
Giuliano Gnecco / genova
Il pugno nello stomaco arriva da Vito Trojano, presidente della Società italiana di ginecologia e ostetricia (Sigo): «La denatalità in Italia è un problema drammatico. Le proiezioni che abbiamo ci dicono che, se il trend continuerà, nel 2225 nascerà l’ultimo italiano». Non è una provocazione: è un dato scientifico che si basa sugli indicatori demografici pubblicati ieri dall’Istat. In Italia continua inesorabile il trend del calo delle nascite, e la popolazione è sempre più anziana. E se il Paese piange, la Liguria si dispera.
In regione, infatti, si registra una fecondità di 1,16 figli per donna, al di sotto della media nazionale di 1,20, posizionandosi al dodicesimo posto nella classifica delle regioni italiane per numero medio di figli per donna. Sono state 8.300 le nascite nel 2023 in Liguria, in calo del -1,7% rispetto all’anno precedente: 4.600 a Genova (-0,4%), 1.300 a Savona (-3,6%), 1.200 ciascuna alla Spezia e a Imperia rispettivamente +0,7% e -7%. Il tasso di fecondità regionale è in calo sia rispetto all’1,20 del 2022 sia all’1,21 del 2021. L’età media del parto in Liguria è di 32,6 anni, al di sopra della media nazionale di 32,5 anni.
La Liguria si conferma la Regione più anziana d’Italia, con una quota di over 65 pari al 29% e una di ultraottantenni del 10,3%; solo il 6,4% della popolazione ha tra 0 e 9 anni. Nel 2023 la speranza di vita alla nascita dei residenti in Liguria si attesta a 81,1 anni per gli uomini (+0,7 rispetto al 2022), corrispondente alla media nazionale, e a 85,2 anni per le donne (+0,5% rispetto al 2022) corrispondente alla media nazionale, undicesima nella classifica delle Regioni italiane per entrambi i sessi.
Insomma, una Caporetto. E nel resto del Paese le cose vanno meglio, ma mica poi tanto. Le culle si svuotano: nel 2023 sono soltanto sei i neonati ogni mille abitanti. Dai dati provvisori, risulta che i nati sono 379.000, con un tasso pari al 6,4 per mille (in diminuzione rispetto al 6,7 per mille dell’anno precedente). In un anno si contano 14.000 bimbi nati in meno. Ma la diminuzione è clamorosa se si guarda al 2008, ultimo anno in cui c’è stato un aumento delle nascite: 197.000 neonati in meno (-34,2%). Il numero medio di figli per donna scende da 1,24 nel 2022 a 1,20 nel 2023, avvicinandosi sempre più al minimo storico di 1,19 registrato nel lontano 1995.
Dati che naturalmente sollevano preoccupazioni. «Grave. Anzi gravissima la situazione italiana», sostiene Adriano Bordignon, presidente del Forum Nazionale delle Associazioni Familiari. Che aggiunge: «Questo crollo demografico ci sta condannando a un futuro insostenibile dove non saremo in grado di far fronte a una spesa sanitaria crescente perché la popolazione attiva continua a calare. Ma anche la tenuta del sistema previdenziale è compromessa». Sulla stessa scia il presidente della Fondazione per la Natalità Gigi De Palo: «L’Istat ha confermato l’ormai rapido e inesorabile declino al quale è destinato il nostro Paese se non saranno attuate rapidamente delle politiche familiari ed economiche serie contro l’inverno d emografico» afferma. Secondo De Palo, «non c’è più tempo da perdere».
Le migrazioni dall’estero giocano un ruolo importante nel contesto demografico. Nel 2023, oltre a contrastare il calo della popolazione con un saldo migratorio che compensa, quasi del tutto, il saldo naturale negativo, contribuiscono a rallentare il processo di invecchiamento. L’unica, magra, consolazione. —
