
Spett.le
COMMISSARIO STRAORDINARIO
DI GOVERNO
c/o REGIONE LIGURIA
Via Fieschi,15
16121 GENOVA
commissario.rigassificatore@cert.regioneliguria.it
Osservazioni relative al procedimento unico ai sensi dell’articolo 5 del Decreto-Legge 50/2022 e dell’articolo 46 del Decreto-Legge 159/2007 avente ad oggetto il progetto denominato “Emergenza gas – Incremento della capacità di rigassificazione progetto di ricollocazione nell’Alto Tirreno della FSRU Golar Tundra e del nuovo collegamento alla rete nazionale di trasporto del gas naturale”
Savona 19 settembre 2023
Sommario
Osservazione n° 1 INCENTIVI AL TERRITORIO QUALI E PERCHE’3
Osservazione n° 2 IL GAS AL TERRITORIO SAVONESE?4
Osservazione n° 3 IL SITO DI VADO NON E’ NEL PIANO NAZIONALE GNL AL CONTRARIO DI QUANTO AFFERMA IL PRESIDENTE MA E’ FRUTTO DI UNA SCELTA UNITALERALE DEL PRESIDENTE STESSO4
Osservazione n° 4 A PROPOSITO DI CRITERI PER INDIVIDUARE I SITI DI PROGETTI GNL: LA PARTECIPAZIONE DELLA COMUNITÀ LOCALE4
Osservazione n° 5 LA QUESTIONE CLORO E LA RESTITUZIONE DI ACQUA DI MARE TRATTATA NEL CICLO DI RIGASSIFICAZIONE DELLA NAVE5
Osservazione n° 6 DAVVERO IL GNL E’ UTILE PER LA TRANSIZIONE ALLA NEUTRALITA’ CLIMATICA E AI PAESI SENZA FONTI FOSSILI COME L’ITALIA ?6
Osservazione n° 7 I NUOVI RIGASSIFICATORI REALIZZATI E DA REALIZZARE METTONO IN CONTRADDIZIONE LA EMERGENZA ENERGETICA ATTUALE CON GLI OBIETTIVI UE E ONU DELLA NEUTRALITÀ CLIMATICA7
Osservazione n° 8 CRITICITÀ SOTTO IL PROFILO DEL RISCHIO INCIDENTALE DEL PROGETTO SU VADO LIGURE9
Osservazione n° 1 INCENTIVI AL TERRITORIO QUALI E PERCHE’
Quando, il Presidente Toti, parla di incentivi legati ai rigassificatori dimentica che questi esistono già e che trattasi di soldi pubblici. I rigassificatori o meglio chi li gestisce ottiene già 30 milioni di euro anno fino al 2043 alla faccia dell’uso transitorio del gas indicato dai piani della UE per la neutralità climatica. Senza considerare che in questo modo aumentano invece di diminuire le sovvenzioni alle fossili come dimostra il Rapporto OCSE e AIE (agenzia internazionale per l’energia) che conferma il progressivo aumento degli incentivi alle fonti fossili ().
Il Presidente Toti rispetto a questo aspetto dimostra di non conoscere la recente Relazione () della Banca Europea degli investimenti () del 2022-2023 dove si afferma che gli investimenti per limitare il cambiamento climatico, pur in aumento, sono ancora ben al di sotto di quanto necessario per soddisfare l’obiettivo dell’Europa di zero emissioni nette entro il 2050. Secondo la Relazione nell’Unione europea sono necessari mille miliardi di euro all’anno per ridurre le emissioni di gas a effetto serra del 55% entro il 2030.Si tratta di 356 miliardi di euro in più all’anno rispetto al periodo 2010-2020. Ma se continuiamo a dare soldi al gas…
Sempre la citata Relazione per il 2022-2023 () della Banca Europea degli Investimenti, dove si afferma che gli investimenti del governo locale (in infrastrutture digitali, ad esempio che c’entrano eccome con la transizione energetica) hanno un forte effetto positivo sul PIL e nello stimolare gli investimenti privati. Si tratta di investimenti che nascono dalle esigenze concrete dei territori e non vengono calati dall’alto come i grandi impianti energetici. La carenza di investimenti a livello locale fa il paio con quella di competenze adeguate, negli enti locali, a gestire progetti di transizione energetica e più in generale ecologica.
