IL GIORNO DOPO LA SENTENZA DI ASSOLUZIONE PER I 24 IMPUTATI
silvia campese
savona
«Tutti assolti perché il fatto non sussiste. Ma resta il ragionevole dubbio». E non è un dettaglio secondo la Procura di Savona, perché non è stato possibile giungere alla prova delle responsablità.
Il giorno dopo la sentenza di Tirreno Power, che arriva a quasi cinque anni dall’avvio del processo e a dieci dal sequestro dei gruppi a carbone, la Procura di Savona scende nei dettagli del dispositivo. Il tutto in attesa che vengano pubblicate le motivazioni della sentenza, emanata dal giudice Francesco Giannone, secondo cui non ci sono colpevoli. Non si è arrivati, cioè, alla prova a sostegno delle accuse di disastro ambientale e sanitario colposo, come sosteneva il pubblico ministero Elisa Milocco che aveva chiesto una condanna a tre anni e sei mesi (e solo una assoluzione) per i ventiquattro imputati. Parole che hanno determinato, nell’aula magna del Tribunale di Savona, in cui è stato letto il dispositivo, due reazioni differenti: da una parte la soddisfazione degli avvocati della difesa, di Tirreno Power, come evidenziato dal responsabile legale, Giuseppe Piscitelli. Dall’altra la rabbia e le durissime reazioni del pubblico e delle associazioni in difesa della salute, che si erano costituite parte civile. “Vergognatevi!”, il grido che si è diffuso nell’aula.
Il giorno dopo la sentenza, la Procura invita a una lettura tecnica e più approfondita del dispositivo, in attesa delle motivazioni.
«La formula che è stata usata dal giudice – dicono dalla Procura di Savona- lascia spazio al ragionevole dubbio: nonostante l’assoluzione, emerge come l’impostazione dell’accusa non sia infondata. Si dice, cioè, che non è stato possibile giungere alla prova di responsabilità. Per quale motivo ciò sia avvenuto, il giudice lo spiegherà nelle sue motivazioni. Tuttavia, la sentenza lascia spazio all’aspetto dubitativo».
Dalla lettura delle motivazioni, che avverrà entro 90 giorni dalla chiusura del processo, il pubblico ministero potrà valutare se impugnare o meno la sentenza. In questo caso, il tempo disponibile sarà di 45 giorni. «Valuteremo- dicono dalla Procura- se ci sono punti o motivazioni non condivisibili: in caso, andremo in appello».
Anche gli avvocati delle associazioni, che si sono costituite parte civile, stanno ragionando sulle azioni legali da intraprendere. «La via maestra resta quella dell’appello – ha detto l’avvocato Matteo Ceruti di Uniti per la Salute- tuttavia è presto per dirlo. Sono sorpreso dall’esito del processo e da una formulazione, che non mi aspettavo: non ho mai visto, nella mia esperienza, tanti elementi probatori convergenti a sostegno dell’accusa. Ho visto condanne per disastri ambientali, fondate su una prova scientifica molto più debole. Tuttavia, le motivazioni faranno chiarezza».
Soddisfazione, invece, da parte dell’azienda. «Questa sentenza chiude un processo lungo oltre 10 anni che ci vedeva imputati per un presunto disastro ambientale e sanitario-hanno detto i legali di Tirren Power-. Abbiamo sentito in modo chiaro: tutti assolti, azienda e amministratori. E’ utile allora ricordare che in questo stesso palazzo più di 10 anni fa l’allora procuratore decise di avviare una indagine contro Tirreno Power, che tra le altre cose portò alla chiusura del nostro impianto a carbone. Oggi viene sancito nero su bianco in nome del popolo italiano quello che abbiamo sempre ripetuto fin dall’inizio: che abbiamo rispettato tutti i limiti di legge e non abbiamo mai arrecato danno a territorio, popolazione e lavoratori».

