Toti: «Non mi ricandiderò» No dei pm alla liberazione «Nuove prove di tangenti»


la giornata
Marco Fagandini
Tommaso Fregatti
Matteo Indice
Il governatore Giovanni Toti «non si presenterà» alle prossime elezioni regionali. Ed è questo uno dei motivi per i quali «non sussistono» più molte delle «esigenze cautelari» che finora lo hanno tenuto ai domiciliari. Contestualmente, è sempre la linea del suo legale, va preso in considerazione «il necessario bilanciamento» fra i poteri giudiziario e politico, che dovrebbe consentire a Toti di riacquistare perlomeno una parte di agibilità pubblica. E a questo proposito è stato presentato un parere appositamente chiesto al presidente emerito della Corte costituzionale Sabino Cassese.
il possibile obbligo di dimora
Sono i temi-clou sostenuti ieri mattina da Stefano Savi, difensore di Toti, durante l’udienza al tribunale del Riesame a valle della quale ha confermato la richiesta inoltrata nelle scorse settimane: revoca degli arresti domiciliari con liberazione completa o, «in subordine», l’obbligo di dimora nel Comune di Ameglia in provincia della Spezia, dove si trova al momento in detenzione domestica, oppure il divieto di raggiungere Genova. E però davanti a questa istanza i pubblici ministeri Luca Monteverde e Federico Manotti si sono opposti con durezza. Sostenendo che il governatore potrebbe, se libero o comunque fuori dai domiciliari, inquinare le prove in primis sul filone delle sospette tangenti incassate da Esselunga, oltre che ripetere reati. E a sostegno di questa testi i pm hanno rimarcato come le chat e le mail scoperte nei device sequestrati dopo gli arresti del 7 maggio abbiano fornito ulteriori prove di «accordi corruttivi», specie con il colosso dei supermarket.
l’intervento della legge severino
Toti, ricordiamo, è stato arrestato con un doppio addebito di corruzione: il primo legato alle sospette mazzette incassate dal terminalista Aldo Spinelli, in cambio di favori su dossier portuali per lui strategici (in questo troncone è rimasto coinvolto pure l’ex presidente del porto Paolo Emilio Signorini, tuttora in carcere); il secondo riguarda le campagne elettorali che Esselunga avrebbe pagato alle liste del governatore mascherandole da pubblicità commerciale veicolata attraverso Primocanale, il cui editore Maurizio Rossi è a sua volta inquisito per finanziamento illecito a partiti. Ed è proprio l’ultimo il fronte su cui sono emersi a parere dell’accusa nuovi riscontri. Il Riesame (presieduto Massimo Cusatti, giudici a latere Marina Orsini e Luisa Avanzino) dopo l’udienza si è formalmente «riservato» e la decisione dovrebbe arrivare tra oggi e domani, meno probabilmente giovedì.
Per comprendere qual è stata la posizione sostenuta dalla difesa Toti nel corso dell’udienza, cui il governatore non era presente, è quindi necessario rifarsi alle dichiarazioni di Savi appena uscito dall’aula. «Abbiamo proposto al tribunale – ha rimarcato in una nota – una serie di misure che riterremmo più coerenti con i dati di fatto e di diritto, a partire dalla totale revoca degli arresti domiciliari».
«In subordine», puntualizza, sono stati proposti «il divieto di dimora a Genova, che manterrebbe in base alla Legge Severino la sospensione dall’incarico istituzionale di presidente. Oppure l’obbligo di dimora nel Comune o provincia di residenza che, pur annullando la sospensione della carica, ne sottoporrebbe l’esercizio a un fattivo controllo del giudice autorizzante ogni spostamento (una misura analoga era stata applicata nel 2018 all’allora governatore della Calabria Mario Oliverio, ndr)». Altra richiesta specifica è «la cancellazione del divieto assoluto di comunicazione, fatti salvi i contatti diretti con persone collegate all’inchiesta in corso».
L’obiettivo di Toti pare chiaro: se non può tornare a fare il governatore con la cancellazione di qualsiasi misura cautelare, chiede che gliene venga applicata una da cui almeno veder restituita l’agibilità mediatica. In una direzione del genere sembra andare il combinato disposto fra l’obbligo di dimora e lo stop al divieto di comunicare, proposti come alternativa alla piena riabilitazione. «Ciascuna soluzione- prosegue Savi riferendosi appunto a quelle alternative – con modalità diverse appare tale da riequilibrare, almeno parzialmente, le necessità d’inchiesta a quelle di agibilità politica e istituzionale del governatore. Un equilibrio che anche la Corte Costituzionale ritiene indispensabile e non valutato adeguatamente nel caso di specie, come sottolinea un parere elaborato ad hoc dal presidente emerito della Consulta Sabino Cassese».
L’ipotesi di andare alla consulta
L’avvocato lo ha prodotto a valle dell’udienza. E nel documento, in base a quel che è trapelato finora, risulta che lo stesso Cassese ritenga come necessario un passaggio alla Corte costituzionale laddove pure il Riesame dovesse opporsi alle richieste del politico. La battaglia cruciale tra difesa e accusa, lo abbiamo premesso, ha riguardato inevitabilmente le esigenze cautelari. E qui Toti ha provato a giocare una specie di seconda carta che incrocia politica e giustizia. La prima era già contenuta nell’incartamento con cui s’era rivolto al Riesame. In quei documenti il governatore ha ribadito che, pur ritenendo di non aver mai commesso reati, smetterà di chiedere finanziamenti a privati delle cui pratiche poi dovrebbe occuparsi, così da non incorrere «astrattamente» in contestazioni penali.
Ieri invece Savi ha annunciato che il presidente della Regione rinuncia definitivamente all’ipotesi del terzo mandato, se mai fosse diventato possibile. E la somma delle due dichiarazioni d’intenti disinnescherebbe qualsiasi facoltà di ripetere il reato di corruzione, non profilandosi più la possibilità d’essere sovvenzionato in concomitanza di scadenze elettorali, semplicemente perché non ne affronterebbe più.
La Procura sostiene una linea in toto opposta. E dopo aver svelato nei giorni scorsi che, nel 2022, l’editore Maurizio Rossi regalò misteriosamente 7000 passaggi pubblicitari alle liste Toti in vista delle Comunali, oggi si scopre che il doping promozionale è stato bissato in vista delle Politiche.
la verità dai pc su 50 mila euro
Tutto questo era stato preceduto da accordi fra Toti, l’ex capo di Gabinetto regionale Matteo Cozzani (arrestato e liberato dopo le dimissioni), lo stesso Rossi e Francesco Moncada (ex manager Esselunga, dimessosi). Nel corso d’un summit nell’ufficio del governatore Moncada decise d’aumentare di 50 mila euro i contributi a Primocanale. Contemporaneamente, Cozzani su input di Toti faceva pressing sui dirigenti regionali affinché accelerassero le pratiche per favorire nuove aperture di Esselunga e ulteriori conferme sono arrivate da mail e e telefoni esaminati dopo gli arresti. Ecco perché a parere dei pm il rischio di reiterazione e soprattutto d’inquinamento probatorio, essendo i rilievi in corso, è attuale. —