REDDITI DELLA DISCORDIA

Il più e ricco e il più povero se ne sono dette di tutti i colori. Ma anche gli altri sono entrati nella disputa. Matteo Renzi, che ha dichiarato più di tutti (3,2 milioni), ha attaccato Giuseppe Conte, che ha dichiarato meno di tutti (24 mila euro). Maurizio Gasparri (262 mila euro) se l’è presa con Conte e Carlo Calenda (85 mila euro) con l’ex alleato Renzi. «Non mi vergogno di pagare in un giorno il triplo di quello che Giuseppe Conte ha pagato in un anno – ha scritto Renzi sui social – Perché chi paga le tasse non si vergogna mai». Ruvida la replica del presidente del M5s: «Ho evitato di spendere il patrimonio di conoscenze accumulato quando ero premier per ottenere incarichi al soldo di governi stranieri e fondi sovrani. Cosa, questa, che ritengo assolutamente inaccettabile e immorale». Duro anche Calenda: «Caro Renzi, ci dobbiamo vergognare perché non prendiamo soldi da autocrati, imprenditori, lobbisti mentre veniamo lautamente pagati dai cittadini italiani per svolgere una funzione pubblica? Goditi i tuoi soldi serenamente ma non farci la morale». In un lungo post dal titolo “Sul mio reddito polemiche dell’altro mondo”, Conte ha spiegato: «Vivo dello stipendio di parlamentare»: la dichiarazione si riferisce infatti al 2022, quindi i 24 mila euro riguardano i due mesi mezzo della legislatura, che è iniziata a ottobre. «Da inizio 2021 ho svolto attività politica con il M5s e non ho chiesto né ricevuto nessuna retribuzione. Ho fatto voto di povertà? No. Per fortuna la mia lunga carriera di professore e di avvocato mi ha permesso di condurre una vita agiata». —