LA SEGRETARIA SCHLEIN: “LA DESTRA HA AMICI CHE SONO NEMICI DELL’ITALIA”

Serena Riformato
Roma
La voce del leader del M5S Giuseppe Conte tuona nell’aula di Montecitorio, il microfono stride, la frase si strozza: «Sul Mes, signor presidente del Consiglio, la decide lei la ratifica, di che cosa ha paura? L’approva o non l’approva? Non ci giri intorno, non ha più tempo di scaricare sugli altri, assumetevi le responsabilità». La discussione sulle comunicazioni della premier in vista del Consiglio europeo del 14 e 15 dicembre, partita nella calma istituzionale, diventa alle ultime battute un corpo a corpo con le opposizioni. Giorgia Meloni accusa Conte di aver consentito alla ratifica del Mes, durante il suo secondo governo, «con il favore delle tenebre», «senza mandato parlamentare e un giorno dopo essersi dimesso, quando era in carica solo per gli affari correnti». Chiama il Superbonus, «superbuffi», il romanesco per i debiti. Il leader del M5S, quand’è il suo turno, ironizza: «Non so perché la presidente Meloni quando parla di Mes si agita, diventa paonazza. Forse perché è stato introdotto nell’agosto 2011 con Berlusconi presidente del Consiglio, Meloni ministro della gioventù, sempre gli stessi». Conte chiede alla premier di «adottare provvedimenti nei confronti» della ministra del Turismo Daniela Santanché e dei sottosegretari Andrea Delmastro e Vittorio Sgarbi. Il tono dell’intervento si alza gradualmente fino all’urlo: «Basta con questo degrado istituzionale».
La segretaria del Pd Elly Schlein, dopo di lui, esordisce con un tributo al “ribelle” della Scala: «Viva l’Italia antifascista, sentite come suona bene, consiglierei di pronunciarla insieme a noi anche a Meloni e al sottosegretario Delmastro che cita le frasi di Mussolini». E sul Mes torna a ripetere: «Non è possibile bloccare il resto d’Europa, perché non ratificare significa impedire agli altri paesi di accedervi, se non lo sa, Meloni dovrebbe cambiare mestiere». La segretaria dem accusa il governo di coltivare in Europa «amici nemici degli interessi italiani» e di non aver «fatto asse con i Paesi che hanno situazioni più simili» all’Italia per «antipatie», esponendoci al rischio del «ritorno dell’austerità». Ricorda la partecipazione del leader del partito post franchista Vox alla festa di FdI e va all’affondo: «Santiago Abascal sarà ad Atreju: lo apprendiamo da un servizio del Tg1 degno del Minculpop», punge la segretaria. «Dirà anche ad Atreju che Sanchez va appeso per i piedi? Lo chiediamo perché Meloni non ha detto nulla su quelle parole». —