
Nomi targati Meloni & c., oggi in audizione
Luca De Carolis e Wanda Marra
Uniti a sostegno del diritto di sciopero. Ma anche e magari soprattutto di Maurizio Landini, interlocutore e collante naturale di Pd e Cinque Stelle, gli ex giallorosa che si cercano sempre più spesso, ma sovente si pungono.
Però ora c’è da rispondere assieme a Matteo Salvini e alla maggioranza che mirano alla gola di Cgil e Uil, cioè dei sindacati, nemici necessari per le destre che hanno urgenza di avversari simbolici anche per coprire divisioni e difficoltà sulla manovra. Certo, il tema è scivoloso, ammettono i fu giallorosa. “Lo sciopero non è popolare” riconoscono fuori microfono in diversi. Così a oggi, non si sa se Giuseppe Conte ed Elly Schlein saranno in piazza con i sindacati. Anche se per i dem è certa la presenza di Marco Sarracino alla manifestazione di Napoli e quella di Arturo Scotto in piazza del Popolo a Roma, il 17 novembre. Però l’attacco di Salvini è troppo virulento. Così alla Camera il Pd chiede e ottiene la convocazione per questa mattina presso le commissioni congiunte Lavoro e Trasporti della presidente della commissione di garanzia sugli scioperi, Paola Bellocchi. A innescare tutto è una lettera al presidente della commissione Lavoro, Walter Rizzetto (FdI), dei cinque membri dem della commissione. La Lega reagisce accusando il Pd di “ignobile linciaggio ai danni del Garante”. Ma Rizzetto fissa l’incontro, e il dem Scotto può rivendicare: “Il Garante dovrà rendere conto della sua scelta, dopodiché è chiaro che la destra vuole limitare il diritto di sciopero”. Ma in Transatlantico aleggiano anche le polemiche sulla composizione della commissione di garanzia, organo di cinque membri scelti per legge dai presidenti delle Camere.
A scorrerne nomi e curriculum, il sospetto delle opposizioni è che ci sia troppa affinità con il governo. Di certo l’avvocato Peppino Mariano è stato consulente in materia di lavoro di Giorgia Meloni, quando l’attuale premier era ministro della Gioventù. In più ha un’antica amicizia con il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Giovanbattista Fazzolari, risalente a quando entrambi militavano in Fare Fronte, il movimento universitario missino. Storia diversa dall’economista ed esperto di politiche del Lavoro Paolo Reboani, che fu consulente degli ex ministri del Lavoro Roberto Maroni e Maurizio Sacconi. Poi c’è Luca Tozzi, consulente giuridico del ministro della Famiglia Lorenzo Fontana tra il 2018 e il 2019, ai tempi del governo gialloverde. Proprio quel Fontana che ora è presidente della Camera. Si prosegue con Federico Ghera, docente di diritto costituzionale all’università di Foggia, che avrebbe grande consuetudine con il sottosegretario leghista al Lavoro, Claudio Durigon. E si finisce con la presidente Bellocchi, che insegna Diritto del lavoro all’Università di Teramo e che avrebbe ottimi rapporti con un altro leghista, Alberto Bagnai, docente universitario a Chieti. In questo clima, ci sono pensieri e parole delle opposizioni, compatte con i sindacati. Quindi con Landini. La settimana scorsa, sia Conte che Schlein lo hanno ospitato nelle rispettive sedi di partito, per discutere con lui della Manovra. Nell’incontro con il leader del M5S, il segretario della Cgil aveva spiegato a lungo le ragioni dello sciopero. E al Fatto proprio Conte dichiara: “Non entro nelle valutazioni del Garante, ma la politica dovrebbe ascoltare le ragioni dei lavoratori e dare risposte invece di ingaggiare uno scontro a suon di minacce e attacchi ai lavoratori”. Un attacco, gli fa eco il deputato del M5S Andrea Quartini, “tipico delle destre, che vorrebbero privatizzare tutto”.
In questo quadro, le opposizioni vorrebbero tornare a insistere sul salario minimo, tema che mette in imbarazzo la maggioranza, consapevole che la misura sarebbe molto popolare. Ufficialmente, il disegno di legge sul salario dovrebbe tornare in aula il 28 novembre. “Ma si va verso un rinvio”, sono convinti i dem. L’ennesimo.
