Il Garante prova a sabotare la Costituente: “Pilastri intoccabili”. Ma l’ex premier lo respinge: “Già cambiati in passato, parola agli iscritti”

Luca de Carolis

La scomunica del fondatore doveva arrivare, se l’aspettavano tutti nel Movimento. E puntualmente è arrivata. Proprio ieri, poco dopo che Giuseppe Conte gli aveva inviato il regolamento dell’assemblea costituente, tanto per dimostrare che non lo tiene all’oscuro. Eccolo, il (nuovo) anatema di Beppe Grillo, “Garante e custode dei valori fondamentali dell’azione politica del Movimento” come rivendica nel post calato ieri all’ora di pranzo sul suo blog. Uno scritto con un titolo che è già bandiera – “Il nostro Dna” – dove ribadisce il suo veto al possibile stravolgimento di regole e profilo politico: “Il nostro simbolo, il nostro nome e la regola del secondo mandato sono pilastri imprescindibili. Non sono negoziabili e non possono essere modificati a piacimento, perché sono il cuore pulsante del M5S, il nostro faro nella tempesta”. E Conte, come reagisce? In serata registra un video per lanciare “la prima fase della Costituente”.
Era già previsto, ma sullo sfondo di una bella villa all’ultimo minuto infila anche una risposta al Garante, peraltro senza citarlo: “Non possiamo ammettere che qualcuno possa decidere arbitrariamente su cosa si potrà discutere e deliberare in assemblea”. Non solo, infierisce l’ex premier in maniche di camicia bianca: “In passato il simbolo è stato cambiato più volte ed è stata modificata anche la regola dei due mandati, ricordate il mandato zero? (cioè la norma che servì a ricandidare sindaca Virginia Raggi, ndr). Non possiamo ammettere che quando queste decisioni vengono prese da due, tre, cinque persone va tutto bene, e invece se lo fa la comunità degli iscritti no”. È lo sberleffo per Grillo. La nuova tappa dello scontro dopo lo scambio epistolare di fine luglio, in cui il fondatore si era lamentato per non esser stato consultato sulla Costituente e aveva chiesto all’avvocato di vederlo perché “dovremmo quantomeno discuterne prima nel corso degli incontri che ti avevo chiesto di fare”. Ma l’ex premier aveva sbarrato la porta: “Devo informarti che non posso accogliere la tua proposta di discutere ‘preventivamente’ i temi da sottoporre alla Costituente, a decidere tutto sarà la base”. Meno di un mese dopo, la lettera aperta in cui Grillo rivolge ai “cari attivisti, portavoce e sostenitori del Movimento” riconosce che questa è una partita da dentro o fuori: “Ci troviamo a un crocevia fondamentale nella nostra storia”. In gioco, teorizza, c’è il senso un progetto: “Quando io e Gianroberto fondammo il M5S volevamo costruire un’alternativa al sistema politico tradizionale, ma ci siamo dovuti adattare per sopravvivere”.
Un percorso, continua il fondatore, dove simbolo, nome e regola dei due mandati sono stati indispensabili. “Il simbolo del Movimento non è solo un segno grafico, è l’emblema di una rivoluzione culturale e politica” celebra. Mentre il nome “rappresenta la nostra piena identità”. Un contiano morde: “A voler cambiare il simbolo con la scritta Movimento2050 fu lui, e quello attuale non è di sua proprietà”. Però il punto cruciale resta il totem dei mandati, e non a caso è il nodo su cui il Garante si sofferma di più: “La politica non deve essere un mestiere ma una nobile missione. Trasformare l’impegno politico in una professione perpetua significa tradire la fiducia dei cittadini”. Quindi è intoccabile, anche se parlamentari e gran parte degli eletti lo vogliono abbattere: “La regola del secondo mandato ci distingue, è un argine contro la degenerazione del potere”.
Così argomenta Grillo, per poi implorare: “Vi chiedo di riflettere e ascoltare la vostra coscienza, non possiamo smarrire la nostra rotta”. In serata, Conte. Conferma che la Costituente si terrà a fine ottobre (il 19 e il 20, a Roma). Assicura: “Nell’assemblea potremo rifondarci integralmente, discutere di tutto. Sì, anche il simbolo, anche la denominazione, anche le regole organizzative, quelle consolidate, potranno essere discusse”. Servirà per “riossigenarci”, giura, e sarà un “processo dal basso, senza gerarchie. Io stesso mi metto da parte”. E figurarsi se non può farlo Grillo, sembra voler dire.

