Luca de Carolis
In una sala stipata di parlamentari e di rappresentanti di varie categorie in difficoltà, Giuseppe Conte presenta la sua contromanovra finanziaria, una sfilza di misure che vorrebbe essere anche una tentazione per le anime inquiete di centrodestra. E parte da una metafora che confina con l’iperbole: “Giorgia Meloni ha preparato una manovra da lacrime e sangue, eppure aveva una Ferrari in mano: ora ci porta verso il vicolo cieco della crescita zero”. Bolide o utilitaria che fosse il governo da lei ereditato, Conte giura che si potrebbe fare molto meglio di questa maggioranza “preda delle lobby”. Assieme ai capigruppo Stefano Patuanelli e Francesco Silvestri e alla deputata Daniela Torto presenta l’ipotetica legge di Stabilità a 5Stelle. Partendo dagli incentivi alle imprese – “il governo toglierà loro 1 miliardo” assicura Patuanelli – per proseguire con misure care al M5S: dallo sblocco dei crediti per il Superbonus a 4 miliardi in più per la sanità e a altre risorse per l’abbattimento delle liste sanitarie, punti su cui presenteranno emendamenti assieme a Pd e Avs (“invece Azione si è sfilata”, ricorda l’ex premier). Per passare “allo stop al taglio delle pensioni” e al ripristino del vecchio reddito di cittadinanza, fino a un “pacchetto taglia-mutui” e ovviamente al salario minimo legale di 9 euro all’ora (“lo vareremo quando torneremo al governo” promette Silvestri). Ma dove prenderebbero i soldi? “Innanzitutto dalle tasse sugli extraprofitti da energia, gas, assicurazioni, settore farmaceutico e armi”, spiegano i 5Stelle. Aggiungendo il taglio agli sprechi, “perché solo il Ponte di Messina costa 11 miliardi”. Però il punto è innanzitutto politico. Così il Fatto chiede a Conte se si aspetta che a destra appoggino almeno qualcuno dei quasi mille emendamenti del M5S alla manovra, visto il divieto di Palazzo Chigi di presentarne per il centrodestra. L’avvocato non si sbilancia: “Non so se ci sono spiragli, di certo con le imposizioni di Meloni sulla manovra siamo a un premierato di fatto”. Ma i 5Stelle sperano che le esche disseminate tra le proposte funzionino in Senato. Specialmente sul Superbonus, su cui figure trasversali della maggioranza sono delle stessa idea del M5S. “Molti cantieri aperti da tempo non ce la faranno a completare i lavori per il 31 dicembre”, ricorda non a caso Patuanelli. Ma anche la tassazione degli extraprofitti per le banche, di fatto abiurata dal governo, potrebbe richiamare qualche eletto di centrodestra.

