
IL RICORSO È FIRMATO DAL GIURISTA AMBIENTALE MARCO GRONDACCI
silvia campese
savona
«Siamo venuti a vivere a Savona, da Asti, per la bellezza del mare e per la qualità di vista. Per questo, la scelta di realizzare il rigassificatore a due chilometri dalla costa, vicino al Santuario dei cetacei, ci fa ancora più arrabbiate. Soprattutto, non ne comprendiamo il senso».
Gabriele Bozzetti e la moglie Roberta Musso sono in coda per firmare la petizione contro il rigassificatore, da inviare al Parlamento europeo. «Non ci aspettavamo così tanta gente né di doverci mettere in coda», commenta un signore, alla libreria Ubik di corso Italia, una delle cinque sedi in cui sono disponibili i fogli della petizione. In soli due giorni, alla libreria Ubik sono state raccolte oltre 700 firme: un dato a cui vanno sommati i fogli compilati nelle altre sedi di raccolta. Già superato il migliaio. Un afflusso inaspettato che, nella giornata di ieri, è proseguito come un pellegrinaggio. Uomini, donne, giovani e anziani: tutti molto motivati. «Sto seguendo con attenzione la vicenda – dice Iolanda Bovano, di Varazze-. Mi preoccupano, soprattutto, le possibili ripercussioni sull’ambiente: le rassicurazioni non mi hanno convinta per niente. La politica, poi, si riempie la bocca parlando di transizione energetica: un tale impianto appare come un passo indietro di decenni». Secondo Piera Bertone «non va sottovalutato nemmeno il rischio incidenti. Il rigassificatore è vicinissimo alla costa. Spiace che non ci sia, tra tutti i cittadini, la stessa attenzione: ciascuno dovrebbe fare la propria parte».
La signora Owen Eirian Mair, residente ormai da anni a Savona, è da sempre impegnata nella tutela dell’ambiente. «Una scelta inaccettabile e inspiegabile. Sono contraria: spero che a petizione possa servire».
Secondo Gabriele Bozzetti, «sono state fornite indicazioni sbagliate. Non è vero che il costo del gas diminuirà con la collocazione del Golar Tundra in quest’area. Al contrario, il territorio subirà un pesante danno dal punto di vista del turismo. Dopo tanti anni la città stava trovando una propria vocazione turistica: tale scelta potrebbe danneggiare gravemente il percorso intrapreso. Troppi cittadini sono convinti che una battaglia contro un colosso come Snam sia perdente in partenza: noi la pensiamo diversamente. Per questo siamo qui».
La speranza dei cittadini è che la petizione, scritta dal giurista ambientale Marco Grondacci, vada a segno. Il documento, indirizzato alla Commissione per le petizioni e lungo 30 pagine, ipotizza “numerose violazioni delle norme comunitarie” nell’iter “ma anche delle modalità istruttorie con le quali il suddetto procedimento è stato ad oggi impostato”. C’è tempo sino a lunedì per formare. —
