NESSUN COMMENTO SUI RIFERIMENTI DEL CAPO DELLO STATO ALLE SCELTE DI MUSSOLINI DAL 1995 A OGGI L’INTERVENTO DEL PRESIDENTE MATTARELLA AL QUIRINALE IN OCCASIONE DELLA GIORNATA DELLA MEMORIA “ISRAELE HA SOFFERTO IL TURPE TENTATIVO DI ESSERE CANCELLATO, NON NEGHI A UN ALTRO POPOLO UN DIRITTO “

luca monticelli
roma
La cerimonia al Quirinale per il Giorno della memoria comincia con un video del 18 settembre del 1938, con Mussolini che, in piazza Unità a Trieste, annuncia le leggi razziali. Quando prende la parola Sergio Mattarella, il suo discorso inizia con una citazione di Primo Levi: «La storia della deportazione e dei campi di concentramento non può essere separata dalla storia delle tirannidi fasciste in Europa: ne rappresenta il fondamento condotto all’estremo, oltre ogni limite della legge morale che è incisa nella coscienza umana». Con queste parole, ricorda il presidente della Repubblica, «Primo Levi scolpiva il giudizio sulle radici e sulle responsabilità del più grave sterminio compiuto nella storia dell’umanità». In prima fila, ad ascoltarlo, la premier Giorgia Meloni, i presidenti delle Camere Ignazio La Russa e Lorenzo Fontana, e tanti ministri, da Tajani a Piantedosi, fino a Sangiuliano, Crosetto e Abodi.
Il Capo dello Stato chiede al Paese di fare i conti con la Storia: «Non si deve mai dimenticare che l’Italia adottò durante il fascismo, in un clima di complessiva indifferenza, le ignobili leggi razziste: il capitolo iniziale del terribile libro dello sterminio; e che gli appartenenti alla Repubblica di Salò collaborarono attivamente alla cattura, alla deportazione e persino alle stragi degli ebrei». Parla di «virus micidiali» come «le ideologie di superiorità razziale, il nazionalismo predatorio, il culto della personalità e del capo».
La cerimonia di quest’anno è dedicata ai Giusti tra le nazioni, persone che hanno rischiato la propria vita per mettere in salvo cittadini ebrei dalla furia omicida nazifascista. Al Quirinale, tra i tanti, vengono ricordati Giorgio Perlasca e Gino Bartali. «Di fronte alla barbarie, tutte queste persone non hanno girato la testa», continua Mattarella. Ma onorare «doverosamente i Giusti non deve far dimenticare i tanti, troppi ingiusti: i pavidi, i delatori per denaro, per invidia o per conformismo; i cacciatori di ebrei, gli assassini, gli ideologi del razzismo. Non c’è torto maggiore che si possa commettere nei confronti della memoria delle vittime che annegare in un calderone indistinto le responsabilità, o compiere operazioni di negazione o riduzione delle colpe».
La Shoah è «il più abominevole dei crimini», «cui null’altro può essere parificato», rimarca il Capo dello Stato, che vede nei massacri compiuti da Hamas il 7 ottobre «una raccapricciante replica degli orrori della Shoah». In risposta alla recrudescenza dell’antisemitismo dice che «la Repubblica non tollererà in alcun modo minacce, intimidazioni e prepotenze nei confronti delle comunità ebraiche». Il Medio Oriente è centrale nel messaggio di Mattarella: «Siamo e saremo sempre impegnati per la sicurezza di Israele. Sentiamo crescere in noi l’angoscia per gli ostaggi nelle mani crudeli di Hamas. L’angoscia sorge anche per le numerose vittime tra la popolazione civile palestinese nella striscia di Gaza». Una reazione militare «con così drammatiche conseguenze sui civili, rischia di far sorgere nuove leve di risentimenti e di odio. Può accrescere gli ostacoli per il raggiungimento della pace. Coloro che hanno sofferto il turpe tentativo di cancellare il proprio popolo dalla terra – evidenzia il presidente della Repubblica – sanno che non si può negare a un altro popolo il diritto a uno Stato».
A Sami Modiano, sopravvissuto ad Auschwitz, la platea ha tributato un lungo applauso, e lui, dopo aver dialogato con due studenti sul suo impegno di testimone, si è alzato in piedi e ha mandato baci ai presenti, per poi unire le braccia portandole al petto, come per abbracciare tutti. Un gesto che ha commosso la premier Giorgia Meloni, che alla fine dirà di essere «preoccupata» per le manifestazioni pro Palestina. «Come si celebra oggi il Giorno della memoria se ci sentiamo dire che i lager sono in Medio Oriente e il gas è quello della cultura ebraica?», si chiede la presidente Ucei Noemi Di Segni, che vede il rischio di una memoria «svuotata, che affievolisce le coscienze attenuando le responsabilità. Che ripropone antichi pregiudizi, che sussurra un “mai più” solo ai sei milioni di morti ma non lo riconosce come diritto ai vivi».
La giustizia, ricorda Simonetta Della Seta, presidente del gruppo di lavoro Memoriali e Musei dell’Ihra, «è un atto portante nell’ebraismo, anche il concetto di pace non può essere scisso da quello di giustizia».
L’allarme antisemitismo viene rilanciato anche dal ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara: «La persecuzione e l’annientamento dell’ebreo in quanto ebreo si ripresenta sotto nuova veste, mai come oggi la chiamata alla coscienza individuale del Giusto deve farsi memoria comune». —