IL COLLOQUIO

niccolò carratelli
roma
Giuseppe Conte arriva a Cagliari e va diretto in albergo. Si chiude in camera e segue lo spoglio, incrociando i dati pubblici forniti in tv e sui siti, con i numeri che arrivano dai rappresentanti di lista M5s ai seggi. È presto per andare al comitato elettorale di Alessandra Todde, un po’ perché «deve essere lei a parlare e a prendersi la scena», spiega ai suoi collaboratori, ma, soprattutto, perché alle nove di sera la vittoria non è ancora blindata.
La soddisfazione per un risultato oltre le attese, però, è già forte. E, al telefono con La Stampa, il presidente 5 stelle anticipa i commenti: «Alessandra ha fatto una campagna straordinaria, senza risparmiarsi, sempre tra la gente – dice –. Io stesso sono stato tre giorni in Sardegna e abbiamo toccato con mano i problemi dei cittadini, ma anche l’entusiasmo e la voglia di voltare pagina». Non vuole dare l’impressione di cercare di intestarsi la vittoria, anzi ribadisce di «non aver mai fatto una telefonata per imporre la candidatura di Todde, è stato un percorso e un trionfo nato in Sardegna, è merito loro». A lui basta aver messo la sua firma sulla conquista della prima Regione nella storia del Movimento e aver impresso il simbolo 5 stelle sul primo vero successo elettorale del fronte progressista. A proposito, la Sardegna può rappresentare uno spartiacque nella prospettiva di alleanza con il Pd? Conte è attento a non concedere troppo: «Abbiamo costruito con le forze progressiste una proposta di svolta per la Sardegna credibile, concreta, meditata sulle reali esigenze delle comunità locali e che i cittadini hanno premiato». Questo, però, non significa necessariamente che lo stesso percorso vincente possa essere avviato in tutte le realtà che andranno al voto nei prossimi mesi, dalla Basilicata al Piemonte, passando per Firenze. «Per noi la strada è “il campo giusto”, un campo che nasce sulla base di un confronto serio e su un progetto credibile, in Sardegna è prevalso il metodo del campo giusto – ragiona Conte –. È la dimostrazione che non esistono campi larghi costruiti artificiosamente solo per spartirsi il potere. Esiste invece un campo che nasce dalla fatica e dalla serietà del confronto».
All’ex premier non piace sentire parlare di «modello sardo» o di «laboratorio», anche perché «ogni territorio ha una storia a sé, con le sue specificità e difficoltà». Lui stesso ha iniziato a credere davvero a una vittoria in Sardegna solo una decina di giorni fa. Proprio quando è tornato dal suo tour di tre giorni nell’isola, dopo aver osservato una partecipazione che non si aspettava. Poi ieri legge i primi dati e vede profilarsi un testa a testa impensabile fino a qualche settimana fa, per di più con la candidatura ostile di Renato Soru. Così, nel primo pomeriggio, decide di andare a prendere un aereo per Cagliari, anche se sul sito della Regione Sardegna risulta scrutinato solo un terzo delle sezioni e Paolo Truzzu è in leggero vantaggio. Ma i dati delle città, da Cagliari a Sassari lasciano ben sperare e, comunque, «è giusto andare ad abbracciare Alessandra per quello che è riuscita a fare – spiega ai suoi collaboratori – anche in caso di una sconfitta di misura, ha ottenuto un risultato straordinario». Perché il M5S, di solito, nelle elezioni locali non brilla, a livello regionale ha sempre collezionato percentuali trascurabili, mentre stavolta sull’isola si afferma come terza forza politica dietro a Pd e Fratelli d’Italia.
«Nessuno si immaginava una sfida così aperta, di questo dobbiamo essere orgogliosi», sottolinea Conte. Quando l’ex premier si imbarca all’aeroporto di Fiumicino, lo spoglio ufficiale è a metà, con Truzzu ancora in lieve vantaggio.
In fila per salire sul volo Ita delle 18 trova Elly Schlein: la segretaria Pd ha puntato forte sulle elezioni sarde e non vuole lasciare la possibile ribalta a Conte. In attesa al gate si scambiano le informazioni che arrivano dai loro rappresentanti di lista ai seggi: «Mancano ancora i dati delle città, stanno ritardando apposta a inserirli, per scavallare i Tg della sera», avverte la segretaria Pd. «Vedrai che quando atterriamo i numeri saranno cambiati, con Cagliari e Sassari vinciamo», pronostica il leader M5s. Sull’aereo sono seduti distanti, ognuno con il proprio staff, ma si ritrovano una volta scesa la scaletta nello scalo di Elmas. Si sorridono, entrambi hanno già controllato gli aggiornamenti sui rispettivi smartphone: Todde è avanti, il sorpasso è compiuto, ora bisogna solo aspettare che la forbice si allarghi e lo scrutinio avanzi. È una vittoria maturata ad alta quota, forse anche il «campo giusto» della sinistra, ora, può spiccare il volo. —