I c.d. benefici al territorio ligure potrebbero (visto che sempre di soldi pubblici si tratta (mancati introiti per i gestori coperti dagli incentivi statali), invece essere destinate ad interventi energetici di altro tipo. Come afferma il Parere del Comitato Economico e Sociale della UE () invece di basarsi su una compensazione continua, si chiede ai responsabili politici di incoraggiare e sostenere i cittadini, ponendoli nelle condizioni adeguate, affinché diventino prosumatori di energia e creino comunità energetiche locali, aiutandoli così a essere più indipendenti dai prezzi del mercato comune.
Osservazione n° 2 IL GAS AL TERRITORIO SAVONESE?
Quando il Presidente Toti sostiene che una parte del gas del nuovo rigassificatore ligure potrà essere lasciato alle imprese liguri dimentica che le strutture contrattuali del mercato globale del GNL rimangono prevalentemente legate a contratti di lungo termine pluriennali (mediamente 20 anni), riducendo quindi i margini di flessibilità nel dirottare carichi da un punto all’altro e quindi da un utilizzatore all’altro.
Osservazione n° 3 IL SITO DI VADO NON E’ NEL PIANO NAZIONALE GNL AL CONTRARIO DI QUANTO AFFERMA IL PRESIDENTE MA E’ FRUTTO DI UNA SCELTA UNITALERALE DEL PRESIDENTE STESSO
Quando il Presidente Toti dichiara che il Piano Nazionale del Governo prevede un nuovo sito ligure per un impianto di rigassificazione oltre all’esistente di Panigaglia(SP) dimentica di dire che il Piano prevede dei criteri ma non stabilisce siti precisi questi devono stabiliti con istruttorie trasparenti mettendo a confronto siti e progetti
Non casualmente l’allegato III al DLgs 257 del 2016 fa riferimento per il Tirreno a impianti esistenti: Panigaglia e OLT Livorno o fa riferimento a potenziale di bunkeraggio del naviglio nei porti dell’area i 25% di GNL utilizzabile al 2025. VADO NON E’ MINIMAMENTE CITATO!
Relativamente ai porti sedi di Autorità Portuali si fa riferimento nel punto 5.10.6 di detto allegato III a “depositi di piccola o media capacità, ognuno dei quali deve essere fornito delle possibilità di approvvigionamento, stoccaggio, rifornimento per navi, distribuzione e rifornimento non navale” ma non a rigassificatori off-shore tanto meno on-shore.
Osservazione n° 4 A PROPOSITO DI CRITERI PER INDIVIDUARE I SITI DI PROGETTI GNL: LA PARTECIPAZIONE DELLA COMUNITÀ LOCALE
A nessuno dei progetti di rigassificatori o di depositi di gnl ad oggi approvati è stato applicato quanto previsto dall’allegato III al DLgs 257/2016 che al punto 5.13. afferma: “5.13 ACCETTABILITA’ SOCIALE DELLE INFRASTRUTTURE ENERGETICHE. L’accettabilità sociale delle infrastrutture energetiche, sia di grandi che di piccole dimensioni, da parte delle comunità locali e dell’opinione pubblica, é uno dei fattori condizionanti la loro realizzazione.”
Il punto 5.14 di detto Allegato III prevede inoltre:
“• informare il pubblico interessato fin dalla fase ideativa
• comprendere prospettive, preoccupazioni, valori e conoscenze del pubblico interessato
• tenere conto delle indicazioni del pubblico interessato nel processo decisionale”
Esiste persino un Manuale (QUI) per i progetti di interesse comune (così sono definiti dalla legge) come quelli di cui stiamo trattando visto che è citato proprio dall’allegato III al DLgs 257/2016.
Osservazione n° 5 LA QUESTIONE CLORO E LA RESTITUZIONE DI ACQUA DI MARE TRATTATA NEL CICLO DI RIGASSIFICAZIONE DELLA NAVE
Dal progetto
Come risulta dal progetto La FSRU riceverà gas naturale liquefatto (GNL) dalle navi cisterna di GNL che trasferiranno il prodotto in modalità STS (Ship-To-Ship). Il GNL sarà quindi rigassificato a bordo della FSRU e il gas verrà esportato a terra attraverso una nuova condotta DN 650 (26’’) fino all’impianto di Quiliano (SV) e da qui ai relativi collegamenti fino alla Rete Nazionale Gasdotti. Nella condizione di esercizio è previsto, da parte della FSRU, il prelievo e la restituzione dell’acqua di mare. La portata massima di acqua di mare necessaria ai vaporizzatori risulta di circa 18.000 m3/h. La differenza di temperatura dell’acqua di mare tra ingresso e uscita scambiatore non eccederà un gradiente di 7°C.
