Mille e un trucco per far tornare i conti che non tornano


I tempi di attesa sforano ancora in larga parte d’Italia i tempi massimi previsti dal Piano nazionale liste di attesa. Ma spesso la realtà è addirittura peggiore di quello che i siti delle Regioni mostrano. Perché se il Veneto fa sorgere qualche sospetto quando si scopre che rispetta sempre e ovunque i tempi massimi previsti per legge, si sente puzza di bruciato lontano un miglio quando il medesimo risultato da 10 e lode lo raggiunge la Calabria, da cui provengono non si sa quante segnalazioni a Cittadinanzattiva di pazienti spazientiti da disservizi e attese infinite. La realtà è che da Nord a Sud l’armamentario di trucchi per aggiustare i numeri si è andato via via arricchendo negli anni. Uno di questi, ci spiega un ex top manager sanitario lombardo, è il cosiddetto “galleggiamento”. Che funziona così. Per una visita differibile, da eseguire entro 30 giorni, il Cup dichiara di non essere in grado di fornire un appuntamento, ma promette di richiamare. E lo fa pure, magari dopo 30 giorni, per dire che finalmente è riuscito a fissarlo proprio entro 30 giorni. Così in realtà ne sono passati il doppio ma il tempo massimo dalla data in cui viene fissata la visita risulta rispettato. È un esempio, ma la scatola degli attrezzi per truccare i numeri è molto più ricca. In alcuni casi si omette di dire qual è il codice di priorità della prestazione così risulta impossibile sapere se si sforano o meno i tempi. Oppure si mostrano solo i numeri migliori del mese, o ancora si pubblicano i tempi soltanto di alcune Asl, probabilmente le più efficienti. Magie che non trasformano però in carrozza il servizio sanitario . PA. Ru . —