CAIRO. IL SINDACO LAMBERTINI: SITUAZIONE INVARIATA DA DIECI ANNI

Mauro Camoirano
Cairo
Proteste e video a Cairo per fumate nere e miasmi dall’Italiana Coke, ma nessuna segnalazione a vigili o Comune. «Certo, la gente non ci crede più», sbotta Nadia Bertetto, dell’associazione “Progetto Vita e Ambiente”: «Di sera e di notte sono tornate puzze persistenti, di bruciato, con la “torcia”, che dovrebbe essere un presidio di emergenza, che invece sbuffa di continuo. Impossibile convivere con tali miasmi ora che le finestre si tengono aperte per il caldo, ma di fronte al fatto che non sono bastate due Aia (Autorizzazioni ambientali integrate), con le conseguenti prescrizioni, a far cambiare le cose; o che è dal 1° marzo che le Sme (Monitoraggi continui ai camini) inviano dati di cui, dopo 4 mesi, nessuno pare sapere nulla. La gente è ormai rassegnata». La protesta, se generalizzata, non ufficializzata e non confermata da riscontri, alla fine non serve a nulla, anzi, diventa poco credibile.
Dall’azienda, infatti, si replica: «Abbiamo l’impressione che si confondano tre temi distinti: Sme, torce, centraline. Sono tutti sistemi sofisticati di sicurezza e controllo che Italiana Coke ha pagato, i cui dati sono a disposizione delle autorità competenti, ma che hanno funzionamento, dati, finalità e gestori differenti. Lo Sme, che monitora le emissioni in ciminiera, è operativo e funzionante, con i dati comunicati agli enti. Le torce sono un sistema obbligatorio, di sicurezza, volto a evitare rischi di sovrapressione del gas, che funziona automaticamente. Italiana Coke non ha nessun interesse che le torce e si accendano più del necessario. I periodi di accensione delle torce sono transitori e molto brevi. Infine, le centraline Arpal analizzano la qualità complessiva dell’aria sul territorio, influenzata da tutti i generatori presenti nell’area (industrie, attività umane, traffico) e pertanto non sono finalizzate al monitoraggio di una particolare fonte di emissione». Insomma, per l’azienda, pur non replicando direttamente alle proteste, nulla fuori dalla norma.
Sulla situazione interviene il sindaco di Cairo, Paolo Lambertini: «Dire che non è cambiato nulla, che c’è la stessa situazione di 10 anni fa, o che il Comune non si sia impegnato a 360 gradi su questa vicenda, significa non avere contatti con la realtà. Non sta, però, a noi analizzare i dati, né prendere le misure idonee perché le prescrizioni vengano rispettate. Una volta che è stata individuata la fonte ad esempio dei superi di benzoapirene, e gli enti preposti l’hanno individuata, non sta al Comune trovare una soluzione idonea. Non possiamo che ribadire, però, che serve una soluzione che sia fattibile e inattaccabile per evitare ulteriori battaglie legali che, alla fine, si traducono in un ulteriore periodo di impasse, come si è già visto». —