IL PRESIDENTE M5S RIFIUTA LA COLLABORAZIONE E ATTACCA: “IN PASSATO TG A LORO FAVORE. L’AMICHETTISMO DI DESTRA VALE QUELLO DI SINISTRA”

niccolò carratelli
roma
Altro che sit-in insieme in viale Mazzini. Sulla Rai Elly Schlein e Giuseppe Conte si prendono a schiaffi come non avveniva da un po’ di tempo. Il presidente 5 stelle per un paio di giorni glissa sull’invito arrivato dalla segretaria Pd da Cassino: una protesta congiunta il 7 febbraio sotto la sede della tv pubblica e l’avvio del confronto tra le forze di opposizione per costruire una proposta unitaria di riforma della governance Rai, sul modello della battaglia per il salario minimo. Lascia che a chiudere la porta, a nome del Movimento, sia la presidente della Commissione di Vigilanza, Barbara Floridia: fare una proposta solo come opposizioni, «sarebbe fare i conti senza l’oste, ci porterebbe a un nuovo vicolo cieco», avverte la senatrice. Senza risparmiare una frustata al Pd, perché «la premier sta facendo quello che la legge fatta dal Pd di Renzi le consente e che gli altri, ad eccezione del M5s, hanno fatto quando erano al governo».
Parole che agitano le chat dei parlamentari dem, innescando una replica stizzita: «Volevamo provare ad affrontare insieme il problema, visto che Elly Schlein ha la credibilità necessaria per farlo, non avendo mai partecipato a lottizzazioni del passato – commentano fonti Pd –. Evidentemente a Conte piace “TeleMeloni”, è incerto su chi scegliere tra Biden e Trump, ma sulla Rai ha una posizione molto chiara». Riferimento velenoso alla sostanziale equidistanza mostrata dal leader M5s in tv da Fabio Fazio, alla domanda su chi preferirebbe tra l’attuale presidente americano e il suo predecessore (e aspirante successore). Un’ambiguità già emersa, tempo fa, di fronte alla richiesta di scegliere tra Macron e Le Pen in Francia e su cui il responsabile Esteri del Pd, Peppe Provenzano, è lapidario: «Trump ha attentato alla democrazia ed è la negazione di ogni valore progressista – dice –. Se Conte non sa scegliere tra lui e Biden vuol dire che non ha risolto il nodo della natura politica del M5s». Ancora più duri Carlo Calenda e Matteo Renzi, per i quali l’ex premier è «un populista», «un uomo senza dignità», «una banderuola» e «come può il Pd considerarlo un partner affidabile».
Dubbio che forse è affiorato anche al Nazareno dopo che Conte ha deciso di uscire allo scoperto e attaccare sulla questione Rai dal suo profilo Facebook. Invitando il «caro Pd» a «mettere da parte l’ipocrisia», perché «non è credibile il sit-in di un Pd indignato, che finge di non sapere che la governance Rai è assoggettata al controllo della maggioranza di turno grazie alla riforma imposta dal Pd renziano nel 2015». Lui a viale Mazzini non andrà, non tornerà sui passi di Beppe Grillo, che nel 2013 chiamò a raccolta tutti proprio lì, sotto la pioggia, per protestare «contro le menzogne della tv pubblica». Oggi, invece, stracciarsi le vesti per un titolo del Tg1 («mille euro per tutti gli anziani») non serve: «Lanciare allarmi democratici a giorni alterni e prendere di mira il singolo servizio giornalistico non può essere la soluzione», scrive Conte, che è in ottimi rapporti con il direttore del Tg1 Gian Marco Chiocci. E usa la mano pesante, continuando a rinfacciare a Schlein le responsabilità del passato, perché «non sarà facile eguagliare il record dei servizi accortamente confezionati negli anni per soffiare il vento del consenso a favore del Pd» e «l’amichettismo della destra vale quello della sinistra».
Schlein registra tutto, ma decide di non rispondere direttamente, spiegano ancora fonti dem, «né agli attacchi di Conte né a quelli di Wanna Marchi», che in radio a Un giorno da pecora, ha detto di non apprezzare la segretaria Pd, che l’ha citata per attaccare Meloni. Accostamento voluto anche questo tra il leader 5 stelle e l’imbonitrice tv? «Per noi l’avversario da battere resta questa maggioranza e il governo di Meloni – assicurano i capigruppo dem Francesco Boccia e Chiara Braga – siamo sinceramente sorpresi che il Pd sia diventato l’oggetto delle polemiche strumentali di Conte». Nel partito, però, c’è chi sottolinea il «solito» atteggiamento di Conte sulla Rai, più improntato al dialogo con la maggioranza. E ricordano le votazioni del Cda di viale Mazzini sui nuovi vertici della tv pubblica e sulle nomine dei direttori di testate e generi, quando il consigliere in quota 5 stelle, Alessandro Di Majo, si era astenuto per dimostrare un’apertura di credito da parte del Movimento. Stesso discorso per l’approvazione del parere della commissione di Vigilanza sul nuovo contratto di servizio: opposizioni contrarie, M5s a favore. Tutti precedenti su cui dem e 5 stelle si erano punzecchiati, compresi i sospetti di accordi sottobanco per le poltrone Rai. Ora lo scontro si è infiammato. E, guarda caso, oggi pomeriggio Schlein e Conte si ritroveranno seduti vicini, alla presentazione del libro dell’ex ministro Roberto Speranza. —