Conte e la segretaria Pd vorrebbero candidare la 5S Todde, ma i dem locali sono spaccati: si temono sgambetti interni

Luca de Carolis

La botola può essere un’isola. Quella Sardegna dove la sconfitta del Pd nel febbraio 2009 costò le dimissioni al segretario Walter Veltroni. Tre lustri dopo, le urne sarde del prossimo febbraio saranno un test delicatissimo innanzitutto per Elly Schlein, segretaria dem con troppi nemici in casa.
Da giorni Schlein invoca un accordo in tutte le regioni e città con il M5S in vista delle amministrative del prossimo anno, anche per coprirsi dagli avversari interni. Ma alla festa del Fatto Giuseppe Conte ha spiegato che no, le intese non potranno essere ovunque. Di certo non in Piemonte, con il M5S che dovrebbe ufficializzare in tempi abbastanza brevi la corsa in solitaria nella regione. Invece in Sardegna i fu giallorosa trattano. Anche perché la candidata potrebbe essere la vicepresidente dei 5Stelle Alessandra Todde, nuorese, già viceministra al Mise. Conte punta su di lei, e anche Schlein ha dato un ufficioso via libera. Tanto più, giurano dal M5S, che i sondaggi su Todde “sono buoni”. Però poi c’è il Pd locale, diviso in fazioni da dove invocano le primarie, di cui però il Movimento non vuol sentire parlare. Nel frattempo i dem si accapigliano su una folla di nomi: dal sindaco di Iglesias Mauro Usai al sindaco di Quartu Graziano Milia (spinto dall’eterno Antonello Cabras), per arrivare al deputato Silvio Lai e all’ex parlamentare Romina Mura. Ma a seguire il gioco c’è anche Renato Soru, proprio l’uomo della sconfitta del 2009. Tutto va ancora deciso, nonostante un assetto di coalizione ormai ci sia, con dentro anche Più Europa, Azione e la sinistra “rossa”. Così fonti trasversali sbuffano: “Il rischio è che pezzi del Pd locale tirino indietro la gamba nella partita elettorale anche per colpire Schlein, perché sarà una partita nazionale”. La prima, verso le Europee. E altrove? In Basilicata il lucano Roberto Speranza spingerebbe per l’imprenditore cattolico Angelo Chiorazzo, fondatore della cooperativa Auxilium. Ma il nome non piace ai 5Stelle locali. “Si cerca comunque un cattolico” raccontano. Poi c’è l’Abruzzo, dove la trattativa è estenuante. Il M5S ha appena proposto l’avvocato e docente Fabrizio Marinelli: mossa tattica, per rispondere al Pd che aveva già annunciato un suo candidato. L’obiettivo è arrivare a un nome terzo e condiviso, ovvero l’ex rettore dell’università di Teramo, Luciano D’Amico.
Nell’attesa si comincia a parlare di Firenze, dove in primavera si voterà per il successore del sindaco dem Dario Nardella. E la capogruppo dei 5Stelle in Regione Toscana, Irene Galletti, già scuote la testa: “In città per il Pd girano sempre i soliti nomi, ma noi vogliamo un’altra Firenze, attenta agli ultimi”. A comandare in riva all’Arno sono ancora ex renziani, o presunti ex. A oggi il M5S non potrebbe mai allearsi con il Pd, dove per il Comune girano vari nomi, dalla vicesegretaria Simona Bonafè all’assessora regionale Monia Monni, mentre Matteo Renzi punta a portare scompiglio nel centrosinistra. Cioè a creare altri guai a Schlein.