
alessandro di matteo
roma
In Sardegna è stato “campo largo”, in Abruzzo “larghissimo”, ma in Basilicata sembra ormai un campo di battaglia quello delle opposizioni alla destra. Nemmeno la scelta dell’oculista Domenico Lacerenza come candidato presidente è riuscita a riportare la calma tra le forze di centrosinistra e anche ieri è stato un susseguirsi di riunioni per cercare di uscire da un caos che rischia di compromettere la corsa di Lacerenza prima ancora che inizi. Il problema è che l’accordo siglato con una triangolazione tra la segretaria dem Elly Schlein, il presidente del M5s Giuseppe Conte e Angelo Chiorazzo (il “civico”, imprenditore delle coop bianche su cui aveva puntato il Pd della Basilicata con Roberto Speranza), viene contestato sia a Roma – dal leader di Azione Carlo Calenda – che in Basilicata, da un pezzo dei dem lucani e Marcello Pittella, ex Ds, ex Pd, ora confluito in Azione e “uomo forte” nella regione.
Ieri mattina, addirittura, è partita una raccolta di firme online organizzata da Giovanni Petruzzi, coordinatore della mozione Cuperlo all’ultimo congresso Pd, per chiedere di ritirare la candidatura di Lacerena, minacciando anche di dare vita ad un «polo dell’orgoglio lucano» in caso di risposta negativa. Praticamente il rischio di una spaccatura del Pd locale che gli “ambasciatori” di Schlein – Igor Taruffi e Davide Baruffi, entrambi bolognesi e membri della segreteria nazionale Pd – hanno dovuto sventare usando le maniere forti.
I due erano già stati contestati duramente due settimane fa, quando erano stati inviati a Potenza per chiedere di andare oltre Chiorazzo, sostenuto dal Pd locale ma contestato dai 5 stelle. Allora la riunione era finita tra urla e insulti («Tornatevene a Bologna») con Baruffi che a un certo punto aveva alzato bandiera bianca: «Non ci sono le condizioni per continuare». La direzione però era proseguita senza i due “bolognesi” inviati da Schlein e aveva confermato il sostegno a Chiorazzo.
L’appoggio a Lacerenza ufficializzato mercoledì scorso è stato vissuto male, una cosa decisa a Roma passando sulla testa dei lucani, e per questo ieri mattina Baruffi e Taruffi hanno di nuovo dovuto immolarsi per riportare l’ordine, stavolta in video-conferenza e con una platea ristretta del Pd lucano. E il messaggio, racconta chi c’era, è stato perentorio. «Elly Schlein si è impegnata su Lacerenza, il nome non si cambia. Chi rompe il patto è fuori dal partito!». Un aut-aut che deve avere avuto qualche effetto, visto che la raccolta di firme di Petruzzi sul sito “Change. org” ieri sera alle 21 aveva totalizzato solo 12 adesioni.
Poco dopo la riunione Pd, poi, è stata la volta del tavolo di tutta la coalizione, questa volta aperto anche ad Azione. Calenda da mercoledì sera protesta, lamenta un «veto di Conte» nei suoi confronti, accusa la leader Pd di averlo tenuto all’oscuro del nome di Lacerenza, «l’ho saputo dalle agenzie». Alla riunione a Potenza, ieri, ha partecipato anche Pittella che, raccontano, avrebbe provato a rimettere tutto in discussione: Lacerenza «è una persona molto per bene – ha detto a un certo punto alla radio – ma non è un politico e in questo momento il centrosinistra avrebbe bisogno di mettere in campo un pezzo di classe dirigente». Dunque, niente appoggio.
Al tavolo, racconta chi c’era, Pittella avrebbe proposto una rosa di nomi, da scegliere tra figure civiche come lo stesso Chiorazzo o tra gli esponenti di Pd e M5s (per esempio il presidente della Provincia di Matera Piero Marrese per i dem, o il coordinatore regionale 5 stelle Arnaldo Lomuti). Ipotesi bocciata sia da M5s che dal Pd. In serata è stato lo stesso Giuseppe Conte a chiudere ogni spiraglio, quando a margine di una iniziativa gli è stato chiesto se fosse possibile un cambio in corsa del candidato: «Perché dovremmo cambiare? » ha chiesto.
Ma, secondo qualcuno, una riflessione la starebbe facendo “Basilicata casa comune”, il movimento di Chiorazzo. Ieri sera erano riuniti per valutare l’ipotesi ventilata da Azione di riproporre la candidatura dell’imprenditore delle Coop. Lui, all’ora di cena, al telefono assicurava: «Siamo riuniti, ma non ci sono novità».
Di certo Calenda a questo punto sembra pronto a scelte drastiche, la corsa solitaria con Pittella candidato o il sostegno a Vito Bardi di Fi. «Il tavolo politico mi pare sia fallito – ha detto in tv il leader di Azione – ora vedrò Pittella e decideremo cosa fare». Iv, invece, sembra già orientata a sostenere Bardi. «Decideranno – ha detto Matteo Renzi – i dirigenti di Iv Basilicata. Io ho un’antica amicizia con Bardi». Di certo, per il “campo largo” la campagna elettorale inizia male. —
