo il nome della deputata del suo gruppo, Ilaria Cavo. Un nome che, come anticipato da Il Secolo XIX , è in cima alla lista di Fratelli d’Italia ma non convince amministratori liguri di area centrodestra come il sindaco Marco Bucci e soprattutto non è considerato il più idoneo dalla Lega, che ha palesato i suoi dubbi attraverso il presidente ad interim della Regione, Alessandro Piana. E infatti, stando ai sussurri provenienti da ambienti di centrodestra, Salvini avrebbe chiaramente detto al tavolo di coalizione di non considerare Cavo la candidata più forte su piazza. Anzi, secondo il leader del Carroccio, il nome della parlamentare sarebbe troppo riconducibile alla stagione politica appena tramontata in Liguria, e contrassegnata dalla leadership di Giovanni Toti, l’ex presidente della Regione che si è dimesso dalla carica dopo ottanta giorni trascorsi agli arresti domiciliari, in virtù dell’inchiesta per corruzione che ha terremotato il quadro politico ligure. Salvini, invece, avrebbe fatto il nome di Pietro Piciocchi, vicesindaco di Genova e fedelissimo del sindaco Bucci. 
Ancora diversa la posizione di Antonio Tajani. Il coordinatore nazionale di Forza Italia avrebbe squadernato, durante il vertice di coalizione, tre possibili nomi: un politico, il coordinatore regionale azzurro, Carlo Bagnasco, e due civici, già sondati nelle scorse settimane (in quel caso senza apparente successo) da settori della coalizione: il professore universitario Lorenzo Cuocolo e l’imprenditore Beppe Costa. 
Meloni, stando a quanto riferito, avrebbe chiosato sulla Liguria con parole più da leader di coalizione che di partito. Dopo aver ribadito che il nome preferibile per il suo partito è quello di Cavo, avrebbe suggerito di aggiornare ogni ragionamento sulla scelta del candidato ligure nei prossimi giorni, quando dovrebbero arrivare i risultati di un sondaggio su scala regionale commissionato da Fratelli d’Italia. Nel paniere dei nomi al vaglio del campione di elettori liguri ci sarà anche Rixi. Motivo per cui il nome del viceministro ieri è tornato prepotentemente in campo, nonostante i passati dinieghi rispetto alla prospettiva di candidarsi. Anche perché schierare a un profilo politico come il suo significherebbe “assegnare” la Liguria alla Lega, e nel risiko del riparto delle regioni in casa centrodestra la scelta avrebbe un peso, soprattutto se messa in relazione alle mire di FdI sulla candidatura in Veneto del prossimo anno. I giochi, insomma, sono tutt’altro che chiusi in casa centrodestra. Alla finestra restano anche i totiani, per nulla disponibili ad accantonare in campagna elettorale l’esperienza degli ultimi nove anni, e che sottolineano, con una punta di malizia, che senza la regia dell’ex governatore il centrodestra rischia di avvitarsi. Di sicuro c’è che le certezze sono poche, e il tempo stringe. —