VADO LIGURE

Non si placano discussioni e polemiche sull’ipotesi di installare un impianto per la trasformazione del gas trasportato dalle navi. Le possibili opzioni per ospitare il rigassificatore, ventilate dal presidente della Regione Giovanni Toti, appena nominato commissario dal Governo, sono Multedo e Vado. Se a Genova i comitati sono già scesi in piazza, per l’ipotesi vadese è la coordinatrice provinciale del M5S, Stefania Scarone, a sollevare dubbi.
«Oltre alle questioni di rischio ambientale e di continua emergenza – spiega l’esponente del Movimento -, non se ne intravede alcun tipo di beneficio per i cittadini liguri. Il porto di Vado è già dotato di strutture di forte impatto ambientale, sia a mare che a terra, e una nuova struttura offshore dovrà disporre inevitabilmente di strutture a terra, che ancora di più intaseranno la delicata situazione esistente».
Ma c’è un altro aspetto sottolineato da Scarone: «L’obiettivo europeo è accelerare la diffusione delle energie rinnovabili nel contesto del piano RepowerEU dell’Unione Europea, che mira a raggiungere l’indipendenza dai combustibili fossili ed è diventato ancora più attuale a seguito dell’invasione dell’Ucraina da parte della Russia. Il target europeo sulle rinnovabili è del 42,5%, mentre l’Italia risulta ancora sotto il 20%». Lo stesso Toti aveva sottolineato che non vi sono ancora decisioni e che le polemiche sono fuori luogo in questa fase. Inoltre anche il sindaco di Vado, Monica Giuliano, aveva gettato acqua sul fuoco: «Mi sembra che l’ipotesi del rigassificatore sia un tema del tutto prematuro. Stiamo lavorando alla messa in sicurezza dei porti e abbiamo in cantiere diversi progetti che già occupano territorio e competenze». È ancora tutto da decidere, neppure è definito se l’impianto installato a Piombino, sulla nave “Golar Tundra” di Snam, resterà ormeggiato in porto o se verrà trasferito in mare aperto. —
g.v.