Ci siamo quasi, forse. Dopo settimane di riunioni difficili, nervi e soliti sospetti, il centrosinistra sembra prossimo a convergere sul deputato ed ex ministro Andrea Orlando come suo candidato alle Regionali in Liguria, fissate per il 27 e il 28 ottobre. E la via per riuscirci è una soluzione che fa rima con (obbligatorio) espediente: far entrare eventualmente in coalizione esponenti di Italia Viva, ma senza ammettere nelle liste il simbolo dei renziani, indigeribile per il Movimento (e per un bel pezzo del centrosinistra, da Avs a gran parte dei dem).
Ieri sera si è svolta una lunga conference call tra la responsabile Enti locali e vicepresidente del Movimento, Paola Taverna, e i suoi colleghi dem Igor Taruffi e Davide Baruffi, assieme ai referenti regionali dei due parti, Roberto Traversi per il M5S e Davide Natale per il Pd. Una riunione per appianare le ultime differenze, preparata ore prima – raccontano – da contatti diretti tra Giuseppe Conte e Elly Schlein. Al centro sempre il punto più critico, ossia come ovviare al muro dei Cinque Stelle verso l’entrata di Italia Viva in coalizione. Inscalfibile anche dalla probabile uscita dei renziani dalla giunta di centrodestra a Genova. Un gesto invocato dal Pd come atto di pubblica contrizione, e che Renzi dovrebbe effettivamente compiere, “scomunicando” il suo assessore che sembra deciso a non mollare la carica. Una mossa comunque inutile, per il M5S. “Il punto di caduta può essere solo uno – spiegavano ieri sera fonti del Movimento – Italia Viva deve rinunciare al simbolo. Dopodiché, se per il Pd va bene far correre alcuni dei suoi esponenti in una lista del presidente, per noi non ci sono problemi”. È la possibile soluzione di cui il Fatto aveva già scritto settimane fa, e su cui ieri hanno lavorato i vertici nazionali, cioè anche Schlein e Conte. “Non possiamo regalare la Liguria alle destre, bisogna accelerare” confermava ieri pomeriggio un dem locale. Sensibile ai ripetuti appelli di Orlando “a fare presto”, come a quello dei circoli regionali del Pd, che nelle scorse ore avevano scritto alla segretaria una lettera con un chiaro messaggio: “Un candidato subito o perdiamo, stiamo perdendo giorni preziosi”. E ai piani alti del partito hanno accelerato. Mentre qualcosa si è mosso anche dentro i 5Stelle, che fino a qualche ora fa avevano ancora in campo un possibile candidato, il senatore genovese Luca Pirondini. La base locale del Movimento si è ormai rassegnata a deglutire Orlando, su cui pure aveva manifestato diffusi mal di pancia: per l’ansia del M5S nazionale, visto che Conte aveva promesso il suo sostegno all’ex ministro già settimane fa. E anche su Azione, considerata la natura di sinistra dei suoi referenti locali – ex Pd – le perplessità si stanno attenuando. Anche se Renzi era e resta un problema, anche guardando alla campagna elettorale. “Purtroppo abbiamo perso tempo prezioso, avremmo dovuto chiudere su un candidato un mese e mezzo fa” si duole il consigliere regionale Ferruccio Sansa. Ma ora il lieto fine sembra a portata di mano.
A patto anche che Renzi accetti di giocare la partita senza esporre il suo simbolo. Ieri sera, prima di salire sul palco della festa dell’Unità a Pesaro, l’ex premier ha rilasciato sillabe non troppo concilianti: “In Liguria stiamo aspettando di capire quale è il programma del centrosinistra. La Gronda si fa o non si fa? Beppe Grillo diceva che la Gronda non l’avrebbe fatta neanche con l’Esercito, ma io la Gronda la voglio fare”. Non il miglior viatico, a un’intesa.
@lucadecarolis