LA MAGGIORANZA SULLA GRATICOLA ANCORA PER QUALCHE GIORNO. SCHLEIN PREANNUNCIA UNA RACCOLTA DI FIRME, FREDDA LA REAZIONE DEI 5 STELLE

alessandro di matteo
roma
La battaglia sul salario minimo in Parlamento va avanti, almeno per qualche giorno. Ieri in commissione è stata un’altra giornata tesa, maggioranza e opposizione muro contro muro, e alla fine l’ha spuntata il Pd che chiedeva di rinviare a martedì prossimo il voto sull’emendamento soppressivo della maggioranza che spazzerebbe via la proposta di una paga oraria minima di 9 euro presentata da tutte le opposizioni, tranne Italia Viva. Dopo ore di polemiche, la decisione è di votare la prossima settimana. Qualche giorno ancora per tenere la maggioranza alle corde su un tema delicato come quello del lavoro povero, festeggiano i democratici. Anche se nessuno in Pd, M5S, Verdi-Sinistra, Più Europa e Azione crede davvero che alla fine possa accadere il miracolo, cioè un’apertura della maggioranza sulla proposta di salario minimo.
Il resto del calendario resta quello fissato, il provvedimento andrà in aula il 28 luglio e tutto lascia pensare che verrà sancito il no al salario minimo. Da quel momento, secondo Elly Schlein, la battaglia si sposterà nelle piazze, con una raccolta di firme per una legge di iniziativa popolare che però Conte accoglie assai freddamente. «Per ora lavoriamo in commissione, poi combatteremo in aula. Non fasciamoci la testa poi organizzeremo».
Sul tema, del resto, è in atto da tempo una competizione strisciante tra Pd e M5S. Anche in commissione ieri i democratici hanno spinto per rinviare il voto mentre i 5 Stelle erano favorevoli ad andare avanti ad oltranza. E Conte ha a sua volta occupato la scena, dopo l’intervento di Schlein di martedì sera. L’ex premier ha attaccato Giorgia Meloni accusandola di non avere «nessuna sensibilità per il tema del salario minimo. Ci sembra che non colga che qui in gioco c’è un problema di dignità di lavoratori e lavoratrici».
Il leader M5S ha preso di mira anche Antonio Tajani, il vicepremier che martedì aveva definito il salario minimo una misura degna dell’Unione sovietica: «Ha parlato come fosse al bar. Sono frasi dette a vanvera: come si fa dire che noi non siamo in Unione sovietica, se ci sono 21 Paesi europei che adottano questa misura?». C’è anche il tempo per un scontro personale con Conte: Rizzetto lo accusa di non essersi finora mai presentato in commissione («Ci sarebbe piaciuto averla qui»), i 5 Stelle replicano rimproverandogli usare la presidenza per fini politici.
In realtà, dopo aver frenato sulla raccolta di firme evocata da Schlein, lo stesso Conte ammette che sono poche – se non nulle – le possibilità di approvare il salario minimo in questo Parlamento: «Se noi dovessimo valutare da un punto di vista politico la situazione direi che questa proposta di legge non ha un gran futuro se consideriamo le posizioni espresse». La linea 5 Stelle un po’ irrita il Pd, qualche democratico ammette: «La convivenza è faticosa. Sarebbe meglio evitare la competizione tra noi… Anche sul rinvio del voto loro avevano un’idea diversa».
Pubblicamente, però, il Pd incassa il risultato di avere guadagnato qualche giorno ancora. Dice Arturo Scotto: «Politicamente abbiamo segnato un colpo. Probabilmente vinceranno i falchi della maggioranza, ma intanto abbiamo guadagnato una settimana». E Marco Sarracino aggiunge: «La destra si intestardisce per fare dispetto a noi. Ma il dispetto lo fa ai lavoratori poveri».
Raccontano fonti dell’opposizione che durante l’ufficio di presidenza della commissione, ieri, il leghista Claudio Durigon, sottosegretario al Lavoro, abbia mostrato un atteggiamento più aperturista, arrivando addirittura ad ipotizzare il ritiro dell’emendamento soppressivo. Ipotesi alla quale nessuno crede davvero. Di sicuro, Rizzetto nega la lettura dei democratici, «nessun rinvio», assicura. «La proposta di andare a martedì prossimo era scritta in modo chiaro, ore prima, nello speech che avevo allestito per l’ufficio di presidenza». —