luisa barberis
savona
Dagli studi gratuiti per visitare all’alloggio in cui abitare, fino al “reclutamento” sui banchi dell’Università. Sono solo alcune delle misure incentivanti, che si stanno facendo strada nel mondo della sanità per attirare professionisti al lavoro. All’appello non mancano solo medici, ma anche infermieri, oss e farmacisti e ora si fa strada un nuovo fenomeno: la “compravendita” delle poche figure professionali rimaste.
Emblematica è la situazione di Altare. In servizio sono rimasti due soli medici di famiglia, ma uno non ha disponibilità, visto che ha già alzato il massimale, l’altro vorrebbe andare in pensione, ma continua a spostare in avanti la data, perché non si trova un sostituto. Ieri la consigliera comunale di opposizione Rita Scotti ha protocollato una mozione, chiedendo all’amministrazione di attivarsi per mettere a disposizione dei medici l’ambulatorio di proprietà del Comune, alleggerendo così i costi di avvio dell’attività, nella speranza di attirare qualche camice bianco. «Offrire un ambulatorio è stata la prima cosa alla quale noi e Avis abbiamo pensato tempo fa – spiega il sindaco Roberto Briano -. L’anno scorso una persona era persino venuta a vedere i locali, ma poi ha rifiutato l’incarico. Il problema non è dare il locale, bensì individuare un medico». La stessa Asl da tempo ha attivato una foresteria per i dipendenti, in modo da incentivare i giovani medici che prendono servizio nel Savonese e che, dovendosi spostare da altre città, possono contare subito su un posto dove vivere. Ma la stessa misura spopola sul territorio. «Nelle strutture è in atto una ricerca serrata alle figure professionali – intervengono Stefania Druetti per la Cgil e Giovanni Oliveri per la Cisl -. Dove si può, tutti cercano di dare agevolazioni in più per assicurarsi personale: vengono proposti contratti migliori, a tempo pieno e indeterminato, condizioni economiche o logistiche che possano incentivare le persone. Il problema è che non ci sono oss o infermieri senza lavoro, così le società vanno veramente a contrattare Il dramma è che parliamo di persone e con pochi operatori, diminuiscono anche i minuti da dedicare a ogni anziano».
La crisi di professionisti non risparmia le farmacie, ma con alcune differenze rispetto agli altri settori. «Anche i farmacisti stanno vivendo una crisi di vocazioni – spiega il presidente dell’Ordine Giovanni Zorgno -. Avremmo bisogno di almeno un centinaio di figure in più. Non solo non ci sono laureati, o almeno non in numero sufficiente per rispondere al fabbisogno del Savonese, ma questa crisi si manifesta proprio nel momento in cui le farmacie hanno aumentato i servizi. Nel Savonese il 2023 si è chiuso con 554 iscritti all’Ordine, nel 2022 erano 544. I dati sono in linea, ma le farmacie di oggi erogano una marea di servizi in più del passato, dai vaccini agli esami, perciò abbiamo bisogno di più professionisti». —