Proseguono le iniziative organizzate dalle associazioni e la società civile

Tommaso Rodano

Mentre cento aerei israeliani si alzano sui cieli di Gaza per il bombardamento più pesante dall’inizio della guerra, meno di mille persone si riuniscono a Roma per una fiaccolata in piazza dell’Esquilino, dietro un grande cartello bianco con la scritta “Pace” e alcune decine di bandiere arcobaleno.
La sproporzione tra l’intensità e la brutalità delle operazioni militari e la partecipazione al sit-in romano rende l’idea delle difficoltà del movimento pacifista, che ancora una volta si è convocato dal basso, senza aspettare l’iniziativa dei partiti. Francesco Vignarca, portavoce della Rete Pace e Disarmo, è comunque ottimista: “Negli ultimi dieci giorni siamo riusciti a coinvolgere una cinquantina di città italiane. Oltre a Roma abbiamo manifestazioni a Bologna, Milano, Brescia, La Spezia, Foggia, Taranto, Imola, Ferrara, Ravenna, Bolzano. Giovedì sera a Padova c’erano millecinquecento persone sotto la pioggia. Nel complesso è stato uno sforzo davvero importante”. La mobilitazione prosegue oggi con un convegno a Pistoia e domani con l’ultimo corteo ad Ancona.
La piattaforma della manifestazione è un appello di Amnesty International e della ong Aoi (Cooperazione e Solidarietà Internazionale), rilanciato dalla Rpd, al quale hanno aderito una cinquantina di associazioni della società civile. Nel testo si condanna la violenza di entrambe le parti, si chiede il cessate il fuoco su Gaza, la tutela dei diritti umani e di “tutte le popolazioni civili” (come si legge in un altro degli striscioni in piazza). In piazza ci sono, come sempre, Maurizio Landini e la Cgil, l’Anpi, la coalizione “Assisi pace giusta” e i protagonisti delle sigle che dall’inizio del conflitto in Ucraina provano a tenere viva l’iniziativa arcobaleno. Non ci sono invece – come avevano chiesto gli organizzatori – bandiere palestinesi (né israeliane), ma solo uno striscione con i colori della Palestina e i simboli di Potere al Popolo e Rifondazione Comunista, in posizione laterale rispetto al cuore della manifestazione.
I partiti di centrosinistra hanno risposto all’appello in ordine sparso. Cinque stelle e Alleanza verdi sinistra hanno aderito, il Pd ha lasciato “libertà di coscienza”: chi voleva partecipare l’avrebbe fatto a titolo personale, alla fine si sono presentati solo Marco Furfaro, Susanna Camusso e Brando Benifei. Il primo ha provato a smorzare le polemiche sull’endemica timidezza del suo partito: “Le parole di Elly Schlein sono chiare, noi condividiamo la piattaforma di questa manifestazione. Hamas non è la Palestina, il terrorismo va combattuto, ma serve una soluzione diplomatica per arrivare a due popoli e due stati”. Nei dem però come al solito la coperta è corta: la corrente di area riformista sta con Israele, senza se e senza ma. Nicola Fratoianni, che ha partecipato alla manifestazione milanese, non rinuncia alla polemica: “Non capisco la scelta del Pd – ha detto in un’intervista a Repubblica –, questa piazza era una grande occasione, non capisco chi ha deciso di non esserci”.
Dal punto di vista mediatico, la fiaccolata di Roma è stata “regalata” dai dem a Giuseppe Conte. L’ex presidente del Consiglio ha guidato il gruppo del Movimento Cinque Stelle: con lui c Stefano Patuanelli, Francesco Silvestri, Riccardo Ricciardi, Marianna Ricciardi, Linda Meleo e diversi consiglieri comunali e municipali di Roma. Il leader ha evitato polemiche con Schlein e il Pd, si è limitato a ribadire la naturalezza con cui il M5S frequenta le piazze per la pace: “Ognuno fa le sue valutazioni”, ha detto ai giornalisti, “noi siamo qui per ribadire che non ci può essere un futuro di sicurezza, pace e prosperità per quella terra martoriata se non costruendo un percorso di dialogo, che preveda come esito due popoli, due stati. Ora la priorità è interrompere la spirale di violenza”. Prima di accendere la sua fiaccola, Conte si è intrattenuto per diversi minuti con Landini per un confronto sullo sciopero sindacale del 17 novembre, al quale i Cinque Stelle parteciperanno con una delegazione. E alla fine, mentre gli organizzatori della manifestazione riavvolgevano gli striscioni, è rimasto a chiacchierare con un gruppo di ragazzi che peroravano la causa palestinese.