
Niccolò Carratelli
roma
Per Stefano Patuanelli non si deve guardare indietro, al Movimento delle origini. Non sarà una «battuta» di Beppe Grillo a modificare la linea politica. Avanti con Conte verso «l’assemblea ricostituente» di settembre, anche per rivedere la regola dei due mandati, che «può essere superata a livello locale», spiega il capogruppo 5 stelle al Senato. E avanti con il dialogo tra le opposizioni, per mostrare che «sui grandi temi il campo progressista la pensa allo stesso modo».
Dica la verità, l’affondo di Grillo contro Conte nel momento di difficoltà è stato un colpo basso…
«Grillo non rinuncerà mai a fare una battuta, è un comico nato e le battute le farà sempre. Dopodiché c’è una comunità politica, che ha i suoi organi decisionali e a quelli risponde il Movimento 5 stelle».
Come dire che le parole di Grillo lasciano il tempo che trovano. Però è il fondatore, il garante e detiene il simbolo del Movimento, non sono dettagli.
«Io parlo di decisioni politiche, c’è una filiera politica ben precisa, che ha indicato una direzione dopo un confronto ampio e aperto. A settembre ci sarà un’assemblea costituente o ricostituente, chiamiamola come vogliamo: il percorso è quello e non interessa gli organi di garanzia».
Quindi il Movimento non si è vaporizzato, come dice Grillo?
«Grillo ha sempre detto che il Movimento è biodegradabile e, di fatto, si è biodegradato. Ora bisogna capire dove lo portiamo».
Secondo Virginia Raggi, invece, si è snaturato a causa delle alleanze…
«A Virginia dico che, invece di essere così loquace dopo le elezioni europee, poteva fare un po’ di campagna elettorale in più».
Ha senso guardare indietro, al Movimento delle origini, che non era né di destra né di sinistra?
«Non ha più senso, la nostra posizione nel campo progressista è ormai netta e non si torna indietro. Di solito, chi dice “né di destra né di sinistra” è di destra».
Per Luigi Di Maio, invece, l’errore del Movimento è stato far cadere il governo Draghi. Risposta?
«No, casomai l’errore è stato prima, cioè anteporre quelli che pensavamo fossero gli interessi del Paese a quelli della nostra forza politica. Giorgia Meloni dall’opposizione ha accresciuto il suo consenso di un punto e mezzo percentuale per ogni mese di governo Draghi. L’errore è stato non rendersi conto che quel governo è stato fatto anche per demolire quello che avevamo costruito e stavamo costruendo noi».
A proposito di ricostruire, il Movimento cosa deve fare per ripartire dopo questa sconfitta elettorale?
«Serve una riflessione politica sui temi da portare all’attenzione del Paese. Evidentemente quelli su cui abbiamo puntato, pur non essendo sbagliati, non erano quelli adatti a scaldare gli elettori. Credo che questo sarà un dibattito serio da fare in queste settimane, in vista di quel grande momento di confronto che ci sarà a settembre».
Si discuterà anche di regole da cambiare, come quella del limite dei due mandati. Lei è tra quelli in scadenza con questa legislatura, che ne pensa?
«Penso che abbia un senso per i parlamentari, ma che sui territori possa essere tranquillamente superato. Chi conclude i due mandati in Parlamento e vuole tornare a fare politica nella propria Regione o nel proprio Comune deve avere la possibilità di farlo».
La piazza delle opposizioni unite è il punto di partenza dell’alternativa alla destra?
«È un momento di ripartenza dopo le Europee, in cui il centrosinistra mostra di aver capito che deve mobilitare i propri elettori prima di conquistarne altri, perché è chiaro che l’astensionismo ha colpito tutti noi. È un modo per far capire che sui grandi temi l’opposizione a questo governo di destra-destra c’è, il campo progressista è unito e la pensa allo stesso modo».
In realtà, ci sono vari temi su cui la pensate diversamente, no?
«Serve il dialogo, in un rapporto paritario, attraverso il reciproco riconoscimento delle diversità di ciascuna forza politica. Una comunione di intenti, non nel contrastare la destra, ma nel proporre al Paese qualcosa di diverso rispetto alla destra. Non basta la contrapposizione, serve la proposta, è quella parte lì che va accresciuta».
La Cassazione ha reso definitiva la condanna di Chiara Appendino per i fatti di piazza San Carlo a Torino: è il caso di valutare l’opportunità di un suo passo indietro da vicepresidente M5s?
«Assolutamente no, non ce n’è motivo. Quella di piazza san Carlo è una vicenda drammatica, ma mi chiedo come sia possibile che l’unico condannato per quella tragedia sia il sindaco. Rispettiamo la sentenza della magistratura, ma è chiaro che in questo modo non ci saranno più sindaci che autorizzano manifestazioni». —