Criticità
In realtà impiegare l’acqua marina come vettore di calore nei rigassificatori implica lo scarico di acqua fredda e trattata con cloro, nonché di cloro, nell’ambiente marino. Si tratta di volumi d’acqua considerevoli: un impianto da 5 miliardi di metri cubi/anno preleva – e poi restituisce, sterilizzati, circa 400 mila metri cubi di acqua marina al giorno. Una quantità che va moltiplicata per le giornate di funzionamento dell’impianto – tendenzialmente 365 all’anno – e per tutta la durata di vita utile dello stesso (che da progetto potrebbe essere di 22 anni).
Un impianto della portata di quelli trattati in questa relazione rilascia circa 160 tonnellate all’anno di sostanze organiche legate al cloro.
Come riportato anche nella documentazione tecnica a supporto del ricorso contro la unità rigassificatrice di Piombino dalla Amministrazione Comunale di quel territorio, il cloro prima di venir restituito all’ambiente, si provvede ad abbatterlo per via chimica al fine di rientrare nei parametri di legge. La differenza tra le 2 acque – pur con lo stesso tenore di cloro attivo – è che l’acqua in uscita dall’impianto è carica di sostanza organica degradata combinata chimicamente al cloro. Questo perché già in ingresso è ricca di per sé di sostanza organica da neutralizzare, contrariamente all’acqua di acquedotto, prelevata da sorgente, che possiamo bere a volontà ed in cui il cloro è aggiunto a basso dosaggio solo per un’azione preventiva antibatterica
Osservazione n° 6 DAVVERO IL GNL E’ UTILE PER LA TRANSIZIONE ALLA NEUTRALITA’ CLIMATICA E AI PAESI SENZA FONTI FOSSILI COME L’ITALIA ?
Il Presidente Toti afferma che lui vuole i rigassificatori in Liguria perché sono nell’interesse strategico nazionale. Intanto non ci avevano spiegato anche in Europa che il gas serve solo per la transizione alle rinnovabili, ora è diventato improvvisamente strategico e per quanto: 20 anni, 30 anni, 50 anni?
Gli incentivi a favore dei rigassificatori dimostrano che non riguardano nessuna emergenza ma una scelta di politica energetica a favore del gas per i prossimi 20 anni
Al fine di limitare il rischio sopportato dalle imprese di rigassificazione che realizzano e gestiscono le opere e le infrastrutture oggetto dell’articolo 5 legge 91/2022 é istituito, nello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze, un fondo con la dotazione di 30 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2024 al 2043.
Il fondo è destinato a coprire la quota dei ricavi per il servizio di rigassificazione, inclusivi del costo di acquisto e/o realizzazione dei nuovi impianti sopra richiamati, prioritariamente per la quota eccedente l’applicazione del fattore di copertura dei ricavi di cui alla delibera dell’Autorità di regolazione per energia reti e ambiente 474/2019/R/gas (), prevista dalla vigente regolazione tariffaria.
L’importo residuo del fondo è destinato a contribuire alla copertura dei ricavi riconosciuti al servizio di rigassificazione dalla vigente regolazione tariffaria, a beneficio degli utenti e dei consumatori. I criteri di accesso e le modalità di impiego del fondo sono definiti con decreto del Ministero dell’economia e delle finanze, sentita l’Autorità di regolazione per energia reti e ambiente, nel rispetto della disciplina europea in materia di aiuti di Stato.