Attivisti e cavilli statutari, le ultime carte del fondatore

Con Beppe: Raggi, Toninelli e Cominardi Mentre è pura fantasia l’ipotesi di un’alleanza con Alessandro Di Battista

Il deputato, un veterano, compulsa il post di Grillo. E non ha dubbi: “Inizia la lettera rivolgendosi agli attivisti, non so da quanto non lo facesse. Glielo dico io, Beppe è già in trincea per influenzare il voto nell’assemblea costituente”. Ergo, il fondatore ha fatto la prima mossa nella partita della Costituente. Un appuntamento che Grillo non avrebbe voluto ma che forse non può più fermare. Certo, lo scontro con Conte potrebbe anche tracimare in tribunale, anche se per ora di indizi in tal senso non ce ne sono. “E poi sul piano giuridico Giuseppe è tranquillissimo, si sta procedendo secondo lo Statuto e il nuovo simbolo non appartiene a Grillo” giurano fonti vicine al presidente del M5S. Per ora il fondatore proverà a spostare dalla sua parte gli attivisti, quelli che i due mandati non vorrebbero toccarli. “Sulle chat in diversi hanno dato segnali positivi sul suo post” racconta una parlamentare. Grillo prova a scuotere il corpaccione del M5S, quelli che fanno i banchetti. Ma tra gli eletti ha pochissime truppe. E il nome più conosciuto ovviamente è Virginia Raggi, che ieri nella chat dei consiglieri romani ha rilanciato il post del fondatore. Un suo fedelissimo è anche Claudio Cominardi, da lui voluto fortissimamente come tesoriere del Movimento. Poi c’è Danilo Toninelli, membro del Collegio dei probiviri, l’unico ieri a esporsi pubblicamente per il Garante: “Parole sante quelle di Grillo! Al M5S serve solo un ritorno al futuro, non un ritorno al passato”. Mentre è pura fantasia l’ipotesi di un’alleanza con Alessandro Di Battista. L’ex deputato e Grillo non si sentono da anni, e nel 2022 il fondatore pose il veto alla sua candidatura nelle Politiche.
Dopodiché Grillo potrebbe provare a complicare le cose all’ex premier giocando sul filo delle norme. E la prima leva è nelle pieghe dell’articolo 10: “Entro cinque giorni, decorrenti dal giorno della pubblicazione dei risultati sul sito dell’associazione delle votazioni aventi ad oggetto le modifiche del presente Statuto e/o della Carta dei Principi e dei Valori, il Garante può chiedere la ripetizione della votazione che, in tal caso, s’intenderà confermata solo qualora abbiano partecipato alla votazione almeno la metà più uno degli iscritti aventi diritto al voto”. Potenzialmente un’arma, visto che nella Costituente si discuterà di toccare diverse regole, con proposte che poi andranno votate dagli iscritti. Anche se la regola dei due mandati è contenuta nel Codice etico. Ma il punto è che Grillo potrebbe rallentare la macchina. Non è un caso che settimane fa, come raccontato dal Fatto, il Movimento abbia avviato la scrematura degli inattivi nella massa dei circa 170mila iscritti attualmente censiti, così da abbassare la platea. Ma se anche così il Garante non riuscisse a incidere? Nel M5S in diversi si aspettano che possa arrivare anche a bollare come invotabile il nuovo Movimento. “Ma a quel punto dovrebbe anche rinunciare alla sua consulenza da 300mila euro all’anno” ringhiano i contiani. Gli stessi che fanno notare come la sua carica di Garante sia praticamente a vita. “E come fai a difendere i due mandati se tu sei inamovibile?” è l’obiezione, per ora fuori taccuino. Mentre parla drittissimo la vicepresidente dei senatori del M5S, Alessandra Maiorino: “Quando ci si rinchiude nel dogmatismo vuol dire che non si ha più niente da dire”.
@lucadecarolis