SECONDO L’ACCUSA HA ATTACCATO REPORT PER UN’INCHIESTA CHE LO RIGUARDA

ANTONIO BRAVETTI
ROMA
Più che la staffetta, una fuga. Scoppia il caso Gasparri. Il Movimento 5 stelle punta il dito contro l’ex ministro, che avrebbe lasciato la vicepresidenza del Senato non per un cambio con Licia Ronzulli, ma perché in arrivo un’inchiesta di Report che lo mette sul banco degli imputati. Maurizio Gasparri, sostiene la trasmissione di Rai 3, non avrebbe comunicato al Senato il suo incarico ai vertici di una società che si occupa di cybersicurezza, che nel frattempo si è aggiudicata una serie di commesse. «Uno scenario inquietante – dicono dal partito di Giuseppe Conte – Gasparri deve fare chiarezza».Da martedì l’ex ministro non è più vicepresidente del Senato, ha lasciato l’incarico, al suo posto è stata eletta Ronzulli e lui è diventato capogruppo dei senatori di Forza Italia. Una staffetta, la motivazione ufficiale. C’è dell’altro, secondo i Cinque stelle. Dell’inchiesta, sostiene Report, Gasparri sa da tempo, «ben 22 giorni prima di chiedere la convocazione» in Vigilanza Rai di Sigfrido Ranucci. Quell’audizione, incalzano ora i Cinque stelle, è stato uno «show intimidatorio» nei confronti del giornalista. Cognac e carote. Tutto perché il senatore azzurro sapeva delle scoperte fatte dalla trasmissione. «Si tratta di Cyberealm – rivela Report nell’inchiesta che dovrebbe andare in onda tra un paio di settimane – una misteriosa società di sicurezza informatica, di cui Gasparri è presidente. Ne fanno parte manager e collaboratori, sia ufficiali che occulti, con un passato imbarazzante e legati ai servizi segreti di altri Paesi. Alcuni di loro in questo momento sono impegnati materialmente nel conflitto israelo-palestinese in attività sensibili. Gasparri ha di fatto tessuto per loro relazioni istituzionali per l’assegnazione di commesse tenendo all’oscuro il Senato. Commesse che riguardano tutti i suoi ruoli istituzionali». I Cinque stelle attaccano a testa bassa: «Gasparri siede in commissione di Vigilanza, dove si è reso protagonista di uno show penoso contro Report ben sapendo che stava svolgendo un’inchiesta su di lui, e siede in commissione Esteri e Difesa, che molto ha a che fare con le decisioni e le commesse in materia di cybersicurezza. Pensa davvero Gasparri che essersi dimesso da vicepresidente del Senato lo sollevi dal dovere di fare chiarezza sulle proprie attività parallele?», domanda la vicepresidente del gruppo Alessandra Maiorino. Di «scenario inquietante» parla Dario Carotenuto, capogruppo in Vigilanza Rai. «Sorge forte il dubbio – sostiene – che il suo show in Vigilanza, con tanto di carota e cognac dopo aver imposto la convocazione di Ranucci, fosse finalizzato a gettare discredito sulla trasmissione per far credere che l’inchiesta sia una “vendetta” nei suoi confronti per la convocazione, quando invece sarebbe esattamente il contrario. La sua stessa presenza in commissione non sarebbe più compatibile, perché saremmo di fronte a un inaccettabile uso privatistico di una istituzione». —