Pd e M5s, tanti dubbi sull’apertura a Renzi I riformisti dem: “Al centro ci siamo già noi” Alessandro Alfieri, Pd Francesco Silvestri, M5s “

niccolò carratelli
Roma
«Io starò nel centrosinistra». Ormai non passa giorno senza che Matteo Renzi ribadisca il concetto. Consapevole di essere circondato da una certa diffidenza, diciamo così, sulle sue reali intenzioni. Gli altri, quelli che dovrebbero essere i suoi futuri alleati, non nascondono invece il fastidio nel ritrovarsi a discutere da quattro giorni di cosa vuole o non vuole fare il leader di Italia Viva. «Ora basta parlare di Renzi, non è una questione da affrontare oggi», è la risposta che arriva dai parlamentari più vicini a Elly Schlein e a Giuseppe Conte. La segretaria Pd e il presidente M5s hanno reagito in modo molto diverso al riavvicinamento dell’ex premier: silenziosa, ma aperta lei, fedele alla sua linea unitaria, indispettito e più che restio lui, che porta ancora i segni della caduta del suo secondo governo, proprio a opera di Renzi.
Il quale sforna la seconda e-news nel giro di 72 ore per rafforzare il senso politico della sua ultima giravolta: «Piaccia o non piaccia, alle prossime Politiche o di qua o di là, a destra o a sinistra – spiega –. Io voglio fare l’ala blairiana della coalizione di centrosinistra». Classico richiamo all’ex premier britannico Tony Blair, del cui istituto di consulenza politica Renzi è da poco diventato consigliere strategico. Un richiamo che, di certo, non entusiasma né Conte né Nicola Fratoianni, probabilmente nemmeno Schlein.
L’obiettivo di fare il Blair della situazione, in ogni caso, viene percepito come piuttosto astratto dai vari protagonisti del centrosinistra. Anche dagli stessi riformisti dem, che vedono in parte minacciato il loro spazio politico, come dimostrano le parole di Alessandro Alfieri, componente della segreteria vicino a Stefano Bonaccini: «Intanto, è positivo che Renzi abbia capito di aver sbagliato a inseguire il progetto del terzo polo – dice a La Stampa – ora faccia seguire alle parole azioni concrete, nei voti in Parlamento e nelle alleanze a livello locale. E, soprattutto, avvii una fase di rinnovamento, servono volti nuovi per interpretare questa nuova fase». Quanto all’ipotetico valore aggiunto di Italia Viva in termini elettorali, «potrebbe esserci, ma molto dipende da quanto il Pd riesce a proporsi come partito di riferimento per l’elettorato moderato di centrosinistra – aggiunge Alfieri –. Non rinunciamo a occupare quello spazio, Schlein mandi un segnale in questo senso, affidi anche a noi riformisti ruoli di guida politica». Il riferimento al ruolo di capo delegazione al Parlamento europeo è puramente voluto: si sa che, tra i riformisti dem, c’è chi preferirebbe un altro nome a quello di Nicola Zingaretti, tutt’ora dato per favorito. Sul fatto che sia opportuno potenziare l’ala moderata della futura coalizione, però, è d’accordo anche Paolo Gentiloni: «Quello che serve è la convergenza intorno a un programma di governo di centrosinistra – spiega il commissario europeo – sono stato per anni sostenitore di un centrosinistra senza trattino, è il momento di tornare a parlare di centrosinistra».
A chi, dentro Italia viva, contesta questa prospettiva, Renzi manda un messaggio attraverso la sua letterina online, dando appuntamento all’assemblea del partito di fine settembre per regolare i conti: «Quando c’è da scegliere, per me si sceglie. Non pretendo di avere l’unanimità – avverte – ma quelli che oggi fanno i puristi del terzopolismo tra qualche mese busseranno alla porta del centrosinistra o del centrodestra».
Il punto è se la porta in questione, per Italia viva, verrà aperta oppure no. I 5 stelle la chiuderebbero volentieri a chiave: «Credo che il campo di Renzi sia il centrodestra, basta guardare i voti in Parlamento – il parere del capogruppo M5s Francesco Silvestri – cerca qualcuno che se lo carichi per fargli prendere i voti che non riesce più a prendere». E da via di Campo Marzio, insistendo sul fatto che sia «prematuro» ragionare della coalizione che dovrà essere costruita per le Politiche, fanno una previsione che suona come un auspicio: «Quando si tratterà di costruire davvero un programma condiviso, mettendo sul tavolo i temi, emergeranno tutte le incompatibilità tra noi». —
