
In aula arriva la norma che vieta ai parlamentari di prendere soldi dall’estero. Meloni in difficoltà: evitare di spaccare la maggioranza
Giacomo salvini
Un confronto ufficiale tra le forze di maggioranza ancora non c’è stato. Ma la direzione che una parte della destra di governo vorrebbe prendere sul conflitto d’interessi è chiara: modificare in maniera sostanziale la legge presentata dal leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte sul conflitto d’interessi e incardinata in commissione Affari Costituzionali alla Camera. La norma, presentata l’11 gennaio scorso e incardinata in quota opposizione, modifica la vecchia legge Frattini del 2004 e prevede soprattutto una proposta già ribattezzata “anti-Renzi”: il divieto per parlamentari ed esponenti di governo di percepire denaro da e riconducibile a Stati esteri. Proposta che potrebbe mettere in difficoltà il leader di Italia Viva che, oltre a fare il senatore, ormai fa anche il conferenziere dall’estero e ha percepito soldi anche in qualità di consulente dell’Arabia Saudita. Renzi stesso, chissà quanto bluffando o meno, nelle ultime settimane si è detto disponibile a votare la legge.
Una norma che però sta creando perplessità all’interno della maggioranza: ad essere rimasta spiazzata è soprattutto la Lega di Matteo Salvini che non la considera una priorità e non condivide il contenuto della proposta. Soprattutto su due punti: il primo riguarda la norma che prevede che un sindaco, un presidente della provincia o un assessore non possa lavorare anche in ambito privato perché c’è il rischio che ciò interferisca “con l’imparzialità necessaria all’adempimento dei suoi specifici compiti”. Lo stesso vale per una forma estesa di incompatibilità tra le cariche negli enti locali e nel privato. Il secondo problema, per il Carroccio, è la stessa norma anti-Renzi. Due dirigenti del partito spiegano che la norma potrebbe essere usata politicamente contro la Lega a partire dall’accordo con il partito Russia Unita. Legami che comunque il Carroccio ha sempre sempre smentito, ritenendo quell’accordo non rinnovato. Insomma a via Bellerio si parla di una legge “propagandistica” che servirà per “fare campagna elettorale anche contro Salvini”, dice un dirigente leghista.
Per questo nelle prime interlocuzioni di maggioranza la Lega avrebbe proposto, anche se non ufficialmente, una strategia: approvare il testo base in commissione Affari Costituzionali alla Camera per poi mandarla in aula e votare contro per affossare la legge. Un tentativo che però al momento sembra non essere riuscito per il volere di Forza Italia e Fratelli d’Italia che sarebbero più propense a modificare anche in maniera pesante la norma, ma senza eliminarla del tutto.
Giovedì prossimo scadono in commissione i termini per presentare gli emendamenti: l’idea è quella di presentare proposte di modifica comuni a tutta la maggioranza.
Nello specifico Forza Italia, storicamente contraria a leggi sul conflitto d’interessi che potessero colpire Silvio Berlusconi, sarebbe intenzionata a modificare la legge su alcuni aspetti: ridurre o eliminare il periodo di “raffreddamento” di un anno per un parlamentare che, non rieletto, non potrà accettare compensi superiori a 5 mila euro, ma soprattutto rivedere la norma sugli enti locali per evitare di penalizzare sindaci e amministratori. L’altra idea è quella di allentare le norme sui trust per eliminare formalmente il conflitto d’interessi.
La premier non ha ancora preso una posizione ufficiale e in FdI si sta cercando un equilibrio per evitare di spaccare la maggioranza. Meloni sa che questo è un tema molto popolare e difficilmente potrà dire di “no” alla legge fornendo un assist a Conte per le europee, ma allo stesso tempo deve trovare una sintesi con Forza Italia e Lega. Il relatore in commissione Affari Costituzionali, il forzista Paolo Emilio Russo, spiega che l’intenzione della maggioranza è quella di “approvare una legge equilibrata armonizzando le idee di Conte alle nostre”. A metà marzo il testo arriva in aula.