Osservazione n° 7 I NUOVI RIGASSIFICATORI REALIZZATI E DA REALIZZARE METTONO IN CONTRADDIZIONE LA EMERGENZA ENERGETICA ATTUALE CON GLI OBIETTIVI UE E ONU DELLA NEUTRALITÀ CLIMATICA
Numerosi, recentissimi e autorevoli studi anche di livello istituzionale ( Banca Europea degli investimenti, Gestore Mercati Energetici, Agenzia Internazionale per l’Energia, Agenzia Internazionale per le fonti rinnovabili, Corte dei Conti della UE, Accademie scientifiche degli stati UE, il Piano Repower EU etc. etc.) ma anche autorevoli think Thank privati come Institute for Energy Economics and Financial Analysis (IEEFA), hanno sinteticamente dimostrato e denunciato:
1. le emissioni libere dal ciclo del metano (estrazione, trasporto, trasformazione) contribuiscono in modo decisivo all’effetto serra imprigionando calore 86 volta più efficacemente della CO2 ( – ),
2. necessità di promuovere infrastrutture energetiche a basse o nulle emissioni di gas serra () e necessità che ogni decisione di investimento in infrastrutture energetiche dovrebbe considerare l’obiettivo prioritario delle neutralità climatica e delle conseguenze a lungo termine ();
3. rischio eccesso rigassificatori rispetto alla quantità di gnl da rigassificatore tanto che i nuovi rigassificatori, come ha titolato in suo report il Gestore dei Mercati Energetici, rischiano di diventare “Beni Incagliati”();
4. gli incentivi alle fonti fossili restano altissimi ()e bloccano lo sviluppo delle rinnovabili ();
5. gli investimenti in infrastrutture energetiche per fonti fossili restano il doppio di quelli per le rinnovabili e le politiche pubbliche devono dare la priorità ad investimenti per ridurre il ruolo delle fonti fossili (); mentre, a livello UE, sono stati stanziati solo il 10% delle risorse necessarie per raggiungere gli obiettivi del 2030 in materia energetica e climatica ()
6. il gnl non è strategico neppure per uno dei motivi principali per cui viene sponsorizzato: la navigazione marittima ();
7. una rapida espansione degli impianti GNL-to-power non è in linea con gli obiettivi di sicurezza energetica e accessibilità. Promuovere un’espansione all’ingrosso dei terminali GNL e delle centrali elettriche invia segnali sbagliati agli investitori e rischia di vincolare il paese a un futuro energetico costoso e volatile.
8. le rinnovabili e non il gas sono il vero tampone per l’emergenza energetica ()
9. il gas non può essere il futuro per la transizione ecologica verso la neutralità climatica ();
10. i mercati del gas stanno diventando più rischiosi: i prezzi del gas e del GNL sono sempre più volatili e fortemente influenzati da fattori globali. L’incertezza di eventi futuri che potrebbero influenzare l’offerta di gas rende estremamente difficile prevedere come l’offerta e la domanda potrebbero essere bilanciate e quanto i prezzi potrebbero aumentare. Come si è visto negli eventi dello scorso anno in Europa, l’unico modo in cui i paesi importatori possono mitigare tale rischio è ridurre il loro consumo interno.
11. l’accelerazione semplificatoria per realizzare infrastrutture di trasporto e rigassificazione del GNL (in deroga ad importanti norme ambientali QUI) non sia giustificata dalla emergenza in atto visti i tempi di realizzazione delle stesse(QUI).

Osservazione n° 8 CRITICITÀ SOTTO IL PROFILO DEL RISCHIO INCIDENTALE DEL PROGETTO SU VADO LIGURE
Impatto cumulativo con attività esistenti
A pagina 38 sezione (della relazione tecnica al progetto di Snam su Vado) si fa un riassunto della documentazione ambientale dove risulta con chiarezza che: l’attuale situazione di impatto ambientale delle attività esistenti non esiste e non è presa in considerazione se non per gli aspetti siti tutela biodiversità, peraltro su questo mi riservo di analizzare lo studio di incidenza successivamente per capire se rispetta le nuove linee guida UE del 2021.
Il fatto che gli impianti esistenti rispettino prescrizioni e MTD vigenti nulla ha a che fare con l’impatto cumulativo che invece deve valutare, proprio a prescindere dall’impatto dei singoli impianti, la possibilità che il nuovo impianto non produca quella cumulabilità delle emissioni ed immissioni tale da comportare l’impatto cumulativo in una logica da effetto moltiplicatore.
Le lacune normative sul rischio incidenti nei porti liguri rimosse dal progetto su Vado
I Progetti che vedono un ruolo sempre maggiore del GNL anche in Liguria si vanno ad inserire in un quadro normativo che vede la scelta discutibile di rimuovere, dalla disciplina della Seveso III, le aree portuali con attività differenziate come quella di tutti i porti liguri dove sono presenti già da tempo attività mercantili, passeggeri ma anche di trasporto e stoccaggio merci e prodotti pericolosi nonché impianti e lavorazioni industriali assoggettati alla normativa Seveso III sui rischi di incidenti industriali rilevanti.
