Elly Schlein Giuseppe Conte ” Schlein-Conte, patto per la Liguria Il nodo Renzi: a Genova sta con Bucci

niccolÒ carratelli
inviato a giffoni (sa)
Quando Elly Schlein arriva nella piazzetta del Giffoni film festival, le agenzie hanno battuto da pochi minuti la notizia delle dimissioni di Giovanni Toti. La scorsa settimana, nelle stesse ore, la segretaria Pd era a Genova per partecipare alla manifestazione che chiedeva proprio un passo indietro del governatore. «Finalmente lo ha fatto, con grave ritardo – dice – ora si restituisca la parola ai cittadini ed è l’occasione per le forze alternative alla destra per costruire un progetto che guardi al futuro della Regione». Parole sovrapponibili a quelle di Giuseppe Conte, che arriva a Giffoni qualche ora dopo, e che sottolinea la necessità di «una svolta vera per la Liguria, dobbiamo lavorare per questo – avverte – perché ci sia un politica a misura dei cittadini e non a misura degli imprenditori amici». Guardano alle elezioni d’autunno, alla possibile tripletta con Emilia-Romagna e Umbria, ma rifiutano di lanciarsi in sogni di gloria. «Ogni regione è un caso a sé, ma ci sono i presupposti per fare bene», si limita a dire Conte. «Ovviamente puntiamo a formare una coalizione vincente», concede Schlein, mentre dal Nazareno predicano prudenza: «Le triplette si fanno sul campo da calcio», spiegano. 
Come certe foto, verrebbe da dire. Sia la leader dem che il presidente M5s, infatti, sorvolano sulle continue sollecitazioni di Matteo Renzi. Il leader di Italia Viva, nel ribadire il suo ritorno nel centrosinistra, si dice pronto all’alleanza anche in Liguria, nonostante a Genova sostenga la giunta di centrodestra del sindaco Bucci, politicamente legato a Toti. E nonostante le ruggini tra la coordinatrice del partito (ed ex candidata per la Regione), Raffaella Paita, e il possibile candidato unitario del centrosinistra per le prossime elezioni, l’ex ministro Andrea Orlando. «Lavoreremo sul programma», assicura Renzi, che torna a incoronare Schlein come futura candidata premier: «In una coalizione il capo lo fa chi prende più voti». La segretaria Pd non si presta alle effusioni: «Molto prima che ragionare sui perimetri delle forze politiche o sui nomi – spiega – bisogna che noi ci mettiamo d’accordo sulle cose che bisogna fare per l’Italia. Partiamo dalle cose concrete». Se lei si schermisce, Conte di Renzi non vuole proprio parlare. Quando gli viene fatto notare che l’ex premier ha aperto anche sul salario minimo, pur di mostrarsi come alleato credibile, il leader 5 stelle scoppia a ridere: «L’ho detto e lo ripeto, la politica è una cosa seria». 
Con Schlein si scambiano qualche impressione a pranzo, in un ristorante a poca distanza dal villaggio del festival cinematografico. Tavolata a ferro di cavallo e loro due seduti vicini al centro, come gli sposi al banchetto nuziale. Attovagliati, oltre agli organizzatori dell’evento e al sindaco di Giffoni, anche il commissario Pd in Campania, Antonio Misiani, il neo europarlamentare Sandro Ruotolo e il deputato Piero De Luca. Poi una trentina di ragazzi, in rappresentanza degli oltre cinquemila (da 33 Paesi) che animano in questi giorni il borgo in provincia di Salerno. Tutti in maglietta arancione, l’uniforme dei partecipanti a “Impatto giovani”, lo spazio di discussione politica e culturale in cui sono stati invitati i leader (prima di loro anche Nicola Fratoianni). Schlein e Conte, entrambi all’esordio tra i “giffoner”, si sottopongono alle domande con la stessa premessa: «I giovani vanno ascoltati e coinvolti, la politica deve riacquisire credibilità ai vostri occhi». E, magari, riportarli alle urne. 
Lei, come raramente le capita, è la più anziana sul palco, in versione ex studentessa che ha fatto strada, risposte brevi e linguaggio diretto. Mentre lui rimette un po’i panni del professore universitario, che spiega la lezione: solo la prima risposta dura dieci minuti abbondanti, con tanto di citazione delle teorie liberiste di Adam Smith. Poi si rende conto da solo di aver esagerato e promette: «Sarò più breve». I ragazzi, comunque, si sono preparati: a Schlein chiedono del salario minimo, del suo impegno femminista, dell’eredità del Pci di Berlinguer. Poi arriva Giulia, che la bacchetta su Gaza, cessate il fuoco, riconoscimento dello Stato palestinese: «Non avete fatto abbastanza». E la segretaria incassa: «È vero, non abbiamo ottenuto risultati, quindi si deve fare di più». Conte, invece, viene stuzzicato sul buco di bilancio creato dal Superbonus edilizio («non vi fate condizionare dai numeri che hanno messo in giro») e sulla recente sconfitta alle elezioni europee, oltre che sull’ipotesi nucleare per la produzione di energia. Quando gli domandano della metamorfosi del Movimento, che ha chiuso la stagione «né di destra né di sinistra», l’ex premier ricorda il percorso (ri)costituente avviato, annunciando che «ci metteremo in discussione su tutto, io per primo, e faremo un grande dibattito interno, non governato da me, ma da un’agenzia esterna specializzata – spiega –. Iscritti e non iscritti potranno dare suggerimenti su obiettivi e temi per il futuro». 
A entrambi gli ospiti i ragazzi strappano l’impegno di voler perseguire la linea unitaria. «Ce lo chiede la nostra gente, serve generosità – dice Schlein – non credo a coalizioni fatte in provetta e non dobbiamo starci tutti simpatici, le alleanze si fanno tra diversi». Quasi un messaggio a Conte, restio a imbarcare Renzi: «Serve un progetto credibile, non solo per battere la destra, ma per riuscire a governare dopo – avverte il presidente M5s – l’alternativa non deve essere per il potere, ma per il cambiamento». Alla fine, ricevono in regalo un “grifoncorno” portafortuna, oltre alla maglietta arancione, che è «la somma di giallo e rosso», fanno notare i ragazzi ai due leader. Schlein la indossa subito, Conte la conserva per ricordo. —