“Casaleggio ossessionato dal M5s Niente scissioni, uniti con Conte” Alessandra Todde ” LO STRAPPO

luca monticelli
roma
Alessandra Todde, presidente della regione Sardegna del Movimento 5 stelle e fedelissima di Giuseppe Conte, risponde a Davide Casaleggio, il figlio del fondatore del M5s che ha accusato i vertici di aver reso il M5s inutile: «Casaleggio non ha più alcun ruolo e peso all’interno del Movimento. Nonostante si dichiari enormemente distante dal M5s, continua imperterrito a commentare tutto ciò che facciamo. Una sorta di ossessione».
Il Movimento però ha perso milioni di voti e non sembra più così compatto attorno alla figura di Conte. Teme un’altra scissione?
«Non so chi le abbia detto che il gruppo parlamentare non è compatto, anzi. E non ho visto nessuno mettere in discussione il ruolo di Conte. Chi lo ha fatto non è più iscritto e i commenti esterni dei soliti nomi lasciano il tempo che trovano. Il Movimento 5 stelle sta avviando una nuova fase, una costituente ad ottobre che sarà animata dai nostri iscritti, dagli eletti, da tanti giovani e tante donne. Il processo costituente sarà ampio e partecipato, rimettendo al centro le persone. Le scissioni le lasciamo al passato, sono cicatrici che servono a ricordarci che certi errori è meglio non ripeterli. Ora è il momento di cambiare passo ripartendo proprio dai temi. E la Sardegna giocherà un ruolo da protagonista».
L’alleanza stabile con Pd e Avs – il campo largo – è la destinazione futura del Movimento?
«In Sardegna abbiamo dimostrato di saper costruire l’alternativa alla destra partendo da un programma coerente. Perché un progetto credibile non si misura in base a quanti sono i simboli sulla scheda elettorale, ma se riesce a mobilitare i cittadini riportando la politica ad occuparsi delle persone. Esattamente quello che non sta facendo il governo Meloni, chiuso nel palazzo a tutelare gli interessi di pochi a discapito dei tanti».
Un progetto con Renzi e Calenda è credibile?
«Calenda mi sembra più occupato a valutare se entrare o meno in altri partiti. Renzi muta a seconda della convenienza. Prima a sinistra, poi riformista, poi un po’ a destra passando per il centro e ora pontiere di non si sa bene cosa. In Sardegna si sono tenuti fuori dalla coalizione perché consideravano perdente e non digeribile l’alleanza con il M5s. Quindi bisognerebbe capire cosa è cambiato in questi mesi. Posso una battuta? ».
Dica.
«Vorrei tanto che si ripartisse dalla credibilità. Perché averla, nella vita come in politica, è indispensabile. E la gente è stanca di essere presa in giro».
L’Autonomia è una battaglia che state facendo insieme con la raccolta firme per il referendum. Perché il ddl Calderoli non va bene per l’Italia?
«Le giro la domanda, perché dovrebbe andar bene? Danneggia l’Italia, ma soprattutto danneggia la Sardegna perché mina le prerogative di una regione autonoma e speciale. La impugneremo presso la Corte entro fine agosto. La legge Calderoli indebolisce la nostra specialità, spacca il Paese, tenta di silenziare le regioni più povere, stravolge la coesione nazionale e vorrebbe metterci gli uni contro gli altri. Non lo permetteremo».
Come mai ha bloccato per 18 mesi gli impianti per l’eolico e il fotovoltaico in Sardegna? Il M5s non promuoveva la transizione ecologica?
«Non solo la promuoviamo ma la difendiamo. E per questo non possiamo accettare che la transizione ecologica si trasformi in speculazione. La nostra legge blocca tutti gli impianti che è possibile bloccare per un massimo di 18 mesi e prevede che tutte le installazioni di nuovi impianti di energie rinnovabili – per i quali i lavori non siano già iniziati – siano fermate. Con qualche eccezione per quelli dove non è prevista occupazione di suolo, le comunità energetiche o piccoli impianti per l’autoconsumo o per la produzione agricola. La mia Giunta sta lavorando per definire la mappa delle aree idonee in modo da consentire le autorizzazioni solo di quegli impianti che rispetteranno tutti i requisiti necessari».
E sul carbone?
«Dobbiamo sostituire la produzione delle centrali a carbone di Portovesme e Fiume Santo che inquinano e continuano a provocare tantissime malattie. È necessario quindi non cadere nella trappola di chi vorrebbe farci credere che le rinnovabili sono il passato mentre i combustili fossili la nostra salvezza. La transizione ecologica va fatta, ma la Sardegna deve decidere sul proprio destino energetico».
Lei ha annunciato l’intenzione di ricorrere contro il decreto del governo sulle materie prime critiche. Perché?
«Lo impugneremo. E l’ho ribadito anche al ministro Urso durante il nostro incontro. Il governo dispone una disciplina lesiva non solo del nostro Statuto, ma anche delle nostre competenze esclusive in materia di sfruttamento di cave e miniere. È inaccettabile che vogliano minare la possibilità per i sardi di sfruttare le loro risorse e tutelare ambiente e paesaggio. Difendere la Sardegna significa anche battersi contro evidenti ingiustizie». —