Per ovviare a questo limite non è indispensabile modificare la suddetta normativa, sarebbe sufficiente un accordo Regione Autorità di Sistema Portuale Comune e Prefettura per applicare, sulla base di apposito protocollo tecnico, le linee guida () elaborate dal sistema Agenzie Regionale Protezione dell’Ambiente (ARPA) e Corpo Nazionale Vigili del Fuoco.
Quanto sopra è ancora più rilevante visto che
1. la norma tecnica “UNI EN ISO 20257-2:2021 – Installazioni ed equipaggiamenti per il gas naturale liquefatto – Progettazione di installazioni di GNL galleggianti – Parte 2: Questioni specifiche per le FSRU” ().
2. L’allegato C della Norma italiana (dlgs 105/2015) che corrisponde all’allegato II alla Direttiva Seveso III.
Richiedono CHE SI TENGA CONTO:
1. della densità del traffico marittimo,
2. dei risultati degli studi di manovrabilità in relazione, in particolare, alle partenze di emergenza,
3. degli effetti ambientali.
Ma soprattutto la norma tecnica UNI EN ISO 20257 richiede che le valutazioni estese al bacino portuale in cui si prevede di installare la FSRU siano sviluppate già in fase di studio di fattibilità per stabilire se l’area prescelta sia idonea. Cosa che non pare fatta visto che siamo già direttamente all’avviato procedimento di autorizzazione su progetto definitivo e relativo SIA (studio di impatto ambientale).
La questione delle distanze dalla costa rispetto alle curve di danno potenziali da valutare preventivamente
N.B curva di danno potenziale da incidente che secondo la giurisprudenza recente sono state ampliate come area potenzialmente interessata. Il Consiglio di Stato sezione IV sentenza n. 371 del 2015 ritiene necessario valutare anche il rischio oltre l’area definita dalle curve di danno
Questo significa che il danno da possibile incidente nel caso di Vado non potrà essere valutato solo dentro il raggio dei 4 km dalla costa previsti dal progetto
Rischio allontanamento Golar Tundra dall’area di collocazione in caso di necessità
È stato valutato ad oggi questo aspetto emerso dalla istruttoria sulla collocazione di Golar Tundra a Piombino? La questione è rilevante anche se a differenza di Piombino a Vado la nave verrebbe collocata non in porto ma ad una distanza relativa, comunque si porrebbe il problema di cosa succederebbe se fosse necessario allontanare comunque la nave a Vado oltre la distanza di progetto dalla costa.
Ecco cosa è emerso dalla istruttoria su Piombino:
“Dal progetto e dal certificato di classe della Golar Tundra emerge, dunque, una criticità strutturale della nave che potrebbe avere conseguenze disastrose durante la permanenza della FSRU all’interno del porto di Piombino dal momento che, qualora dovesse disormeggiare per fronteggiare particolari condizioni meteo-marine (prescrizione, questa, che come si è visto è stata posta dalla stesso Ufficio circondariale marittimo; cfr. all. 9) e si trovasse, proprio in quel momento, con i serbatoi parzialmente riempiti, non sarebbe in condizione di affrontare il mare aperto perché il certificato di classe di cui è dotata molto semplicemente non glielo consente! E se lo facesse comunque, in violazione del certificato di classe, affrontando condizioni meteomarine critiche, andrebbe certamente incontro ad un fenomeno di sloshing, con rischi elevatissimi per l’intera città di Piombino, oltre che per tutte le imbarcazioni e le persone presenti nell’area.”
Rischio bettoline di carico gnl da Golar Tundra
A Piombino la procedura di autorizzazione ha rimosso che in relazione alla previsione di operazioni di conferimento di GNL da FSRU a “LNGC Small Scale” si segnala che all’art. 9 co. 6 del RAT (), diversamente da quanto affermato dall’UCM (Ufficio Comando Marittimo) nella riunione del 20.4.2023, si prevede fin da subito la possibilità che “a conferire sia la FSRU a favore della LNG”, richiedendo in tal caso semplicemente al consulente chimico di porto di effettuare “la visita sulla FSRU come già prevista ai sensi del successivo art. 10.3” e all’Agenzia marittima della FSRU di “allegare il certificato all’atto della presentazione della pratica di allibo ()”.
La domanda è se questo tipo di attività possa essere prevista anche nel caso di Vado realizzando quindi un ulteriore aumento del rischio incidentale.
