“La squadra di Oncologia ha vinto la sfida ora è fondamentale non perdere risorse

il colloquio
Paolo Isaia
Sanremo
Per oltre 12 anni ha guidato il reparto di Oncologia dell’ospedale di Sanremo, attraversando i profondi cambiamenti nelle cure e nell’approccio terapeutico, e il drammatico periodo della pandemia di Covid. 
Il 31 luglio Lazzaro Repetto, andrà in pensione. È stato uno dei primari più “longevi” dell’Asl 1: oggi traccia un bilancio della sua esperienza e delle prospettive future della lotta ai tumori. «Sono arrivato al Borea nel febbraio 2012. Da allora si può dire che l’Oncologia ha vissuto un vero e proprio tsunami. C’è stata una continua innovazione, dall’esplosione delle terapie biologiche all’introduzione dell’immunoterapia, cura che potenzia la reazione dell’organismo, alternativa alla somministrazione dei farmaci che uccidono le cellule». Un periodo molto intenso che ha prodotto risultati incoraggianti anche all’ospedale di Sanremo. «Fino a 15 anni fa non ci si potevano aspettare simili passi avanti in termini di controllo delle malattie. Oggi tanti pazienti possono essere ben curati o arrivare alla guarigione definitiva». 
Ci sono però alcune criticità legate ai costi delle terapie e alle forze in campo. «La parte più problematica è che le cure più efficaci e che devono essere mantenute nel tempo vanno a incidere sulle risorse economiche ed umane. Queste terapie hanno un costo elevato e vanno somministrate per lunghi periodi, è stato necessario far comprendere la portata di questo cambiamento e il conseguente bisogno di adeguare le risorse dedicate nelle nostre strutture al fine di portare questo risultati ai nostri pazienti».
Ma la sfida è stata superata. «Da una parte non è mai mancato il sostegno della dirigenza di Asl 1 – prosegue Repetto – dall’altra va detto che le difficoltà incontrate hanno contribuito a formare un gruppo forte all’interno di Oncologia, sia dal punto di vista professionale che umano. Siamo riusciti a fare squadra, questo ci ha permesso anche nei periodi di carenza di personale, o durante il Covid, di far sì che tutti i pazienti non abbiano saltato un giorno di terapia in ambulatorio o in day hospital».
I dati dicono che oggi l’85 per cento dei pazienti oncologici della provincia si rivolge ad Asl 1 per tutto o buona parte del percorso. Vengono effettuate oltre 12 mila prestazioni di day hospital all’anno, e 7 mila visite oncologiche ambulatoriali. «Anche con la pandemia – ribadisce Repetto – siamo riusciti a garantire sia le visite organizzando l’attività sia nel reparto che negli ambulatori dei Dmt, i team multidisciplinari. Sono oltre 4 mila i pazienti oncologici in cura nella nostra provincia, tra chi segue le terapie e chi effettua i controlli».
Il futuro propone sfide ancora più difficili, se possibile. «C’è carenza di personale. Abbiamo lo spettro del piano di rientro e del commissariamento, da tenere a distanza. Ci vuole l’impegno di tutti per evitarlo. La nuova sfida è mantenere e migliorare il numero e la qualità delle prestazioni oncologiche e allontanare la prospettiva di tagli». 
La ricetta del primario – ancora per pochi giorni di Oncologia – è una sola. «Servono nuovi innesti. Si spera che nel prossimo autunno possano arrivare 4-5 unità come previsto dalla graduatoria del concorso di un anno fa. Abbiamo cinque giovani medici che dovrebbero specializzarsi a novembre, si spera di poterli assumere tutti, o almeno una parte. Senza nuovi arrivi, sarà difficile mantenere gli stessi livelli di oggi».
Ora, inoltre, dovrà essere nominato un nuovo primario. «Difficile prevedere che cosa deciderà l’azienda, ci sarà un concorso. Il nuovo Piano organizzativo aziendale prevede sia il mantenimento del dipartimento di Oncologia che della struttura complessa di Oncologia, c’è quindi il forte impegno della Direzione di mantenere un gruppo collaudato e compatto. Da un lato è auspicabile che la scelta cada su candidati provenienti da fuori, che hanno più visibilità e competenza di settori specifici. Allo stesso tempo, è altrettanto vero che in realtà come la nostra professionisti cresciuti all’interno possono avere altrettanta esperienza e qualità di chi arriva da fuori, conoscono già il gruppo». Repetto conclude auspicando un impegno sempre maggiore da parte dell’azienda. 
«Le risorse regionali devono essere equamente distribuite, continuando a garantire l’operatività anche di realtà come la nostra, nel rispetto del principio che ogni paziente deve avere equità di accesso alle risorse, indipendentemente dal luogo in cui vive». —