IL RAPPORTO DELL’ISTITUTO SUPERIORE PER LA PROTEZIONE E LA RICERCA AMBIENTALE INVIATO AL COMMISSARIO STRAORDINARIO GIOVANNI TOTI
Giovanni Vaccaro
«Occorre considerare la presenza dell’Area marina protetta Isola di Bergeggi». È una frase che ricorre diverse volte nel parere che l’Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) ha redatto evidenziando le criticità del progetto del rigassificatore. Il timore, sollevato dai sindaci, che il progetto contrasti con la presenza dell’Area marina protetta è stato preso in considerazione dai tecnici della struttura del ministero dell’Ambiente, che hanno anche sottolineato come il piano non tenga conto del previsto allargamento delle Zone di conservazione speciale, le ulteriori aree da mettere sotto tutela, che la Regione aveva proposto agli enti locali su indicazione dell’Unione europea. E non sono le uniche obiezioni mosse nel rapporto inviato al commissario straordinario Giovanni Toti.
La relazione di 95 pagine contiene una serie di richieste, prescrizioni e avvertimenti. Al primo punto l’Ispra ha voluto inserire che «il piano di monitoraggio ambientale (Pma) nella sua versione finale, elaborato dal proponente e reso coerente e integrato con le richieste formulate da Ispra, dovrà essere esteso al complesso degli ambiti on-shore e off-shore, comprendere le fasi ante operam, cantiere (corso d’opera) ed esercizio (post operam)». Ciò significa che non basta valutare se la presenza della nave Golar Tundra sia compatibile con la situazione attuale, ma che si dovrà considerare l’impatto futuro. I tecnici sottolineano che il piano di monitoraggio ambientale debba essere condiviso almeno quattro mesi prima, con enti territoriali e autorità di controllo.
Fra le altre prescrizioni si raccomanda di programmare i cantieri in periodi stagionali opportuni per le specie animali e vegetali, al di fuori del periodo riproduttivo. Inoltre viene chiesto di approfondire in via preliminare l’analisi dell’eventuale formazione di “schiume” che potrebbero essere generate dall’immissione in mare dell’acqua utilizzata nel processo di rigassificazione. L’Ispra ha anche osservato che la stima qualitativa degli impatti delle attività di cantiere non è suffragata da uno studio delle ricadute degli inquinanti degli interventi a terra: l’allacciamento a riva, il collegamento dall”impianto di misurazione e filtraggio di Valleggia alla rete nazionale e la dismissione del metanodotto esistente a Cairo. Nessun problema viene invece rilevato per quanto riguarda i potenziali impatti paesaggistici a terra. Ma, sulla vicinanza dell’Area marina protetta dell’isola di Bergeggi, i tecnici hanno inserito diverse contestazioni e prescrizioni.
«È necessario che il Piano di monitoraggio ambientale preveda specifiche integrazioni per valutare, in modo esaustivo, il potenziale impatto sugli habitat marini, in particolare all’habitat 1170 (formazioni a coralligeno) e alle specie di elevata valenza conservazionistica presenti nell’Area marina protetta “Isola di Bergeggi” e nel sito Natura 2000 “Isola Bergeggi – Punta Predani”, nonché per valutare la necessità di individuare eventuali misure di mitigazione aggiuntive».
Il rapporto dell’Ispra ha acceso la protesta del consigliere regionale Roberto Arboscello, ex sindaco di Bergeggi: «Conferma le critiche che ho mosso in questi mesi e sottolinea che il progetto del rigassificatore è incompatibile con il territorio – interviene Arboscello -. Invito il commissario Toti a cambiare idea e non sottovalutare le osservazioni di Ispra e dell’Istituto superiore di sanità. Quando in consiglio regionale ho posto questi temi sono stato invitato a studiare ed etichettato come “polemista a tempo pieno” dal centrodestra. Non credo si possano liquidare allo stesso modo le affermazioni di enti al di sopra delle parti». —
