La rivolta contro gli esami in farmacia “Risultati inaffidabili, basta Far West”

Francesca Del Vecchio
Appena quattro mesi dopo il via libera del governo Meloni al decreto Semplificazioni che le aveva lanciate, è polemica sulle “farmacie dei servizi”. Il decreto ha di fatto trasformato le farmacie in veri e propri ambulatori dove è possibile eseguire analisi di laboratorio, vaccini ma anche elettrocardiogrammi. «Mentre la scienza va verso la medicina di precisione, esponenti di governo in palese conflitto di interesse sponsorizzano quella approssimativa, che fa eseguire analisi e accertamenti diagnostici con apparecchiature non attendibili, senza possedere i requisiti richiesti per legge ai laboratori di analisi (ben 420, ndr)». A scagliarsi contro la versione far west della farmacia dei servizi, sponsorizzata dal sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato (FdI), già proprietario di una farmacia, non sono solo i laboratoristi che ne subiscono la concorrenza, ma anche l’Ordine dei biologi e dei medici di famiglia. Forti anche di un “parere pro veritate” rilasciato dall’Università di Padova, che ha esaminato l’affidabilità degli esami eseguiti nelle farmacie. «I sistemi diagnostici – “Point of care Testing” (POCT) e “Near Patient Testing” (NPT) – permettono prestazioni analitiche sufficienti per garantire il monitoraggio di alcuni parametri, come nel caso di pazienti con malattie croniche (in caso di diabete, la glicemia), ma non raggiungono le specifiche di prestazione analitica necessarie per la diagnosi», si legge nel parere dell’ateneo. 
«Un esame fatto in farmacia con il pungidito ha lo stesso valore di chi si controlla la glicemia con le macchinette in vendita nelle stesse farmacie», spiega Mariastella Giorlandino, biologa e presidente dalla Fondazione Artemisia. «Va bene per un autocontrollo – prosegue – ma per stabilire i valori reali di glicemia, così come per un emocromo completo, l’esame è ben più lungo e complicato». Giorlandino punta poi il dito contro i conflitti di interesse nel Governo: «Sono evidenti: ai vertici del ministero della Salute c’è un farmacista come Marcello Gemmato con tanto di farmacia a Terlizzi, proprio nel suo collegio elettorale di Bari. È evidente il peso delle lobby e l’attenzione generosa del sottosegretario verso la sua categoria professionale».
«I retrobottega delle farmacie trasformanti in laboratori di analisi sono privi di autorizzazione sanitaria e dei necessari requisiti di legge», rincara la dose il Presidente dell’Ordine dei Biologi, Vincenzo D’Anna, che chiede «l’intervento di Nas e ministero della Salute». Era stato proprio il ministro Orazio Schillaci in una intervista alla Stampa, a chiedere un regolamento in materia. Anche se su questo dovrà superare le resistenze di Gemmato, che in più di un’occasione ha ricordato i successi dell’iniziativa. Che però non convince nemmeno i medici di famiglia. Per Vincenzo Scotti, segretario nazionale della loro federazione, la Fimmg, «con questo sistema, che non prevede la refertazione da parte del farmacista, c’è il rischio di fomentare il consumismo sanitario e le autodiagnosi. Il primo è favorito dal fatto che per ottenere un elettrocardiogramma o un’analisi del sangue in farmacia non è necessario nemmeno munirsi di prescrizione medica perché l’accertamento viene eseguito gratuitamente, a totale carico della Regione che poi rimborsa il farmacista». Quanto alle autodiagnosi, «rappresentano invece un pericolo perché, come mi è già capitato, arrivano pazienti allarmati per un elettrocardiogramma che ha dato valori alterati magari per un problema esofageo e non cardiaco», spiega ancora Zotti.
A volte, invece, è proprio il risultato a essere sballato: «Un mio assistito con problemi di anemia ha fatto un emocromo completo in farmacia e il valore dell’emoglobina era scesa a 9, ampiamente sotto il livello minimo che è intorno a 13», racconta Pierluigi Bartoletti, Vice segretario nazionale vicario della Fimmg. «Mi sono insospettito e gli ho fatto rifare l’esame in ospedale sette giorni dopo e il valore era salito di tre punti. Un balzo in avanti in così poco tempo che non si sarebbe potuto registrare nemmeno con una doppia trasfusione di sangue». 
Non ci sta il presidente dell’Ordine dei farmacisti Andrea Mandelli, ex parlamentare di Forza Italia, che parla di «polemiche inutili» che distolgono l’attenzione da quello che è l’obiettivo: «Rafforzare la prossimità, come la lezione del covid ci ha insegnato». Mandelli si dice d’accordo con il ministro Schillaci sulla necessità di una regolamentazione accurata – «serve solo capire i criteri» – ma contesta le critiche che vengono fatte ai POCT: «Gli apparecchi sono spesso gli stessi utilizzati negli ospedali, quindi è inutile puntare il dito contro i farmacisti che fanno formazione in questo senso dal 2005». —