
Liguria, a che punto è la notte? Se per caso qualcuno si aspettava novità eclatanti dall’incontro autorizzato dagli inquirenti, ieri mattina, ad Ameglia, dove il presidente Toti è agli arresti domiciliari, ha dovuto ricredersi: è bastato leggere le dichiarazioni rese dai partecipanti all’incontro nella conferenza stampa poi tenuta a Luni.
Lì, i tre fedelissimi Piana-ScajolaJr.-Giampedrone hanno detto cose che noi umani immaginavamo benissimo. Intanto, non s’è mai parlato di dimissioni: termine ormai abolito dal vocabolario del centrodestra e presto, si sospetta, anche dal dizionario della Crusca. Piana: « Incoraggiati a proseguire la nostra azione politica e i nostri programmi». Scajola: «Il presidente è certamente amareggiato ma l’abbiamo trovato lucido, tonico combattivo». Giampedrone: «Con Toti abbiamo valutato una linea che non arretra di un millimetro rispetto al lavoro fatto».
Più interessanti le dichiarazioni dell’avvocato Savi, che chiariscono definitivamente il punto giuridico della faccenda: «I fatti sono tutti accertati. Semmai il problema è la modalità con cui il denaro è stato chiesto. Toti ha sempre pensato di avere agito nel rispetto delle norme, la politica deve essere sovvenzionata, è anche giusto che vengano tracciati confini precisi per finanziamenti . L’impegno che si è assunto, dunque, è che siccome la procura non ritiene idonee certe formule di finanziamento, in futuro le modalità di raccolta fondi potranno cambiare».
Insomma, i soldi Toti li ha chiesti-e-presi, ma solo per finanziare le proprie campagne elettorali, e non per arricchirsi: come se essere eletto governatore fosse un servizio reso alla comunità, e non un arricchimento anch’esso. D’altra parte, sull’incerta linea tra finanziamenti elettorali e corruzione, deciderà la magistratura giudicante. Qui si può appena segnalare che l’incontro di Ameglia era stato eccezionalmente autorizzato dalla magistratura inquirente per le urgenti ragioni amministrative elencate ieri dal Secolo XIX: nuovo bilancio e conti della Sanità, entrambi in rosso, autonomia differenziata, rigassificatore di Vado… Speriamo che di queste cose si sia parlato a villa Toti, perché sennò tutto quanto rischia di sembrare uno spottone elettorale senza neppure le elezioni in vista.
A proposito, venerdì replica con i segretari regionali di Fratelli d’Italia, Forza Italia e Lega, le forze che ancora sostengono Toti in Regione, stavolta per parlare di politica. In seguito, ci sarà ancora un terzo incontro, con i parlamentari di Noi moderati, cui il gruppo di Toti, Cambiamo!, aderisce con punto esclamativo e tutto. Suppongo che lì si parlerà di… calcio, avendo esaurito amministrazione e politica. E tutta questa movida, su e giù per la Liguria, per una sola ragione – giudicherà poi il lettore se sufficiente a giustificare il tran tran – su cui occorre riflettere in conclusione.
Toti non può dimettersi, come farebbe qualsiasi politico europeo sospettato di aver copiato la tesi di laurea, perché se lo facesse si andrebbe alle elezioni, e il centrodestra che oggi governa la Regione le perderebbe. Dunque, il presidente deve tener duro sinché le forze politiche che ancora lo sostengono non trovano un sostituto. Ma i tempi del diritto e della politica non corrispondono alle esigenze di amministrazione, porto, industria, sanità… La Liguria chiede altre risposte ai suoi problemi. —
