Giovanni Vaccaro
«Il più bistrattato dei santuari, il Santuario dei Cetacei, potrebbe ormai essere ribattezzato il Santuario dei Rigassificatori». Greenpeace, una delle più importanti organizzazioni di difesa dell’ambiente a livello internazionale boccia il piano per trasferire nella rada di Savona-Vado il rigassificatore oggi ormeggiato a una banchina del porto di Piombino. In realtà viene bocciato senza appello direttamente il ricorso agli impianti di trasformazione del gas trasportato via nave. In questo caso la protesta si alza in quanto il progetto riguarda un’area di mare in cui da anni si studiano i cetacei, che vi hanno trovato un habitat. Greenpeace, che peraltro affianca il Comune di Piombino nel ricorso al Tar contro l’attuale impianto, fa presente che il Mar Ligure e l’Alto Tirreno, ossia proprio l’area del Santuario dei cetacei, ospita già tre impianti: quello di Panigaglia, nello Spezzino, che è anche il più vecchio, quello al largo di Livorno e quello di Piombino, in procinto di essere spostato a Savona-Vado.
«Ovvio che le popolazioni che devono subire questi scempi sono anche esposte ai rischi collegati all’attivazione dei rigassificatori – spiega Alessandro Giannì, direttore delle campagne di Greenpeace Italia -. Rischi seri per l’ambiente, la sicurezza e la salute che hanno portato il Comune di Piombino a un ricorso sostenuto ad adjuvandum da Wwwf Italia e Greenpeace Italia, ma la cui discussione continua a essere rinviata. Si spera, non fino alla scadenza dei tre anni, quando la nave Golar Tundra dovrebbe essere trasferita a Savona. La nave gasiera modificata doveva portare Piombino alle vette della produzione di gas fossile in Italia. Per ora nulla di tutto questo è diventato realtà e il “mostro” giace praticamente inutilizzato. Altrettanto inutilizzato è il gasdotto, realizzato in pochi mesi con procedura d’urgenza, mentre per un impianto di rinnovabili possono passare anche dieci anni. Intanto pagano i contribuenti».
«A parte la ricollocazione al largo, esposta alla temuta “ciclogenesi del Mar Ligure” (una tendenza alla formazione di fenomeni meteorologici di grande potenza, ndr), la principale differenza è che dovrebbe sostare nel Savonese per 17 anni – continua -. Giusto il periodo entro il quale è vitale smettere di usare combustibili fossili per salvare il salvabile del clima, del pianeta e del futuro. Il metano è, nell’arco di vent’anni, un gas serra oltre 80 volte più potente dell’anidride carbonica». Come già fatto da alcuni sindaci, anche Greenpeace pone l’accento sulla procedura adottata per varare e portare avanti il progetto: «È sbrigativa ed emergenziale, tra l’altro per spostare un rigassificatore inutilizzato, che sembra replicare, come purtroppo prevedibile, il “metodo Piombino”: cittadini esclusi dai processi decisionali, assenza di prudenza e valutazioni di rischio affrettate. La conclusione è già scritta. Bisognerebbe invece fare sul serio con le rinnovabili, come auspicano le associazioni ambientaliste, e puntare allo scenario presentato dall’industria elettrica, che mostra come si possano tagliare i consumi di gas fossile di venti miliardi di metri cubi all’anno entro il 2030».
Snam e Rina hanno fatto presente che le misure di sicurezza e le distanze mettono al sicuro l’ecosistema e gli abitanti della costa. Peraltro il recente incidente a Panigaglia non ha causato danni nei dintorni. Un guasto alla rete elettrica ha fatto scattare il blocco e la depressurizzazione automatica di sicurezza.—

