Conte fa il rottamatore dei 5 Stelle Accuse a Grillo: il passato non torna

Federico Capurso
Roma
I tre “no” tuonati da Beppe Grillo, in difesa del simbolo, del nome e della regola dei due mandati, intorno a Giuseppe Conte vengono presi come un’opinione legittima, niente di più. Il rischio di una diaspora, o persino di una scissione, è già stato considerato. Chi non si riconoscerà nel nuovo Movimento potrà lasciare il partito. Ci si aspettava, in fondo, di andare incontro a una guerra. E i fedelissimi del leader sanno bene che queste sono solo le scaramucce iniziali.
Conte saluta quindi, con un video pubblicato sui suoi social, l’avvio del percorso Costituente. E al suo interno – pur senza mai citarlo – c’è una prima risposta a Grillo. Il tono, è evidente, è quello di chi non vuole riaprire le trattative con il fondatore. «Dobbiamo affrontare questo percorso con coraggio e determinazione, guardando al futuro, senza indugiare in un passato che non ritorna», dice Conte rivolgendosi agli iscritti. «Dobbiamo vivere la nostra parabola politica mettendoci seriamente e radicalmente in discussione». Via il vecchio, saluti al nuovo: l’ex premier – che gli piaccia o no – indossa la veste del “rottamatore”. Al fianco di Grillo ci sono gli ex e i volti storici, oggi fuori dal Parlamento, come Danilo Toninelli, che resta comunque uno dei tre probiviri M5S. Per l’ex ministro quelle del garante sono «parole sante». E la «rottura» tra presidente e fondatore «temo sia ormai inevitabile». Anche perché la stragrande maggioranza degli attuali deputati e senatori sembra stare dalla parte di Conte. «L’eterna gratitudine per Grillo», come dice la deputata Vittoria Baldino, è una premessa che suona ormai vuota di significato, perché tutti poi si chiedono «se le regole che andavano bene 15 anni fa sono ancora funzionali al Movimento e al Paese di oggi». Insomma, per Grillo sembra rimasta solo la gratitudine.
Tuttavia, non sarà una passeggiata. Il garante ha ancora le mani ben ferme su quello che c’è di più prezioso: il simbolo. Se ne è ipotizzata una modifica, ma «il simbolo è di proprietà di Beppe e lo è sempre stato», sostiene Enrico Maria Nadasi, commercialista e amico di vecchia data di Grillo. Quel contrassegno, ricorda Nadasi, «ha avuto una sua evoluzione, con l’aggiunta della dicitura “2050”» e l’eliminazione del rimando al blog http://www.beppegrillo.it, ma vale lo stesso discorso delle auto: possono cambiare i modelli, la fabbrica però rimane la stessa. Il dna è di Grillo». Parere di parte, certo, ma le questioni legali non sono cosa da poco. Specie se la guerra tra i due – riducendo il discorso all’osso – è per avere il controllo sull’evoluzione del partito.
La distanza tra le due visioni del futuro si riflette anche nelle proposte degli iscritti. È su questo campo di gioco che Conte ha trascinato Grillo per il primo scontro. Nelle prime 24 ore è arrivato già un migliaio di idee, suggerimenti, ipotesi di modifica che svariano dalla regola sui due mandati alle alleanze, dal simbolo agli obiettivi politici da perseguire. Ci sono persino le proposte, dal sapore assai berlusconiano, di avere un inno e una tv pentastallati. E poi salario minimo, divieto di contante, no al nucleare e via dicendo. I contributi saranno esaminati da 300 iscritti estratti a sorte, che li trasformeranno in proposte operative da mattere al voto, quindi, con circa 160mila iscritti chiamati a partecipare, tra il 19 e 20 ottobre. —
